lunedì, 15 agosto 2005

Venezia segreta 2

Caro Luigi, eccomi qui!

Le vacanze per me si avviano alla fine (buon mare, come ti dicevo, in Trinacria) ed è ora di riprendere gli impegni del tempo ordinario. Tra cui, ovviamente, la nostra corrispondenza, indispensabile digestivo per tante giornate acidule.

Devo poi due risposte, una a Marco sulla Venezia segreta, e una a Schwarzwelf su Romano Amerio, che mi sono portato senza volere in spiaggia, ma che sarà bene rendere subito ai legittimi intelocutori.

Inizio proprio da qui, dalla risposta a Marco su Venezia, che però sarà in più puntate (speriamo che Marco capisca e pazienti. Tu sai che scrivo strappando coi denti minuti preziosi..).

Tutto è nato, mi pare, alcune settimane o mesi fa, quando dicevo che la storia di Venezia, come realtà anti-cattolica, è tanto criptica ed esoterica, quanto cruciale nell’epoca moderna. Imprescindibile per chi voglia capire qualcosa delle vicende dell’Europa post-medievale.

Purtroppo non c’è una bibliografia ufficiale a riguardo, come chiedeva Marco. E’ tutta da ricostruire, setacciando la storia della cultura italiana ed europea.

Da par mio butto lì solo alcuni spunti, anzi spuntini, molto diversi tra loro, ma che magari possono stuzzicare l’appetito.

Il primo spuntino è un libro chiave per capire il fascino, il mito che Venezia ha esercitato sulla nazione che più di tutte ne ha riprodotto la forma esteriore (di impero marittimo/finanziario), il modello di governo (rigidamente oligarchico), il tipo di “operatività” e di esercizio del potere (basato sul laoro delle élites culturali) e che è stata animata dallo stesso spiritus rector: l’ostilità radicale per il cattolicesimo romano. La nazione di cui parlo è ovviamente l’Inghilterra, mentre il libro è “The stones of Venice” di John Ruskin.

Un’opera straordinaria quella del pedofilo Ruskin (sì, John aveva questo vizietto, gli piacevano le fanciulle non ancora teens), che stregò uno scrittore come Proust e una generazione di neo-gotici British. Un’opera il cui inizio dice già tutto o quasi dell’autentica questione veneziana. Ruskin, infatti, nella prima pagina del suo testo traccia un percorso metastorico, o metapolitico, molto chiaro, che passa per tre punti: Tiro, Venezia e Londra. Tiro come capitale di quel mondo punico-cananeo nemico prima del popolo ebraico (vedi Antico testamento) e di Roma (vedi Annibale e Cartagine). Tiro come potenza marittimo-commerciale antesignana di due potenze che avrebbero continuato la sua missione anti-ebraica + anti-romana = anti-cattolica: appunto, Venezia e Londra.

Un altro spuntino può essere quello che Blondet cita di sfuggita negli “Adelphi della Dissoluzione”, da cui ha preso dati che ha riportato in alcuni articoli e in un capitolo di “Complotti II”. Non è un libro vero e proprio, ma un dattiloscritto, intitolato “The roots of the Trust”, firmato da Allen e Rachel Douglas, due esponenti dell’apparato di Lyndon LaRouche negli USA. E’ un lavoro corposo che fu fatto circolare alla fine degli anni ‘80 fra i servizi segreti italiani e in ambienti vaticani (il gruppo di LaRouche, che da noi viene presentato come una combriccola pittoresca, è in realtà espressione di una parte della comunità di intelligence americana). E’ una ricerca storica, fatta su documenti del fu KGB, sulla storia della Russia e in particolare delle vicende che dopo la rivoluzione d’Ottobre portarono alla nascita del cosiddetto trust di Djerzinsky, il futuro KGB.

Perché questo misterioso testo fu passato ai servizi italiani e a qualche alto prelato vaticano? Ma perché erano gli anni delle torbide operazioni di Gorbacev, esponente, diciamo così, di quella fazione antinazionalistica del regime russo, coordinata da precisi ambienti angloamericani, il cui fine non era il superamento del comunismo e la democratizzazione dell’Unione Sovietica – come veniva fatto credere dai media – quanto la disintegrazione della Russia e il saccheggio delle sue ricchezze, quello che sarebbe avvenuto durante l’era Eltsin per mano dei cosiddetti oligarchi. A chi, insomma, si commuoveva di fronte alla figura di Gorbacev comunista illuminato e buono, una fazione della comunità di intelligence USA – alleata, diciamo così, con la fazione anti-gorbaceviana dell’establishment sovietico – voleva far capire al Vaticano come Gorby fosse un wolf in sheep’s clothes. E come le sue aperture al cattolicesimo fossero strumentali all’ottenimento del favore dell’opinione pubblica europea, del suo appoggio in vista della progettata “liberalizzazione”  della Russia, ovvero del suo regresso socio-economico, se non del suo annichilimento (nessuno si è mai chiesto come mai Gorby, che in Russia è considerato niente meno che un bieco traditore della patria, è da sempre un fedele columnist del La Stampa di Kissinger?).

Storie un po’ intricate, certo. Fatto sta che il lavoro dei Douglas è ricco di informazioni inedite proprio sull’identità occulta di Venezia e sulle sue trame in funzione anti-cattolica, anche se limitatamente alle operazioni nel Mediterraneo orientale e nell’Europa dell’Est.

Un testo che non è certamente dei più facili da reperire. Ma chiedendo a qualche vecchio agente del Sisde magari salta fuori.

Il terzo spuntino riguarda una delle figure emblematiche della storia della Serenissima. Un gigante, la cui figura è rimasta curiosamente in ombra nella storiografia italiana dell’ultimo secolo: Fra Paolo Sarpi. Su di lui è uscito un libro eccellente – il migliore tra quelli a mia conoscenza sull’argomento – a firma di David Wootton: “Paolo Sarpi: Between Renaissance and Enlightenment”. E’ una lettura che apre gli occhi sul tema di cui stiamo discorrendo…

GdC

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Commenti
#1   16 Agosto 2005 - 08:42
 
Un inquisitore del 1300 nella "mia" Sicilia del 2005?!
Sebastiano Mallia
utente anonimo

#2   16 Agosto 2005 - 12:43
 
Certo, è dal 1300 che la Trinacria è terra di domenicani..

GdC
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#3   16 Agosto 2005 - 13:19
 
Un GdC del futuro scriverà di storici bolognesi di un successivo Concilio, tra modernismo e secolarizzazione ...
luigipuddu
utente anonimo

#4   16 Agosto 2005 - 19:23
 
probabile. Bravo il card. Ruini che ha ritirato fuori la figura di Sarpi per dare un giudizio sull'opera d Alberigo.

GdC
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#5   19 Agosto 2005 - 00:31
 
Sempre lucide le suggestioni sul "ventre molle dell'occidente".

Ringrazio anticipatamente per il post su Amerio, che attendo mit brennender Sorge

Schwarzwelf

Auguro un buon prosieguo di vacanze, ben sapendo che in fine cursus velocior
utente anonimo

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