sabato, 08 ottobre 2005

Cinema del corso e dei ricorsi

Caro Guido,

qua sotto ti dicevo che il cinema chiama per nome. Capirai. E' e rimane un trucchetto smorfioso. Confidenza da parrucchiere in franchising. Vale fin che te ne stai seduto.

La cosa però non è senza conseguenze. C'è un fio da pagare. Se si lascia in mano ai circensi l'arte del nominare e del chiamare, non può che uscirne Hollywood Babilonia. Poi arriva il pagano di turno che comanda il silenzio in sala, e ci fa pure la bella figura. Lo ricorda Franz von Lahn - che cita Hölderlin.

QUANDO ERO UN FANCIULLO

Quando ero un fanciullo
Mi salvava spesso un Dio
Dalle grida e dalla sferza degli uomini.
Allora giocavo sicuro e bene
Con i fiori del bosco,
E gli aliti del cielo
Giocavano con me.

E come tu rallegri
Il cuore delle piante
Se verso te tendono
Le delicate braccia
Così hai rallegrato il mio cuore
Padre Sole! e come Endimione
Ero il tuo amato,
Sacra Luna.

O voi tutti fedeli
E amichevoli Dei!

Sapeste
Come vi amava l'anima mia!

Certo allora non vi chiamavo
Col vostro nome, come voi
Non mi chiamavate
mai
Col nome che gli uomini si danno,
Come se si conoscessero.

Ma conoscevo voi meglio
Di quanto mai abbia conosciuto gli uomini:
Comprendevo il silenzio dell’etere,
non compresi mai le parole degli uomini.

Mi educò il suono armonioso

Del sussurrare del bosco

E tra i fiori

Imparai ad amare.

In braccio agli Dei diventai grande.

 

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