Caro Luigi,
Sempre nell’intervista al Principe sull’Espresso della settimana scorsa c’è un dettaglio degno di nota. Caracciolo, parlando dell’entourage di Adriano Olivetti, con cui lui e Scalfari erano in contatto, cita Guido Rossi, il temuto ras degli avvocati di Milano, già a capo della Consob, presentato quest’estate dai giornali come massimo esperto di scalate, opa e intrighi azionari vari. Insomma, l’avvocato di riferimento del vecchio giro di Cuccia e di quello che oggi viene definito il salotto buono della finanza italica. Un pezzo grosso.
Il riferimento a Olivetti è interessante perché ti spiega quali sono le referenze che hanno permesso a Rossi di arrivare dov’è arrivato. Nel senso che Olivetti – lo dicevamo mi pare anche l’anno scorso – era uno dei pescioloni che nuotavano nell’acquario iniziatico di Raffaele Mattioli. Un pesciolone con problemi pischici, qualcuno dice, ma comunque ricchissimo e disposto ad elargire quattrini per finanziare questa o quell’iniziativa, per promuovere questo o quel personaggio che gli veniva segnalato dall’Alto. Mi pare che sempre l’anno scorso dicessimo che una delle tappe che hanno portato alla nascita di Adelphi è stata la creazione di Comunità, l’editrice progettata dal duo Luciano Foà/Bobi Bazlen e pagata da Olivetti. E non è un caso se oggi nell’esclusivissimo catalogo adelphiano si trova un libercolo mal scritto, ridicolo – non lo avrebbe pubblicato Sonzogno, penso – dal titolo “Il ratto delle sabine”, a firma di Guido Rossi.
Tra l’altro il riferimento ad Olivetti = Mattioli Cuccia e finanza iniziatica angloamericana, dà degli spunti anche per capire meglio certe recenti faccende giudiziarie.
Il linciaggio, a comando, nei confronti di Fazio quest’estate, la perfetta gestione in tutta la faccenda della magistratura milanese – dalle indagini scattate d’imperio su Fiorani e la Bpi, alle intercettazioni ad hoc passate dai giudici alla grande stampa – l’appoggio indefesso ottenuto, nello sputo corale su Fazio, dalla stampa britannica, hanno avuto in Guido Rossi un attore importante, se non L’attore principale (Abn Amro l’ha scelto come avvocato). Guido Rossi che hasempre goduto non tanto delle competenze, come si usa dire, quanto del potere necessario per portare a termine certe operazioni.
Il ruolo che ha giocato in questa vicenda è poi del tutto simile a quello che giocò nella faccenda di Mani Pulite. Coincidenza su coincidenza: allora come oggi alla guida del Corriere della Sera c’era Paolino Mieli. Chissà quante cene fra i due, negli ultimi mesi.
GdC