Caro Guido,
non so se sabato scorso hai visto la diretta su Rai 1, con Benedetto XVI e i bambini della prima comunione. Magister nota che durante la trasmissione il telecronista è rimasto zitto: nessuno ha chiacchierato e commentato sopra le immagini ma, una volta tanto, hanno parlato i protagonisti.
Vero. Ma televisivamente parlando, non mi pare sia stata l'unica novità e neppure quella più importante.
Mi spiego. Preti e messe non mancano in televisione. Ce n'è per tutti. Bravi e meno bravi a usare lo schermo. E tutti, in video, seguono le leggi del video. Anche gli eventi che hanno segnato quest'anno, eventi irripetibili, sono apparsi e sono stati rappresentati dalla televisione secondo logiche leggibili da tutti. Se il vento muove delle pagine ci può essere chi vi legge lo Spirito Santo e chi una perturbazione meteo. Va bene tutto, la rappresentazione si offre a tutti.
Altro esempio: la trasmissione della S.Messa, la domenica mattina. Preponderante è il rito, fatto di gesti, di letture, discorsi, musiche. Anche il momento della consacrazione, quello più ostico, risulta comunque una sequenza di atti. Il mistero è rappresentazione. Chi non ne sa nulla e chi non ne vuole sapere può guardare la cosa come spettacolo. Può piacere o meno, ma questo vale per tutto.
Sabato scorso invece c'è stata un'altra cosa. C'è stata adorazione eucaristica: un prete che è pure papa in ginocchio, e poi la telecamera ferma sull'ostensorio.
E' stato un momento non leggibile dalla televisione; ha dovuto aspettare che finisse. In quel pezzo di pane c'era un'eccedenza che ha portato la televisione al non sense. Non è durato molto, poi hanno ripreso i canti, la coreografia, lo spettacolo. Ma in quel poco tempo, il flusso televisivo si è fermato. La televisione si è trovata davanti un segno non scalfibile, una presenza non assimilabile.
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