Caro Luigi,
sento diverse persone scandalizzate, schifate – una mi ha detto di avere provato conati di vomito – per le considerazioni autobiografiche e non espresse dall’Abbé Pierre. Il che è comprensibile.
La cosa che a me soprattutto fa riflettere, però, è la seguente. Che l’Abbé Pierre fosse al di fuori della fede cattolica, come ortodossia e ortoprassi, non era un grande mistero. Se uno fosse andato a chiedere lumi su di lui ad ambienti francesi seri, tipo la Comunità di San Martino (quella di cui abbiamo il link qui a destra), avrebbe ricevuto giudizi premonitori fin dagli anni ‘60. Il fatto è che l’Abbé Pierre, proprio per questo suo background eterodosso, fintamente pauperista e di sinistra ecclesiale, è stato trasformato dai media francesi in un’icona intoccabile. E negli altri Paesi, compreso l’Italia, è questa l’immagine che è passata, quella di un santo e di un profeta.
Ma avviene quasi sempre così, coi media. Per fare un esempio speculare: se oggi vai in Francia e parli con vescovi, preti diocesani (i pochi rimasti), cattolici che ciucciano quotidianamente Le Monde ecc. e chiedi qual è secondo loro una figura che nobilita la Chiesa italiana, che odora di santità e di profezia, ti sentirari fare un nome: Enzo Bianchi.
Lo so che la cosa fa ridere. Ma avresti un bel da dire che Enzo Bianchi e Bose stanno al monachesimo come l’Abbé Pierre ed Emmaus stanno al tronco francescano, o che tra i due “fondatori” ci sono molte similitudini: ti guarderebbero come un bestemmiatore. Esattamente come ti avrebbero guardato fino all’altro ieri in Italia, se tu avessi sostenuto che l’Abbé Pierre non era altro che uno dei tanti agenti patogeni della Chiesa post-conciliare e uno zozzone di piccolo cabotaggio.
Tra l’altro, a proposito di cose sporche, te ne segnalo un paio, che non mi pare i giornali abbiano ricordato. La prima è che a fondare “David et Jonathan”, associazione francese di cristiani omosessuali, è stato il Padre Péretti, già segretario dell’Abbé Pierre.
La seconda è che l’Abbé ha giocato sporco non soltanto in ambito ecclesiale. Il suo nome figura nei verbali della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sequestro Moro e ormai in tutte le indagini giornalistiche serie sull’argomento. Corrado Simioni, il misterioso “socialista” che Alberto Franceschini denuncia come il controllore delle prime Br e colui che riuscì a portare il comando di queste nelle mani di Mario Moretti, è stato (e forse è tuttora) un collaboratore dell’Abbé Pierre. Così come Innocenzo Salvoni, marito di Françoise Tuscher, segretaria del famigerato istituto di lingue parigino Hyperion (centro d’intelligence, che coordinò le vicende delle Br e non solo) e nipote dell'Abbé Pierre. Il 16 marzo del 1978 Salvoni venne riconosciuto da due testimoni come uno dei membri del commando brigatista che sequestrò Moro. l'Abbé si precipitò allora a Roma, nella sede democristiana di piazza del Gesù, per incontrare alcuni membri della segreteria scudocrociata. Il risultato di quella visita fu che il nome della nipote venne cancellato dalla lista dei brigatisti ricercati.
GdC