Caro Luigi,
altra sigaretta. Così rispondo a Porph. tramite te. Confermo pienamente quello che ha scritto Marco, a cui aggiungo un paio di cose.
Che il Racconto del Pellegrino stia a cuore a Calasso lo si evince anche dal fatto che l’edizione è stata curata personalmente dal Nostro ed è uno dei pochi libri, rispetto ai mille e passa del catalogo adelphiano, per cui l’Editore ha scritto di suo pugno non solo la quarta di copertina (come fa sempre), ma anche l’introduzione. Introduzione in cui si parla di un testo tenuto a lungo coperto dai gesuiti, perché, secondo le parole di colui che raccolse il racconto di Sant’Ignazio, padre Gonçalves da Câmara , “è cosa imperfetta” e “non è giusto che turbi la fede in ciò che si viene scrivendo con maggior compiutezza”.
A Calasso certi particolari imperfetti e corruschi, assenti da un testo come gli Esercizi Spirituali, interessano molto. Trasmettono, nella sua ottica, l’idea di una “storia tortuosa e virulenta”, “non adattabile in alcun modo ai canoni dell’agiografia”.
Un esempio? L’episodio dell’incontro tra Ignazio, diretto a Montserrat poco dopo la conversione, e un moro. Cito:
“Dunque, mentre [il Pellegrino] andava per la sua strada, lo raggiunse un moro, che cavalcava un mulo; e discorrendo vennero a parlare di Nostra Signora; e il moro disse che sì gli sembrava che la Vergine avesse concepito senza uomo; ma che avesse partorito restando vergine, non poteva crederlo e, a prova di ciò, dava le cause naturali che gli si offrivano. Il Pellegrino non poté smuoverlo da quella opinione, per quante ragioni adducesse. E così il moro proseguì per la sua strada con tanta fretta che il Pellegrino lo perse di vista, restando a pensare a quel che era successo con il moro. Gli sopravvennero allora degli impulsi che portavano lo scontento nella sua anima, sembrandogli di non aver fatto il suo dovere, e suscitavano anche il suo sdegno contro il moro, sembrandogli di aver fatto male a consentire che un moro dicesse quelle cose di Nostra Signora, e di essere obbligato a difendere il suo onore. E così lo prendevano desideri di andare in cerca del moro e di pugnalarlo per quel che aveva detto: e perseverando molto nella lotta di quei desideri, alla fine restò in dubbio, senza sapere che cosa fosse tenuto a fare. Il moro, che lo precedeva, gli aveva detto che andava in un luogo un poco più avanti sulla sua stessa strada, molto vicino alla via maestra, ma che la via maestra non attraversava.
E allora, stanco di esaminare che cosa fosse bene di fare, non trovando cosa certa a cui risolversi, decise così, cioè che avrebbe lasciato andare la mula e briglia sciolta fino al punto in cui si dividevano le strade; e se la mula avesse preso la strada del villaggio, sarebbe andato in cerca del moro e lo avrebbe pugnalato; e se non fosse andata verso il villaggio, ma avesse preso la strada maestra, lo avrebbe lasciato stare”.
Lo Spirito Santo pensò di indirizzare bene la mula...
Il resto alla prossima sigaretta.
GdC