Caro Guido, il monastero mi piace. Un po' ikea, è vero. Ma non mi pare si riduca alla linearità economica delle forme. Un po' moma, ma non mi pare si riduca a spazi ricavati per sottrazione per favorire indifferenziati cambi d'esposizione.
Qui c'è il Gloria da intonare e bisogna dare conto della sovrabbondanza di grazia, dello spreco che comportò l'unico e definitivo Sacrificio.
C'è il lavoro dei monaci. E' quindi un luogo che viene scalfito. Quotidianamente, da quelle linee rigorose qualcosa eccede. Perchè quei monaci producono bellezza. Ed è una bellezza che non si accontenta di affermare la propria presenza (o meno); e allo stesso tempo che non ha la presunzione di essere quella che salva. Ma segno e promessa di qualcuno che salva.
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