venerdì, 30 dicembre 2005

La vita si è fatta visibile

Caro Guido,

Stefano Borselli, nei commenti, ci fa gli auguri e mette una serie di link interessanti sull'architettura. Devo dire che mentre scrivevo il post qui sotto pensavo proprio a quanto avevo letto su Il Covile sulle grazie in tipografia: non sono accessori, ma in un certo senso permettono una maggiore efficacia, "misurabile" in leggibilità.

Per quello auspico che la sobrietà, il decoro (in entrambi i suoi sensi) non siano determinati dalla linea più breve perché più economica o dallo spazio più vuoto perché più versatile e indifferente al contenuto, ma piuttosto che la sobrietà (fosse anche quella data dalla linea più breve) sia determinata dall'essere soglia al lavoro dei monaci e quindi alla scalfitura della Grazia.

Altrimenti, certo, abbiamo quella tendenza iconoclasta che è in primo luogo il render vana l'incarnazione, e con questa la realtà efficace dei sacramenti.

L'immagine nella misura in cui rende testimonianza che la vita si è fatta visibile (1Giov. 1,2) e rende possibile l'annuncio e l'incontro ha una forte analogia con i sacramenti. L'analogia si fonda proprio sulla loro presenza, forza, efficacia.

Aggiungo, che è importante, che la testimonianza deve essere gioiosa: Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia perfetta (1 Giov. 1,4). Altrimenti tanto vale rastrellare il giardinetto zen.

Post natalizio per augurare buon anno a te e a tutti gli amici.
Luigi

Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)

Commenti
#1   04 Gennaio 2006 - 16:17
 
Il Bambino rilucente, la visibilità della Madonna, la cavalcata dei re Magi guidati da una stella: ancora “immagini” ?
A differenza dell'arcaico deserto iconoclasta in cui sono nati il Corano e l'Islam come “ una ghiacciaia spirituale dove si conserva in eterno, pura da ogni contatto ma anche da ogni miglioramento, l' Idea dell'unità divina” ( Lawrence d'Arabia), l' immagine rende testimonianza che “la vita si è fatta visibile” (1Giov. 1,2) ed evidenzia la modernità del cattolicesimo.

Non a caso McLuhan, il profeta della modernità tecnologica , diceva di ritrovare nel cattolicesimo il paradigma della sua scoperta più importante: «il mezzo è il messaggio». E la spiegava così: gli uomini non possono cogliere il "messaggio" se lo separano dalle sue manifestazioni concrete, a cominciare dai dogmi, dai riti, dalla capacità tutta cattolica di amare le cose concrete e le immagini. «La fede è un tipo di percezione, un senso come la vista, l’udito o il tatto ed è tanto reale e concreta quanto i sensi».( Marshall McLuhan, La luce e il mezzo, editore Armando).

Qui McLuhan riprende e quasi riecheggia certamente Sant'Agostino, allorché questi nel De vera religione, nel sottolineare il momento sorgivo della fede, come frutto della benefica azione ( beneficentia) dell'autorità, scrive anche che immerso nelle cose del mondo, l'uomo può essere chiamato alla salvezza solo da qualcosa che possa essere visto, udito, percepito sensibilmente.

Proprio allorché le forme corporee allontanano gli uomini dalla verità, una forma sensibile ( e riflessiva, aggiungerei) può di nuovo avvicinarli ad essa, giacché “nel punto ove è caduto, lì ciascuno deve appoggiarsi per rialzarsi”. ( Vera rel, XXIV, 45).

Forse potrei sviluppare questo tema della caduta e della ripresa di un corpo attraverso le immagini e i sensi in un post in preparazione, dal titolo “Via Lattea”, scritto in occasione dell'Epifania di N.S.G.C. Un augurio di buon anno nuovo.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente giannidemartino

Commenti