sabato, 31 dicembre 2005

Certosini al cinema

Luigi,

concordo con le tue belle osservazioni sul monastero trappista (non semplicemente “cistercense”, come giustamente mi fa notare Bernardo di Chiaravalle, che di queste cose, visto il nome, s'intende assai). 

Rilancio quindi con i certosini.

E’ nei cinema tedeschi in questi giorni l’ultimo lavoro di Philip Groening, “Die Grosse Stille”, “Il Grande Silenzio”, presentato all’ultimo festival di Venezia nella sezione “Orizzonti”. E’ ambientato nella Grande Chartreuse di Grenoble. Di che si tratta?

Quindici monaci che vivono in clausura senza mai parlare: l'unico suono è la campana che ogni due ore li chiama alla preghiera, l'unica voce è l'unisono del canto gregoriano. Intorno i dirupi, i boschi, l'orto. In questo romitaggio da mille anni sempre uguale è entrato – con la sua telecamera – il regista tedesco Philip Groening. L'aveva chiesto nel 1984, gli hanno risposto nel 2002 con un biglietto: ‘Sì, ora siamo pronti’. Per sei mesi ha vissuto come un monaco, si è alzato la notte ogni tre ore per la preghiera, ha spaccato la legna, sarchiato la terra, pulito verdure, pregato, filmato. Aveva 120 ore di materiale, dopo il montaggio ne sono rimaste quasi tre: un tempo lunghissimo, per un film. Soprattutto se non c'è azione né parola”.

Pare stia avendo un inatteso successo al botteghino. Anche qui, il sito è tutto da visitare. E il film da vedere.

GdC

PS= Buon anno, ovviamente.

Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)

Commenti
#1   02 Gennaio 2006 - 10:04
 
Sì, la Certosa è bergmaniana, anzi lo è misticamente, cioè ben oltre lo stesso Bergman. Per tacere degli scritti - magnifici - dei grandi certosini: Lanspergio, Dionigi, e più recentemente F. Pollien e A. Guillerand.
Io ho avuto il privilegio di vivere tra i certosini (che, per antica consuetudine anacoretica, non accolgono ospiti in monastero, contrariamente a ciò che prescrive la Regola benedettina) e sono un innamorato di Bruno da Colonia, il loro fondatore, nel quale ritrovo parte del mio percorso: dottore a Reims, militante nella buona battaglia per il rinnovamento spirituale della Chiesa e, infine, contemplativo, erede diretto in occidente della grande tradizione monastica orientale, di Basilio, Antonio, Pacomio, Giovanni Cassiano.
I certosini parlano poco (a parte il canto, che è in latino e in un gregoriano meno melismatico di quello benedettino, parlano tra loro una volta a settimana, in occasione della riunione capitolare, e poi durante le quattro ore dello spaziamento, una passeggiata fuori dal monastero che si tiene generalmente ogni lunedì pomeriggio) ma comunicano molto: nel cuore di Dio scoprono l'amore che tutto unifica e questo fa della preghiera il loro linguaggio e rende comunione la loro clausura (i padri - a differenza dei fratelli conversi - vivono in celle separate con un piccolo giardino e una dolce loggia dalla quale lo sguardo si spinge lontano, finché lo consente il sentimento dell'orizzonte possibile, prima di perdersi nella consapevolezza dell'infinito, in cui i ricordi, la vita passata, gli affetti mondani - anche i più sacri - e in definitiva tutto ciò che si è abbandonato per sempre, dileguano incessantemente - e qui è la Croce - dinanzi alla maestà del Solo necessario).
In certosa ci si corica presto, intorno alle 19,30 dopo Compieta (che i monaci recitano da soli in cella, come tutte le ore minori e l'antico Ufficio della Beata Vergine Maria), per destarsi alle 23,30: l'Ufficio notturno, che comprende Mattutino e Lodi, è un momento indimenticabile, preghiera autentica, intima e al tempo stesso condivisa, che dura due o tre ore (il sabato). Al termine, tornando a dormire fino alle 5,30, si ha la certezza contemplativa di addormentarsi in Dio, nel mistero di quella fanciullezza dello spirito predicata da Gesù come chiave privilegiata del Regno dei Cieli.
La Certosa è davvero una gemma che adorna la Chiesa, Sposa di Cristo.

Bernardo

p.s. nello spirito di questo post mi permetto di segnalare ai vostri lettori un libro uscito recentemente, dal taglio molto divulgativo ma adatto a chiunque volesse accostarsi da neofita al mistero della Certosa: Enzo Romeo, "I solitari di Dio", Rubettino-RAI/Eri ed. (scritto dal vaticanista del TG2 dopo aver vissuto una settimana coi certosini di Serra San Bruno e accompagnato da un bel DVD di circa 40' sulla vita quotidiana di quei monaci).
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente claraevallensis

#2   02 Gennaio 2006 - 12:18
 
Grazie! Molto interessante.
GdC
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente wXre

Commenti