giovedì, 19 gennaio 2006

Illusione dei sensi(sti)

Guido, il papa ha parlato di farmaci che nascondono la gravità dell'aborto.

Così c'è subito chi è saltato su sostenendo che la Chiesa vuole che le donne soffrano sotto i ferri.

La reazione più immediata è stata quella di legare gravità e sofferenza, e risolvere l'emergere della gravità nella dimensione della sofferenza. Non capisco questo scivolamento se non nell'inseguimento di un'illusione: tolta la sofferenza, tolta la gravità.

ld

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Commenti
#1   20 Gennaio 2006 - 07:56
 
Oltre che di rimozione della sofferenza, parlerei anche di rimozione della visione, e quindi della consapevolezza, del male: niente più scioccanti immagini di feti dilaniati, ma una semplice -ed invisibile- "reazione chimica". E' una delle cose che rende più "insopportabile" la Chiesa: metterti sempre nelle condizioni di sapere se quello che stai facendo è peccato o no.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente sebastianomallia

#2   20 Gennaio 2006 - 09:39
 
che poi la ru486 ha una dinamica ancora più dilaniante. ma la presentano come alleggerimento.

che poi, fenomenologicamente, il peccato si presenta sempre come alleggerimento per poi rivelarsi una batosta. già qui, adesso, intendo fenomenologicamente, non dopo nell'aldilà.
ld
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#3   20 Gennaio 2006 - 11:35
 
Nel trittico di Hyeronimus Bosch, c'è un dipinto intitolato "Il giardino delle delizie". Qui, i sette peccati capitali - più qualcun altro non rubricato - vengono commessi in un' edenica atmosfera di serenità, letizia, pacatezza, gioia.
Guardi, ti stupisci, e ti chiedi: ci sarà qualche influsso cataro, cabalistico, gnostico? Qualche secondo significato, qualche allusione esoterica, qualche paradosso?
Poi guardi l'altro dipinto, intitolato "Inferno". Guardi meglio, confronti, e in un batter d'occhio capisci: Il "Giardino delle delizie" è l' "Inferno", l' "Inferno" è il "Giardino delle delizie".
Dov'è la differenza? Nella percezione. Nel "Giardino delle delizie" lo spettatore, e gli esseri umani rappresentati, non vedono la malvagità, la sofferenza, l'orrore, la bruttura. Nell' "Inferno", sì.
Questa è anche la differenza che passa fra i massacri amministrativi commessi dalle potenze totalitarie (nazismo, fascismo) : Auschwitz, Kolyma; e i massacri amministrativi commessi dalle potenze democratiche: Hiroshima, aborto legale.
Cordialmente, RB
utente anonimo

#4   20 Gennaio 2006 - 11:47
 
Mi sto interrogando esattamente sulla stessa cosa, ma purtroppo non riesco a trovare una lettura alternativa di quella frase, e questo mi dispiace.

E' innegabile che il fine ultimo della RU486 è rendere l'aborto "indolore".
DI CONSEGUENZA si nascondono gli aspetti dell'aborto così come lo conosciamo.

Ma quindi, scagliarsi contro queste tecniche diventa automaticamente opporsi a chi vuole diminuire le sofferenze fisiche (e forse anche psicologiche... forse...) di una scelta attualmente legale, che piaccia o no.

Non bastava dire: "i ricorso alla RU486 realizza a tutti gli effetti un aborto, attenzione, e per la Chiesa Cattolica l'aborto è un omicidio"?

Gli effetti sulla salute della donna sono argomenti assolutamente fuori luogo, in questo senso.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente piergap

#5   20 Gennaio 2006 - 12:08
 
La pillola RU486 e` una pillola rivoluzionaria,nel senso che,le rivoluzioni non liberano l`uomo, ma lo rendono solo.Abortirai in solitudine!
utente anonimo

#6   20 Gennaio 2006 - 12:54
 
Quindi siamo d'accordo: la sofferenza la si può e la si deve togliere? (Oppure no, perché la sofferenza la si può e la si deve togliere, a meno che togliendola non si tolga pure la gravità?)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Azioneparallela

#7   20 Gennaio 2006 - 18:03
 
Caro Massimo,
forse che se all'aborto aggiungo una botta in testa rendo onore alla gravità? Certo che no, non si tratta quindi di far soffrire sotto i ferri per salvaguardare la gravità.

Ok. Togliamo la sofferenza. E andiamo fino in fondo. Ipotizziamo una pillola che basta prenderla ed è fatta. Niente sangue, niente dolore. Abbiamo tolto la sofferenza? Abbiamo solo tolto il tenaglione.

E' già qsa, dirai, e nessuno può dire che la madre non ne senta cmq la gravità. Abbiamo tolto la sofferenza e lasciato la possibilità alla gravità. Ammazza, abbiamo salvato capra e cavolo!

Ma poi, questa gravità è giusto tenerla? o dobbiamo lavorare per togliere anche quella? Perché come faccio a distinguere nella sofferenza? Non inficia in qualche modo il tentativo di eliminare la sofferenza?

Come è giusto eliminare la sofferenza, forse che non è giusto abortire senza sapere di abortire? E anche se lo sapessi, ne devo per forza sentire la gravità? E basta l'atto di nientificare una creatura in grembo per essere grave?

Mi pare, Massimo, che per "potere e dover togliere la sofferenza" bisogna agire come se il feto non fosse mai stato. O, se è stato, il feto è niente. Ecco mi pare che qualcosa qui venga nascosto.


Spero di aver risposto anche a piergap.

Chi ha provato la Ru486 dice proprio così: dilaniante e pure in solitudine.

Grazie Roberto B. per il bel esempio, mi torna molto utile!

ld
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#8   21 Gennaio 2006 - 10:25
 
A mio avviso, la stella polare o cometa che dobbiamo osservare in questo genere di casi è: quale genere di vita si ritiene degna di esser vissuta?
Nelle società tradizionali, si ritiene degna di esser vissuta la vita iscrivibile in un modello etico (sacerdote, guerriero, artigiano, contadino). Che obbedisca insomma al dharma. La vita in quanto puro bios non viene presa in considerazione (riguarda gli animali, gli schiavi, i fuoricasta).
Una delle maggiori novità del cristianesimo fu proprio l'affermazone della eguale dignità spirituale (potenziale) di tutte le creature umane, schiavi e fuoricasta compresi.
Per noi?
Per noi, direi che l'unica vita che valga la pena di essere vissuta è la vita il cui proprietario [sic] è in condizione di perseguire il proprio desiderio individuale esprimibile in consumo (materiale e immateriale).
Questo corrisponde con precisione alla promessa fondamentale (e dunque alla legittimazione) delle società opulente: il perseguimento, tendenzialmente illimitato, del desiderio individuale esprimibile in consumi, che trova un limite esclusivamente nei diritti del desiderio individuale altrui.
Chi non sia in grado di esprimere il proprio desiderio individuale nel linguaggio dei consumi (e quindi del denaro) è tendenzialmente escluso dalla cittadinanza politica e non gode di piena dignità spirituale. In sintesi, ciò che conferisce piena dignità alla vita umana è il possesso del denaro e/o del capitale materiale e immateriale delle propria persona individuale, valorizzabile sui vari mercati: quello economico nel senso stretto, e quelli economici in senso lato, quali il mercato degli scambi affettivi e sessuali, delle idee, etc. La vita di chi non risponda a questi requisiti è puro bios, e pertanto escluso dalla piena umanità (se non potenziale: anche lui, in certe condizioni e a prezzo di certe trasformazioni, può accedere al denaro).
Ecco perchè, dopo l'aborto legale, all'ordine del giorno ci sono eutanasia ed eugenetica; e presto (faccio una scommessa) entreranno nel discorso pubblico proposte di legare i diritti politici al possesso di denaro: come nel diritto societario, dove si dispone di un numero di voti proporzionale al numero delle azioni possedute.
Già oggi un premio Nobel per l'economia ha sostenuto che non è giusto privare i poveri del diritto di vendere i propri organi sul libero mercato, perchè gli si impedisce di sfruttare l'unico capitale di cui dispngano (non sto scherzando: è vero; non ho la citazione a portata di mano, ma se qualcuno non ci crede posso cercarla).
Il progetto politico della potenza egemone di esportare la democrazia nel mondo risponde a questo criterio e segue questa stella cometa (chi ci sia sotto, lascio a voi indovinare).
E' il progetto di esportare questo tipo antropologico mediante una campagna mondiale di conversioni, attuato con la persuasione e/o con la forza. (Nella stessa Italia, destra e sinistra all'unanimità lo appoggiano, divergendo solo in merito al dosaggio percentuale della forza).
In breve: oggi la potenza egemone si trova nella situazione in cui si sarebbe trovato Carlo V se una tempesta non avesse affondato l'Invincible Armada, e gli fosse riuscita l'invasione dell'Inghilterra. Carlo avrebbe certo intrapreso un programma di evangelizzazione mondiale, con tutti i mezzi a disposizione, perchè si sarebbe trovato senza rivali dello stesso ordine di grandezza. Come sarebbe andata naturalmente non lo so, ma credo che avrebbe cominciato a incontrare ostacoli seri solo quando fosse arrivato a tu per tu con la Cina e il Giappone. Oggi, gli USA si trovano nella medesima situazione di egemonia mondiale, e perseguono una campagna di evangelizzazione dello stesso genere: solo, il vangelo è diverso.
Cordialmente, RB
utente anonimo

#9   21 Gennaio 2006 - 10:55
 
Maiali americani, colpa loro anche la Ru486, è evidente che Papa Ratzinger voleva dire questo... (!!!)
Friedrich
P.S. Sto andando a Messa, non mancherà una prece per la sanità mentale dei cattolici.
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#10   22 Gennaio 2006 - 23:07
 
anche se ammetto che non ho proprio capito tutto il commento #7, l'alternativa qual è: che ci rassegnamo ad evitare di alleviare una sofferenza fisica seppur abbiamo i mezzi per farlo? (dato per assodato che la RU486 sia innoqua... anche se non lo è)

Paolo
utente anonimo

#11   22 Gennaio 2006 - 23:35
 
Per assurdo: il feto ci guadagna qsa se la donna soffre? No. Quindi, ok a quanto evita sofferenza. Il fatto è che non siamo nell'800. Il problema dell'aborto non è la sofferenza fisica! (Lo è tutt'al più con la ru486: dolori e sangue senza anestesia, cosciente e in solitudine).
Allora di quale sofferenza parliamo? la sofferenza che nasce dalla consapevolezza di uccidere.

La promessa che sta passando è di abortire passando il weekend sugli sci. Questo fu il claim della campagna della ru486. Ovvero abortire senza sapere di abortire. O meglio: che avvenga qsa senza che avvenga nulla. Queste sono follie e illusioni.

Quindi se il problema dell'aborto è la sofferenza, c'è solo un modo per eliminarla: non abortire.
ld
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