Caro Luigi,
abbiamo parlato dei gesuiti. Ma c’è un’altra famiglia religiosa che cela un “mistero” e su cui varrebbe la pena riflettere un po’: la famiglia francescana.
So che recentemente sei stato ad Assisi, città che anch’io ho visitato tante volte, l’ultima un paio di anni fa. Probabilmente sei stato in quel luogo magico che è la cripta della basilica di San Francesco, con la tomba del Santo e attorno quella dei suoi primi compagni. Io ogni volta che vado ad Assisi non manco di visitarla, fermandomi qualche minuto a pregare. E ogni volta mi sale al cuore una sorta di stupore, per qualcosa che è davvero poco spiegabile dal punto di vista umano.
Francesco è stato un uomo semplicissimo (carismatico, ma di figure carismatiche ce ne sono state un’infinità nella storia della Chiesa). Senza particolare cultura. Morto a poco più di quarant’anni d’età. Avendo quindi operato, dal momento della sua conversione, per un periodo di tempo brevissimo, soprattutto se si pensa alla lentezza della vita nel ‘200: vent’anni circa (ma neanche, se si tolgono il suo pellegrinaggio in terra Santa e i lunghi periodi di eremitaggio). Un uomo che non ha fatto cose sbalorditive agli occhi del mondo (pure l’ordine dei minori sembra sia nato senza che lui lo volesse più di tanto). Che ci ha lasciato, come documenti, poche paginette. Un uomo di cui, in fondo, sappiamo poche cose storicamente certe.
Ebbene, lasciamo pure da parte il passato, quello che i francescani hanno realizzato, il loro essere stati la più grande fucina di santi della storia, ecc. Guardiamo al presente: a 800 anni di distanza (!) dalla misteriosa esperienza mistica di Francesco, i suoi figli spirituali costituiscono ancora la più grande, ramificata e diffusa famiglia religiosa della Chiesa cattolica, se si sommano frati minori, cappuccini, conventuali, suore delle più svariate congregazioni tra clarisse e francescane, missionarie e contemplative.
E’ vero che pure loro hanno vissuto e vivono tutta la confusione, lo sbandamento e l’inaridimento del tempo post-conciliare.
Ma, a differenza di altre realtà, tra loro continua un fenomeno che è ormai una costante da otto secoli. Il fatto che i singoli rami del francescanesimo si possono rinsecchire e venire eventualmente potati, ma la pianta continua a germogliare. Un po’ come le eterne sequoie di Yellowstone.
Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Però uno in particolare merita di essere segnalato, non foss’altro perché sta facendo parlare di sé negli Stati Uniti.
Si tratta dei francescani del rinnovamento, nati nel 1987 a New York da otto frati cappuccini che desideravano “lavorare ad una riforma personale e comunitaria nella Chiesa Cattolica” (anche se fra gli otto il vero leader era ed è Fr. Benedict Groeschel, frate psicologo).
Un giornalista francese, Luc Adrian, ha scritto su di loro un libro uscito anche dalla San Paolo: “Dio nel Bronx”, essendo il Bronx la loro Assisi, da dove sono partiti, assieme al ramo femminile di suore. Come sono questi novelli figli di san Francesco? Eco-progressisti, tutti dialogo pace e amore à la Nichi Vendola? No. Sono ortodossi nella dottrina, radicali nello stile di vita, votati all’apostolato e all’evangelizzazione senza timori reverenziali.
Il che – “ovviamente” direbbe l’amico Bernardo – sta regalando loro vocazioni e frutti spirituali in nove Paesi.
GdC