martedì, 14 febbraio 2006

Come se fosse

Caro Guido,

se tutti riconoscono che è un dramma, perché non cercare di evitare il dramma? Perché non cercare altre soluzioni?

Non tutte le donne sanno che possono non riconoscere il figlio. Non riconoscere non è facile, ci mancherebbe. Ma come opzione mi sembra il male minore rispetto all'annientare chi andrebbe riconosciuto.

Certo, c'è il giudizio della società. Si può far finta che non ci sia stato nulla. In effetti è più facile. Complicato, invece, è andare al lavoro col pancione e poi dire che non si è riconosciuto il figlio. Vuoi mettere quello che direbbe la gente. Meglio annientare. Guadagnare nove mesi e fare come se non ci fosse mai stato nulla.

Si sono fatte campagne per l'uso degli anticoncezionali. Ma, quando capita, quando ormai la creatura c'è, che si fa?

Perché non fare un campagna di comunicazione, un lavoro di sensibilizzazione, affinché la donna (o la coppia) che decide di portare avanti una gravidanza non si senta criminalizzata se poi non riconosce il figlio. Dopotutto una vita salvata può essere la gioia di un'altra famiglia.

Chi si può opporre a una campagna del genere?

ld

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Commenti
#1   14 Febbraio 2006 - 18:52
 
Per la campagna di comunicazione ed il lavoro di sensibilizzazione siamo pronti.

Stefania Saracino, Ufficio stampa, Laboratorio per la polis

www.laboratorioperlapolis.it
utente anonimo

#2   15 Febbraio 2006 - 11:51
 
Ottimo saremmo già in "due".
L'argomento merita di essere portato avanti concretamente.

Che faccio, inizio a ragionarci in termini di comunicazione?

Luigi
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#3   16 Febbraio 2006 - 12:49
 
La tua osservazione mi sembra giusta e sensata. Tuttavia mi chiedo: se è sbagliato considerare come fisse le risorse disponibili, devo supporre per principio che sia sempre possibile sfamare tutto? E anche se supponessi per principio questo (oppure considerassi semplicemente preferibile - più morale, per es. - assumere questo principio invece di quello contrario, per le conseguenze che l'uno e l'altro comportano nelle politiche sulla natalità) non credi che si possano dare effettivamente punti di crisi? Voglio dire: se l'uomo non avesse inventato l'agricultura. Ora noi sappiamo che 'ha fatto in tempo, e che per farlo aveva molto tempo. Non credi però (o non temi) che questa fnestra temporale si vada riducendo?
ciao
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Azioneparallela

#4   16 Febbraio 2006 - 15:43
 
Massimo, se ho ben capito tu paventi quello che già Malthus diceva: crescita geometrica della popolazione contro quella lineare della produttività alimentare. E in effetti è un rischio. Certo. Ma non perché ci sia l'insostenibilità della crescita. Possiamo fare la fine di qualsiasi specie animale (che ha un limite dato dall'habitat e non ha la capacità di rivoluzionarlo) se ragioniamo come animali e facciamo scelte come animali.
Il tempo e la crescita geometrica non mi pare un limite di per sè. Basta ragionare e scegliere da uomini. Qui mi pare sia possibile solo fare esempi: guarda ai passi avanti fatti in pochissimi anni col progetto Apollo. Guarda alla miseria a cui è ridotta la ricerca spaziale adesso. Siamo fermi, stiamo pagando ragionamenti e scelte fatte negli ultimi trent'anni (dalla fine di Bretton Woods ad essere precisi), stiamo pagando un'idea di intervento (o meno) dello Stato (sono un dirigista convinto) e probabilmente una qualche idea di uomo che non offre tanti frutti.

Mi pare quindi che il tempo si avvicina non deterministicamente (ovvero maltusianamente), ma perché permettiamo che si avvicini.
Mi pare che una visione agostiniana spieghi di più.
ld
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