Caro Guido, nel post qui sotto mi chiedevo: chi può essere contrario?
Solo chi pensa che uno di meno è meglio. Che la torta è poca e siamo in troppi. Che incombe la bomba demografica. In breve, i malthusiani.
Malthusiano è il principio ispiratore di tutta la cultura radicale. Basta ascoltare le lezioncine radiofoniche di Luigi De Marchi. O leggere l’ultima sparata di Marco Pannella. Patetica nell'appello, ma utile per capire. Da bravo marcionita ce l’ha con chi si moltiplica bestialmente. Cultore della sodomia non per nulla, se la prende con gli aiuti alla famiglia. Con le sovvenzioni, con le detassazioni alle famiglie numerose. Auspica invece “una politica demografica di rientro dolce”. Prima che ci tocchi fare, dice lui, come i nazisti e i cinesi.
Sai cosa significa rientro dolce? E’ uno slogan. E completo suona così: “per un rientro dolce a due miliardi di persone”. Chi lo ha pensato veramente, come Bertrand Russell, sa che l’unico mezzo che funziona è una qualche peste nera ogni generazione. Quindi, o sono degli sprovveduti o fregano.
Il fatto, poi, è che proprio il ritorno, in tempi apprezzabili, a un terzo della popolazione attuale sarebbe il vero shock ecologico.
Il malthusiano ti mette sempre di fronte alla catastrofe. Il sofisma è nel concetto di risorse. Queste sarebbero fisse ed esauribili. La verità è che non sono fisse e quindi non sono esauribili. Se Pannella e Aurelio Peccei fossero vissuti al tempo dei “cacciatori e raccoglitori” avrebbero gridato che erano troppi già allora. Perché caccia e bacche permettevano la sopravvivenza ad un numero limitato di persone per chilometro quadrato. Il fatto è che poi l’uomo spostò il limite dato dalle risorse esistenti scoprendo l’agricoltura. Questa a sua volta ha un limite, ma non è il limite.
Quello che manca quindi ai malthusiani è innanzitutto una nozione adeguata di uomo: non riescono a spiegare la sua capacità creativa, la capacità di spostare il limite, quello che la tradizione biblica chiama “imago dei”. I malthusiani si rifanno piuttosto alla tradizione fenicia. Alla cultura mercantile, finanziaria e fisiocratica, che al massimo riesce a concepire la magia usuraia di creare soldi dai soldi. E, come i fenici, pensano che per vivere bisogna sacrificare i più deboli.
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