Luigi,
anche la musica rock ha il suo Coscioni: si chiama Jason Becker, è americano, ed è ormai una leggenda per i cultori della chitarra elettrica.
Nato nel 1970, a 16 anni era già considerato un fenomeno. Venne scoperto dal più noto talent scout del settore, Mike Varney, che lo mise al fianco di un altro teenager fuoriclasse, il chitarrista hawaiano Marty Friedman (diventato poi famoso con un gruppo spazzatura, i Megadeth, che non ha reso molto giustizia alla sua classe, vedasi gli ottimi album che ha poi realizzato da solista).
Tra l’87 e l’88 (a 18 anni!) Jason Becker incise due dischi con l’amico Friedman e uno da solo, Perpetual burn, tutti e tre delle piccole perle del virtuosismo con la sei corde. Nel 1990 David Lee Roth, dopo aver lavorato con chitarristi come Eddie Van Halen e Steve Vai – cioè il massimo allora in circolazione – lo volle al suo fianco per un nuovo album.
A vent’anni Jason era entrato nell’olimpo della chitarra elettrica.
Fu però durante le prove per il tour con David Lee Roth che il novello Paganini iniziò a sentire un insolito affatticamento alla gambe e alla mani. In breve gli venne diagnosticato il morbo di Lou Gehrig, o sclerosi laterale amiotrofica, la stessa di Luca Coscioni.
Una carriera finita e una vita pietrificata.
Oggi Jason Becker vive con la sua famiglia in California, immobile proprio come era Coscioni, ma in una condizione che pare essersi stabilizzata dal 1997. Ha un sito (questo) dove tiene aggiornati i suoi fan sulle sue condizioni e dove continua a dispensare consigli di tecnica chitarristica.
Non risulta che sia diventato pannelliano.
GdC