Ho messo qui a lato un banner (ho cercato di adattare alla meglio un'idea di Rubytuesday). Partendo dal caso emblematico dell'opera di Wallinger nel Duomo di Milano, è un invito a interrogarsi sull'arte cristiana. E se l'invito verrà raccolto da qualche altro blogger, magari sarà possibile far tornare all'opera e sull'opera i diretti responsabili. Chi vuole può prendere da qui quello che gli pare (se aggiunge di suo, meglio ancora). Intanto, ringrazio Stefano Borselli che ha citato l'intero post nella newsletter de' Il Covile.
Aggiungo solo che sulla Via Dolorosa ho trovato questo giudizio autorevole di padre Andrea dell'Asta, gesuita e direttore della Galleria San Fedele di Milano: "Le scene della sua vita ci sono consegnate da una comunità di credenti. Non certo per negare un racconto, ma al contrario perché possiamo prendervi parte. Mark Wallinger nega questa possibilità. Fatto che appare ancora più strano proprio nella cattedrale milanese, quando san Carlo Borromeo prestava così attenzione al ruolo dell’immagine nella vita del credente. Questo aspetto appare un limite fondamentale del video dell’artista inglese. Certo, ci esclude dalla visione di un film convenzionale, al quale nessuno ha mai chiesto di partecipare. Ma non ci permette di prendere parte al mistero della vita del Figlio di Dio". Che lui abbia scritto questo e che la videoinstallazione sia installata lì dove sappiamo, la dice lunga sull'impresa.
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