mercoledì, 15 marzo 2006

Invito

Ho messo qui a lato un banner (ho cercato di adattare alla meglio un'idea di Rubytuesday). Partendo dal caso emblematico dell'opera di Wallinger nel Duomo di Milano, è un invito a interrogarsi sull'arte cristiana. E se l'invito verrà raccolto da qualche altro blogger, magari sarà possibile far tornare all'opera e sull'opera i diretti responsabili. Chi vuole può prendere da qui quello che gli pare (se aggiunge di suo, meglio ancora). Intanto, ringrazio Stefano Borselli che ha citato l'intero post nella newsletter de' Il Covile.

Aggiungo solo che sulla Via Dolorosa ho trovato questo giudizio autorevole di padre Andrea dell'Asta, gesuita e direttore della Galleria San Fedele di Milano: "Le scene della sua vita ci sono consegnate da una comunità di credenti. Non certo per negare un racconto, ma al contrario perché possiamo prendervi parte. Mark Wallinger nega questa possibilità. Fatto che appare ancora più strano proprio nella cattedrale milanese, quando san Carlo Borromeo prestava così attenzione al ruolo dell’immagine nella vita del credente. Questo aspetto appare un limite fondamentale del video dell’artista inglese. Certo, ci esclude dalla visione di un film convenzionale, al quale nessuno ha mai chiesto di partecipare. Ma non ci permette di prendere parte al mistero della vita del Figlio di Dio". Che lui abbia scritto questo e che la videoinstallazione sia installata lì dove sappiamo, la dice lunga sull'impresa.

ld

Permalink | commenti (32) / commenti (32) (pop-up)

Commenti
#1   16 Marzo 2006 - 10:24
 
Invito raccolto, caro l.d.!

L'idea di fare un salto dal Biffo non è così sciocca, in effetti. Se càpito a Milano t'avvertirò.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente piccolozaccheo

#2   16 Marzo 2006 - 12:00
 
Grazie, e avverti!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente wXre

#3   17 Marzo 2006 - 14:01
 
C'è un post chez moi.
;)

Baci.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente rubytuesday

#4   17 Marzo 2006 - 16:04
 
ho studiato dai gesuiti (...) e sono un appassionato di wallinger e dell'arte contemporanea in generale. Mi spiace molto leggere i commenti che ho trovato sulla Via Dolorosa, direi da parte di tutti.
A Milano imperano valori purtroppo non eccelsi e vedere che sforzi come questo suscitano questa stizza mi immalinconisce e basta.
Noto anche una certa superbia nell'interpretazione del significato dell'opera da parte di religiosi e non, che personalmente mi sconcerta: dire che il quadrato nero dell'opera 'cancella' la comunita' - quando e' assolutamente vero il contrario! - vuol dire imporre un punto di vista (non si sa poi per quale motivo) negativo punto e basta; alla faccia dell'umilta', della necessita' di ridare freschezza e attrattivita' ai luoghi di culto.
Per me riuscire ad andare in Duomo e gioire ANCHE di questa nuova bellezza che sento cosi' vicina - senza stravolgermi il senso del luogo - e' felicita'. Ai miei figli insegno ad apprezzare gli esseri umani ed ad apprezzare gli sforzi che essi fanno per cementare la comunita'. In una fase dove i sarti e i terroristi sono i 'maitres a penser' un ritorno alla vera tradizione, il mantenimento dei valori di base e' possibile solo mantenendosi strettamente collegati al mondo e riaffermando fortemente la propria azione nel mondo, non chiudendosi a riccio. Ben venga la poesia di Wallinger nel duomo (e spero altrove) se a qualcuno muove l'anima.
Ok, mandatemi al diavolo!
utente anonimo

#5   17 Marzo 2006 - 18:14
 
gentile anonimo, finalmente qualcuno che non è d'accordo!

premessa: nessuna stizza, anzi, come ho detto, apprezzamento per il coraggio della proposta.

metodo: squalificare come superbia dei giudizi critici negativi perché imporrebbero un punto di vista unico è argomentazione debole (e contraddittoria tanto è vero che anche lei si lancia in un "è assolutamente vero il contrario"). Guardiamo alle argomentazioni.

Quindi dicevamo coraggio, ma del tutto fuori bersaglio. non si tratta di chiudersi a riccio ma si tratta proprio di vedere in che modo si recupera la tradizione e in che modo la si innova. Verso cosa, verso chi muove l'anima?
La via dolorosa non recupera, se non fraintendendo la storia della mistica e della via negativa. Prende un linguaggio dato e non lo innova, perché si limita ad evocare per poi cancellare.
Il risultato è che l'esperienza spirituale che ne scaturisce è un'interiorità de-storicizzata. Da questo momento in poi, al "fruitore" può accadere di tutto perché ciò da cui si parte non ha più nulla da dire.

Ma in fondo non dice nulla per scelta. La via dolorosa sta nella cripta, ma, per il rapporto e il legame che instaura con il linguaggio dell'arte cristiana e con lo spazio del Duomo, poteva starsene benissimo anche nell'ufficio dell'assessore, o nel mio garage, o alla fermata di amednola fiera.
Non sto a ripetere il post, ma "via dolorosa" più che un contenuto specifico, fraintende la modalità, il darsi dell'annuncio evangelico.
Tutt'al più predispone a un vago sentimento che se corroborato porta al fascino del sacro inteso come tremendum.

Poi, io non nego che qualcuno in quel box possa sentirsi felice, per carità. C'è chi ha una tale sovrabbondanza di grazia che passerebbe indenne anche sopra i carboni ardenti.
Io no, a me peccatore e superbo che non ha studiato dai gesuiti, è bastato wallinger per farmi venire il mal di mare.

luigi

Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente wXre

#6   17 Marzo 2006 - 18:29
 
Leggo e rileggo la frase della curatrice dell'allestimento: "...un segno che non corrisponde esattamente al 'bisogno' figurativo di una catechesi dogmatica, ma alla domanda dubbiosa del viandante del Terzo Millennio che entrando in Duomo guarda la realtà con gli occhiali scuri" (S. Morellato).

Ecco, quel "bisogno" tra virgolette, quell'uso del termine "dogmatica", quel "dubbioso", e dulcis in fundo quegli "occhiali scuri": a me, personalmente, pare stia qui l'imposizione di un punto di vista, lo smarrimento della Luce, in definitiva la perdita del centro. Che questo avvenga nel cuore di un luogo di culto consacrato a tale centro, poi, non sorprende più di tanto. C'è soltanto di che discuterne, e in tutta franchezza. Mi pare che l.d. lo abbia fatto con grande umiltà, come si evince dalle note finali del suo intervento, nelle quali (cordialmente e provocatoriamente) invita l'artista a ritornare sulla propria opera. Perché non permetterglielo? Qui non si tratta di mettere i mutandoni a Michelangelo(anzi, il mio sospetto è che oggidì restino solo i mutandoni, con rispetto parlando).

Ma davvero, sovrabbondanza di grazia a parte, si può pensare che un box nero possa ridare "freschezza e attrattività" a una meraviglia come il Duomo di Milano? Il problema, a mio parere, è che in questo tipo di espressioni artistiche (che può talora giungere a formulazioni piacevoli, per carità), c'è un grande assente: il reale, la res. E cosa c’è di più "comunitario" del senso comune? Se la realtà non esiste, se resta solo il punto d'osservazione, è la Verità stessa a farne le spese, con tutto quel che ne discende (ad es. la fede di chi ha prodotto una cosa come il Duomo). E "se non si percepisce la realtà del mondo, allora si disgrega l’unità della coscienza universale e, di conseguenza, anche l'unità della persona cosciente di sé. Il punto-istante, che non è nulla, pretende di essere tutto; al posto della legge della libertà regna il capriccio del destino" (Pavel Florenskij).

Ma siccome la Realtà c’è, e abbaglia ancora qualcuno, mi par di capire che la proposta risulti: mettiamoci gli occhiali scuri. Non sia mai che ci possa illuminare davvero… Ach, crudele destino!

Ad ogni modo: bene che se ne parli.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente piccolozaccheo

#7   17 Marzo 2006 - 20:32
 
L'anonimo dice: "[...] Noto anche una certa superbia nell'interpretazione del significato [...]"

E' proprio lì il punto: il significato, il roboante e pirotecnico significato; io che sono una detrattrice dell'arte contemporanea sui significati proprio non mi sogno nemmeno di soffermarmi (ho detto a sufficenza nell'ultimo commento al post precedente).
Se l'arte oggi ha bisogno di "significare", vuol dire che sta davvero messa male. E giustamente agonizza.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente rubytuesday

#8   18 Marzo 2006 - 01:26
 
Carissimi,
in punta di piedi ritorno, ma non vorrei comunque invadere uno spazio tra amici nè essere invadente...ma replico comunque 'stando in mezzo al guado'.
A Luigi: non sono d'accordo sulla specifica di 'arte cristiana'. L'arte è tutta cristiana perchè la Chiesa è stata il più grande sostenitore delle arti di tutti i tempi, stratificandola ovunque anche - diciamolo - a scopo 'promozionale'. Orrore che dico? No, viva la lungimiranza della Chiesa da questo punto di vista. Nella Comunità si scambia, non si ascolta e basta, ed è importante che si mantengano le dissonanze che ci sia soluzione di continuità, dialettica, ma anche sperimentazione: se mi promettesse di non prendermi troppo alla lettera direi che nessuno più della Chiesa ha osato sperimentare di più sul sociale, figuriamoci sulle arti. Non fraintendiamo, lasciamo la censura altrove. Bene cosa c'è di diverso oggi rispetto al passato? Lo stile ed il contenuto. Lo stile è evidente ed il contenuto? bene, guardiamoci intorno, qualcosa è cambiato oppure tutto scorre senza problemi? Distinguiamo chi urla da chi sussurra e apprezziamo gli artisti che ci raccontano la loro visione del mondo attuale, sono lo specchio dei nostri tempi: pensate a quando nasce l'espressionismo in Germania! Sicuramente, Ruby, apprezzerà più l'impressionismo ma , a meno di non essere dei veterocomunisti - de gustibus- questa categorizzazione tranchant 'la detrattrice dell'arte contemporanea' tout court la trovo un pò rigidina (sui bambini appesi di cattelan sono d'accordo, ma vogliamo distinguere? rivendichiamo radici cristiane. Detto questo: 1) ammetto di essere di parte perchè amo l'arte e quando la vedo inserita in luoghi diversi da quelli in cui ormai è relegata (odio le vanità mondane) gioisco - e posso assicurare per conoscenza diretta che qui non c'è nessuna pretesa 'roboante' sul significato da parte dell' artista, che lavora sul sacro come un artista e non come un religioso militante, (2) in secondo luogo, Zaccheo, io vedo tantissimi, troppi 'viandanti con gli occhiali scuri' - qui esulo dall'arte in senso stretto - e qualsiasi gesto di schiarita, ad oggi, lo vedo come una grazia, veramente. Non dice qualcuno che anche la televisione è un mezzo importante per poter diffondere l'immagine cristiana - nelle 'trasmissioni' adeguate ovviamente- a chi non ne può fruire direttamente? (...)Insomma, accogliamo nuovi viandanti, ristoriamo i vecchi con nuova linfa: a qualcuno piacerà a qualcun'altro no. Non volevo dire che con Via Dolorosa il Duomo è diventato più bello ma che è bello vedere il Duomo osare ed aprirsi ANCORA. Conosco anche i ragazzi che se ne sono occupati e ammiro i loro sforzi, al di fuori dei contesti mercificatori di gallerie, esposizioni private e (per carità) riviste di moda e quant'altro. L'anima si muove verso una cosa sola ma i percorsi - per me almeno - Zaccheo - non sono così diretti: urge un bagno di folla.
sccusate sono tremendo (colpa dei gesuiti!)
utente anonimo

#9   18 Marzo 2006 - 10:32
 
Ma per favore! Lo statuto dell'arte contemporanea è proprio quello di non significare niente, per questo ha bisogno di inventori professionisti di significati (critici e curatori) che stuzzichino con le loro chiacchiere saggistitiche l'ignoranza snob della congrega degli acquirenti modaioli.
L'arte contemporanea è solo un carosello di spot per artisti-merce, un carnevale di trovate più o meno riuscite e accattivanti.
Wallinger ha inteso rendere il sacro accettabile alla mentalità secolare (così come nell'Ecce Homo ricordato da Rubytuesday l'enfasi era tutta per il Cristo "tribuno della plebe") e così facendo ha negato il sacro al solo scopo di accreditare se stesso come "artista del sacro". Un furbacchione, come tutti gli altri.

Bernardo
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente claraevallensis

#10   18 Marzo 2006 - 11:05
 
Scusate se invece che in punta di piedi entro rozzamente, ma è nella mia natura di ilico.


Caro Anonimo, nel primo post (#4) hai detto



"Per me riuscire ad andare in Duomo e gioire ANCHE di questa nuova bellezza che sento così vicina - senza stravolgermi il senso del luogo - è felicità"



poi (#8)



" Non volevo dire che con Via Dolorosa il Duomo è diventato più bello ma che è bello vedere il Duomo osare ed aprirsi ANCORA."



Deciditi: ti piace o non ti piace? Per te è bellezza o no?



Nel primo caso de gustibus (io, che sono di Firenze, l'installazione neppure l'ho vista), nel secondo siamo alle solite menate che tutto quello che può épater le bourgeois va bene di per sé, anche se sono le solite ideuzze trasgressive che girano su se stesse da più di un secolo, senza contare che le bourgeois da épater neppure più esistono, anzi sono tutti con la Rosa in pugno a trasgredire.



Se dei due fosse più sincero il post #8, come credo, allora verrebbe da pensare che questa "nuova bellezza" non c'è, neppure per te, che siano cose che uno dice così, tanto per apparire. Ma forse, su questo, mi sbaglio.


Saluti

SB
utente anonimo

#11   18 Marzo 2006 - 14:54
 
Ri-eccomi.
SB io sono di Siena ma vivo a Milano, per quello non ci capiamo! Quindi entro cavalcando, e di sbieco, ora.
Anyway:
1.sincero lo sono sempre non vedo motivi di scrivere per fingere: quindi veri e sinceri tutti e due (a) mi piace tantissimo (b) per edulcorare l'approccio dico 'beh finalmente osiamo' e dove poi? al palavobis? no in Duomo quindi, prevenuto come sono, dico 'bene, mi fido' (posso? posso?);
2. non ho avuto velleità didattiche sin qui perchè rispetto le opinioni ed ho parlato del mio punto di vista, sperando in un confronto costruttivo, poichè ho ravvisato in quel che ho letto moderati preconcetti, La conclusione è che se devo arrivare a 'difendermi' allora mollo così tutti contenti.
Les bourgeois con la rosa nel pugno? Vedo più smandrappone cocktailomani che intellettuali in giro mi pare e se la bilancia deve pendere o di qua o di là mi astengo dal commento. C'è da dire che magari a Firenze il respiro è un pò più corto, cosa si fa per coinvolgere les bourgeois laggiù, a parte rinnovare Gucci e i matrimoni a Fiesole? I video in Viale Giannotti accanto alla Coop? Palazzo Strozzi? Io prima vedo e poi commento SB.
Comunque ad ogni epoca la sua arte, ad ogni epoca i suoi mecenati, ad ogni epoca il suo pubblico Bernardo, ma lasciamo che qualcosa che è da sempre presente si faccia sentire più forte, soprattutto adesso (non mi riferisco all'arte ma a qualcun altro). Saluti
utente anonimo

#12   18 Marzo 2006 - 15:28
 
Comunque ad ogni epoca la sua arte, ad ogni epoca i suoi mecenati, ad ogni epoca il suo pubblico Bernardo

Beh, caro amico, ma il problema non è quel che c'è ma ciò che pensiamo di quel che c'è.
A Roma qualche secolo fa c'era un solo Vespasiano e faceva l'imperatore, ora ce ne sono molti ma svolgono un'altra funzione. Ecco, la quantità non è necessariamente un miglioramento.

Bernardo
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente claraevallensis

#13   18 Marzo 2006 - 15:51
 
Sebastiano, a parte che ti sfido a trovare un vespasiano ovunque perchè proprio non ce ne sono più, comunque: d'accordo sul qualitativo ci mancherebbe, ma vogliamo distinguere o vogliamo fare di ogni erba un (o s-) fascio? Sense & Sensibility please. Distinguere, distinguere.
P.S. ah già un vespasiano c'è, quello di Duchamp
utente anonimo

#14   18 Marzo 2006 - 15:55
 
ho sbagliato, scrivendo Sebastiano al posto di Bernardo. Io sono Sebastiano
utente anonimo

#15   18 Marzo 2006 - 16:37
 
E' difficile distinguere quando l'arte contemporanea nasce programmaticamente indistinta e sostanzialmente volgare. L'orinatoio di Duchamp testimoniò proprio questo, in fondo, e condannò l'arte (almeno quella visiva propriamente detta) a rimanere un gioco ripetitivo, finta trasgressione e finta avanguardia per ricchi bambocci borghesi in fuga dal loro conformistico destino.

Bernardo
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente claraevallensis

#16   18 Marzo 2006 - 16:59
 
Noterella di logica elementare.

se #8 ( "Non volevo dire che con Via Dolorosa il Duomo è diventato più bello" ) contraddiceva #4 ("in Duomo [...] gioire ANCHE di questa nuova bellezza" )
ora #15 contraddice se stesso dicendo:

"1.sincero lo sono sempre [...] quindi veri e sinceri tutti e due
(a) mi piace tantissimo
(b) per edulcorare l'approccio dico [...]"

In sostanza capiamo che #4 era vero e #8 edulcorato, i.e. insincero.
Ma va bene così.
Quello che è scritto è scritto
Salutoni
SB
utente anonimo

#17   18 Marzo 2006 - 17:03
 
oops
#15 si legga #11, ovviamente
sb
utente anonimo

#18   18 Marzo 2006 - 19:39
 
E' difficile distinguere quando l'arte contemporanea nasce programmaticamente indistinta e sostanzialmente volgare.

Piacentino
utente anonimo

#19   18 Marzo 2006 - 19:58
 
Caro Anonimo Piacentino,
frughi frughi, pure.
Quello che linka è un light-box, ovvero un'immagine che viene sostituita da un'altra all'accensione di una luce interna, sulla base di una tecnica video di mia invenzione.
In questo caso la luce cancella il corpo della donnina nuda, che la rende così morboso e curioso, e lascia la scena a un glorioso crocifisso.
Ovviamente la fotografia ritrae solo il momento di transizione dall'una all'altra immagine, regolato da un potenziometro
Contento?
Per me questo è teatro e arte sacra e soprattutto non millanta significati, ma estromette soltanto dalla visione i pruriti italioti di gente come lei.

Bernardo
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente claraevallensis

#20   18 Marzo 2006 - 20:58
 
Ahahah, il Piacentino!
Scusatemi Luigi e Guido, non riesco a non ridere delle portinaie da web.
Dev'essere uno costui, che tutto sommato va a vedere la maitresse Vanessa Beecroft ormai ridotta a fare la manierista di se stessa coi suoi ennesimi nudi schierati e i pubi colorati: "andiamo, ci sono le donne nude!", dev'essere l'urlo belluino che guida le torme dei nuovi estimatori dell'arte contemporanea. Torme come quelle che erano in fila per due col resto di tre alla Chiesa barocca di San Stae a Venezia, per vedere quella sciroccata della Pipilotti (sic!) Rist che era riuscita a far proiettare sulle volte un video (dal titolo Homo sapiens sapiens) dove due leggiadre e leziose Eva desnude scorrazzavano nel Paradiso Terrestre pipilottiano, tra languidi abbracci stretti tra variopinte e ipercromatiche corolle. Una torma che difficilmente si reca in Chiesa per i santi ma che presenzia gli spot femministi (difficilmente tali Eva non ricordano due lesbiche che -non si sa come- danno origine all'umanità manipolando della creta rossa).
Una cultura delirante che in Chiesa ci azzecca sicuro, eccome no (difatti l'installazione fu levata, e le torme piansero levando i pugni contro il Vaticano censore).
Naturalmente i detrattori di tali pastoie ne saltano fuori come coloro che vogliono mettere le mutande ai putti...
Ma com'è, come non è, il Piacentino è riuscito a scovare la tetta nelle opere di Rossetti: ma tu guarda un po'.
Bravo Bernardo, anche per la sobrietà della risposta.
Quindi, nel lightbox, il nudo è in una sorta di oscurità e quando accendi invece ti appare la Croce?

Ciao
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente rubytuesday

#21   19 Marzo 2006 - 16:58
 
sono#8, #4,#11 caro SB, che immagino nel privato si dedichi alla lettura dei fondi di caffè tra una correzione di versioni di latino - matita blu, matita rossa - e l'ennesima goccia di cicuta. Non riesco a capire il gusto nel voler vedere a tutti i costi contraddizioni nelle mie affermazioni. Edulcoro perchè in assoluto può effettivamente trasparire esagerato dire che il Duomo diventa più bello con una nuova opera d'arte oppure con un bouquet di rose bianche, quindi perchè volendo mi fa piacere discutere, ma tant'è...mi buttero nel fuoco.
Ruby che ganza, allora un pò in giro ci vai, non sei solo un'appassionata di impressionismo! lo stile però è troppo Arbasineggiante...ad ogni modo su Beecroft concordo, Rist però è divertente.
Sul morboso effetto dell'arte consiglio la visione di 'Bernadette' di Douglas Gordon, che richiama il light box NON inventato da bernardo: Bernadette degli Angeli e l'Esorcista proiettati contemporanamente sullo stesso video con una inquietante e terribile risultanza...per carità senza velleità particolari.
SS
Sebastiano Che Viene Da Siena
utente anonimo

#22   19 Marzo 2006 - 17:36
 
Sebastianodassiena, solo la tua semplicistica visione carica di significanze del business dell'arte, che si è mummificata nel sarcofago dell'informale, del pop e dei suoi sottoprodotti, poteva immaginarmi una nostalgica dell'impressionismo. Mi chiedo perché non una simpatizzante dell'arte rupestre sahariana del Tassili, dunque?
Ben gentile. :D
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente rubytuesday

#23   20 Marzo 2006 - 09:06
 
Mi scuso, ma per una diecina di giorni non posso riprendere il dialogo, anche se ne avrei parecchia voglia, e magari anche qualcosa da dire.
Un brevissimo trailer:
l'arte contemporanea, tutta quanta, lavora bene solo quando lavora a smontare e dissolvere il concetto e l'immagine di natura umana, perchè non è fatta per la vita umana, è fatta per qualcos'altro che nessuno ha ancora ben capito che cos'è (quando lo avremo capito, temo che sarà troppo tardi)
Sente la questione della natura umana come un intollerabile fardello, un ostacolo, un fastidio, un mal di denti, un odioso centrino della zia piazzato in mezzo al soggiorno disegnato dal costoso architetto.
Smonta smonta, dissolvi dissolvi, finchè c'era qualcosa da smontare e dissolvere tutto sommato andava anche bene: il lavoro non mancava, il mercato tirava, i vecchi barbogi si ribellavano e si rendevano ridicoli, e magari ci scappava anche qualche bel processo, con ottime ricadute pubblicitarie e pose statuarie da nobile vittima romantica.
Adesso, sono rimaste solo le ultime rotelline. Smontare e dissolvere un pattume non è mica tanto facile, e dunque bisogna capire le difficoltà di chi gli tocca, per tutta la vita, far la punta agli spilli.
Suggerisco una analogia politico economica: come pensiamo che sia possibile promuovere, per dire, il matrimonio indissolubile, quando promuoviamo il lavoro flessibile?
Quando uno ha i soldi, deve poterli spendere come gli pare, o no?
Cordialmente. RB
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente robertobuffagni

#24   20 Marzo 2006 - 09:21
 
Per amore di verità preciso di non aver MAI affermato di essere l'inventore del light-box, bensì della tecnica che uso per produrli.
Mi pare che si sia giunti alla parola magica: divertente. Ecco, l'arte contemporanea mira a essere divertente, glamour, oppure conformisticamente trasgressiva, politicamente corretta (perché nessuno dei numi - Hirst, Cattelan, Beecroft, Emin, Rist, Abramovic, ecc. - produrrebbe MAI un'opera elogiativa del Papa, per esempio, mentre magari un papa che bacia un cardinale di certo sì, perché è trendy, cool, glamour e strizza l'occhiolino alla potentissima lobby gay. Questa è la verità: l'arte contemporanea è una serie di spot a beneficio di alcuni artisti (tra pop-bohème e pubblicità concettuale), sostenuti da determinate gallerie (in Italia è certamente del gioco anche la Continua di San Gimignano, visto che si parla del senese), a favore di un'annoiato, incolto e mondanissimo capitalismo liberal. A questa grande finzione partecipano a pieno titolo anche riviste come Art Forum o Flash Art, divenute ormai zibaldoni di spazi pubblicitari pagati a peso d'oro, di banalità in stile "critichese" e di cronaca varia. Tutto qui, poca roba quindi, e di sicuro nessuna cultura.

Bernardo
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente claraevallensis

#25   20 Marzo 2006 - 09:41
 
come pensiamo che sia possibile promuovere, per dire, il matrimonio indissolubile, quando promuoviamo il lavoro flessibile?

Mi perdoni, caro Buffagni, ma davvero non capisco la relazione tra una libera scelta della coscienza individuale come quella per il matrimonio indissolubile e una questione tecnica del mercato del lavoro. Salvo lei pensi che si debba imporre a tutti ope legis il matrimonio indissolubile anziché proporlo nel contesto di un'etica, giustificando così, per simpatia, l'idea di un mercato del lavoro gestito dallo stato, nell'ambito di un'economia di stato, da manager di stato, secondo piani industriali predisposti dal governo (in base a una determinata ideologia del bene comune). A parte il fatto che nemmeno la Cina, paese formalmente comunista, può più permettersi una politica simile, mi pare che i contenuti totalitari non manchino.
Certo, il libero mercato dovrebbe confrontarsi sempre di più con l'umanesimo (soprattutto in termini di opportunità e, quindi, di libertà sostanziali), ma questo mi pare un problema culturale che non può di sicuro essere risolto col dirigismo, con lo statalismo, con l'assistenzialismo.

Bernardo
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente claraevallensis

#26   20 Marzo 2006 - 09:42
 
Concordo con Bernardo e Roberto.

Non posso dire invece di concordare per chi si è speso per Via dolorosa semplicemente perché non ho ancora sentito un'argomentazione sulla quale misurarmi (eccetto porfirio).
C'è un motivo per cui via dolorosa deve stare nel duomo? Che non sia il coraggio stesso di proporla o vaghi sentimenti di felicità e bellezza.

qui sopra ho cercato di approfondire la questione della specificità dell'arte cristiana (che è stata messa in discussione nei commenti).

ld
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente wXre

#27   20 Marzo 2006 - 13:58
 
Luigi, grazie dei tuoi commenti anche nel post correlato.
Ri premetto che sono intervenuto, dall'inizio, per dare un punto di vista personale e non universale, molto intrigato dal tuo riferimento a Bultmann (bultmann fieristico mi ha divertito assai, l'ho trovato un po' esagerato, ma comunque e' cosi' che si iniziano le discussioni. per altro possibile che non si riesca a trovare quasi niente di tradotto di Bultmann in questo paese?). Ho anche cercato di precisare sul concetto di arte cristiana (non sacra) per distinguere tra interventi pensati per il luogo sacro, specificatamente, ed interventi pensati altrove ma recepiti in contesti che ne possano enfatizzare certe valenze, in sinergia. Quando dicevo che tutta l'arte e' cristiana intendevo questo -ma capisco il dissenso. Via Dolorosa non e' stata pensata per il Duomo ma in Duomo assume una sua enfasi e - sempre sul personale - aiuta a dissolvere alcune ombre: cosi' l'apprezzo molto. L'intervento di Dan Flavin in Chiesa Rossa mi piace meno ma e' comunque fantastico. Se a Venezia poi fanno mostre temporanee in Chiesa con effetti discutibili, mi spiace per Ruby ma non mi scandalizzo: se serve anche quello per far entrare gente dal portale perche' no, mi sta bene. Con tutto cio' non vorrei sembrare un protestante 'fatelo da voi' ma ritengo che nell'approccio al sacro - dai riti isiaci in la' - ognuno si ponga di fronte alle dissolvenze che gli appaiono in modo diverso, ed abbia diverse risposte: nuovi stimoli, nuove risposte. Da qui ad essere liquidato come la maestrina dalla penna rossa che si commuove rapito davanti ad un'estetica, piuttosto che il parvenue da quattro soldi che mangia le tartine in galleria mi pare ce ne corra. Questo intendevo con violenza. Continuo a sostenere quanto detto sull'adeguatezza di quell'opera in quel contesto - non di tutte le opere in chiesa - e continuero' a supportare ove potro' l'intervento del contemporaneo in campo sociale e religioso. La confusione e' enorme, la decadenza totale ma sono speranzoso nella capacita' di qualcuno di distinguere il buono nel mucchio. Comunque tutto e' perfettibile.
Adieu.
utente anonimo

#28   20 Marzo 2006 - 17:08
 
sono molto interessato a capire perché quell'opera è adeguata al duomo di milano. ma ancora non mi è stato detto.

perché Dan flavin in chiesa rossa è meno riuscito? cosa lo fa riuscire meno? ad esempio per me è riuscito, molto riuscito. ma se mi limitassi a dire che per me è molto più riuscito dell'altro avresti ragione a reclamare il perché della mia affermazione. anche il punto di vista più personale vanta una pretesa universale. è giusto quindi che se la guadagni.

io non ho capito perché wallinger acquista "enfasi" una volta collocato in duomo, perché c'è sinergia. e c'è un perché? o lo si sente? non mi pare tu volessi dire solo che è una questione personale.

il perché via dolorosa è adeguata o meno diventa vitale. se ci organizzo lo stand della artemide per il salone del mobile ti ci porto le folle a varcare il portale. ma per che cosa?

luigi
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente wXre

#29   20 Marzo 2006 - 21:21
 
se poi ci fai uno spettacolo porno con piccanti suorine, o un sacrificio umano, o metti il cardinale tettamanzi nello stand tre palle un soldo, hai voglia la ressa dei paganti.
Certo, ad maiorem Dei gloriam si potrebbe offire al cliente uno sconto se si confessa (se si comunica, un giro gratis). Poi gli diamo la tesserina magnetica per fidelizzarlo, con un indovinato programma di sconti, offerte speciali (lì c'è una grande expertise, fin dal tempo delle indulgenze che tanto fecero arrabbiare quel comunista di Martin Lutero), gite premio (2300 punti, i luoghi santi; verrà sorteggiato tra i presenti il diritto di tirare su un terrorista palestinese dall'alto del Muro) animazioni, villaggi vacanze, supermercati cattolici (a cura della Compagnia delle Opere) sconti librari (opere complete di V. Messori rilegate in vitello con sovrimpressione in oro, con omaggio di interessante novità editoriale del debuttante G. Cristo).
Ragazzi, è l'affare del millenio: the sky is the limit!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente robertobuffagni

#30   20 Marzo 2006 - 21:25
 
"Mi perdoni, caro Buffagni, ma davvero non capisco la relazione tra una libera scelta della coscienza individuale come quella per il matrimonio indissolubile e una questione tecnica del mercato del lavoro"

Si figuri. No, non voglio imporre niente a nessuno. Rilevo solo che la persona che lavora e la persona che si sposa coincidono nel medesimo essere umano, e come lei sa, le abitudine è facile prenderle, e difficile levarsele.
Stavolta mi scuserà lei, ma col passare degli anni, mi sono accorto che di tecnico, asettico, disinfettato, neutrale, non c'è niente.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente robertobuffagni

#31   21 Marzo 2006 - 09:27
 
Vede, caro Buffagni, io apprezzo molto la sua sensibilità rispetto a questi temi che, in fondo, è anche la mia.
Tuttavia, credo che il vero problema, come ha suggerito recentemente anche il Papa, sia quello dell'umanesimo del lavoro. In altre parole la questione non è tanto quella della flessibilità (anche perché in epoche in cui il lavoro era assai più precario e "difficile" il matrimonio indissolubile era addirittura l'unico modello di convivenza) quanto quella dell'invadenza del lavoro nella sua versione postfordista e "tecnocratica" che muta l'uomo in mero strumento produttivo, ponendolo, materialmente e psicologicamente, in una condizione di lavoro quasi ininterrotto. La vera sfida per il liberismo è quella della tutela delle libertà sostanziali (l'enfasi corrente attribuita a quelle marginali, come quelle sessuali, a loro volta mercificate, è segno evidente di tale impotenza), della fedeltà del liberismo alla libertà che lo ispira e che non può non essere, prima di tutto, oggettiva libertà individuale. La sfida del pensiero liberale nel XXI secolo è quella della difesa della democrazia dalle derive tecnocratiche e la risposta non può essere il dirigismo o un'obsoleta ideologia sindacale (o corporativa) ma una sempre più vitale e consapevole cultura delle libertà.

Bernardo
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente claraevallensis

#32   21 Marzo 2006 - 22:39
 
Mi fa piacere che condividiamo la stessa sensibilità per "certi temi" (anche se in fondo).
Che le posso dire? Spero tanto che abbia ragione lei, ma temo proprio che abbia torto.
Suggerisco, però, di non fare paragoni con le civiltà tradizionali. Là, i problemi del lavoro erano soprattutto i problemi della scarsità e della natura non domata. Adesso, la scarsità è artificiale, e la precarietà del lavoro non dipende dalla natura, ma da scelte politiche dell'uomo.
Quanto poi al magistero papale, mi permetterò di dire questo. La Dottrina sociale della Chiesa è un minuzioso stradario di un paese affatto inesistente.
Se domani qualcuno tentasse di tradurne in pratica politica reale una mezza riga, vecchia ormai di cent'anni e passa ("il lavoro non è una merce") finirebbe o in galera, o in manicomio, o sulle barricate, o più probabilmente morto e sbeffeggiato.
Così, nessuno ci prova, e tanti ne chiacchierano, che è sempre un modo per passare il tempo, sentirsi intelligenti e dormire conla coscienza a posto.
Che affarone, essere cattolici!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente robertobuffagni

Commenti