Caro Guido,
Magister pubblica un articolo di Pietro de Marco sull'arte e sullo spazio sacro: è un confronto tra il duomo di Monreale e la chiesa "di Meier" a Tor Tre Teste. Stefano Borselli l'aveva già pubblicato nel suo numero speciale. Essendoci modifiche e aggiunte entrambi gli articoli sono da leggere. Sì perché ad esempio, su Il Covile c'è un riferimento all'importanza di non leggere l'iconografia solo come biblia pauperum ma piuttosto come presenza, discorso per me vitale, ma che non viene più citato esplicitamente sul secondo articolo.
De Marco analizza la svolta aniconica delle chiese contemporenee. Pensavo di chiedergli un'analisi dell'opera di Wallinger collocata in Duomo, e un'eventuale idea sul da farsi se giudicata inadeguata. Ora quest'articolo non è semplicemente e linearmente traslabile, ma di risposte iniziano ad esercene già parecchie. Con tanto di proposta eversiva:
"Ogni chiesa siffatta tornerà ad essere spazio sacro se la “plebs sancta”, il popolo dei fedeli, prenderà il coraggio di rompere l’incanto perverso dell’interno bianco, vuoto, spiritualistico più che spirituale, reintroducendo eversivamente “brutte” statue del Sacro Cuore, una grotta di Lourdes, una grande immagine di padre Pio, una teca con un corpo di cera di un Santo, degli ex voto, le candele e una Via Crucis; insomma quello che c’è in ogni chiesa che non sia stata denudata dal purismo di parroco e parrocchiani, o di qualche ufficio di curia".
ld