Ho votato Margherita. Se avessi dovuto guardare a quali forze i due schieramenti hanno imbarcato, avrei dovuto votare scheda bianca. Principalmente, non ho votato il centrodestra per l’andazzo con cui ha condotto la sua politica economica e estera. Non che sull’altro versante tutto risplenda: quando vedo una bandiera della pace o sento "che si sta alzando la canzona popolare" mi si affossa, diciamo così, il buonumore. Ho quindi ben presente i limiti di entrambi gli schieramenti e sono disposto a verificarli contenuto per contenuto. E nel caso a ricredermi.
Quello che invece non capisco sono i commenti qui sotto di due amici, Ruby e Stefano Borselli (che cita anche Piccolo Zaccheo e Bottone). Io non penso che sia immorale o che altro votare a destra. Quello che non condivido è porre il voto cattolico ineluttabilmente a destra. Perché solo questa sarebbe scelta di realismo, perché solo la destra rappresenterebbe il meno peggio.
Forse che la Lega, neocon e An di Fini garantiscono qualcosa sui principi non negoziabili? Devo votare a destra sperando che Letta stia sempre in forma? E se Letta lo mettono da parte e avanza un montpelerin come Martino?
Il punto è questo: il sistema è bipolare. Io penso che la cosa più sbagliata e più letale sia incardinare i cattolici a un polo. Ad esempio, l’atteggiamento avuto da fattisentire.net nei confronti della Binetti è stato misero, stupido e pericoloso. Perché invita a scivolare verso uno scenario di una contrapposizione frontale. Dove i cattolici dovrebbero stare tutti da una parte; dove basterebbe perdere per vedere sparire ogni sforzo e ogni conquista pro-life. Pretendere di legare la forza di contenuti irrinunciabili alla sola forza di un uomo è semplicemente folle e criminale.
Non sono rinunciatario. Anzi credo nella forza propositiva di quei contenuti non negoziabili. In questa occasione sono solo stato realista. E per quanto fragile, ho votato il kathecon.
Luigi Demiet