giovedì, 18 maggio 2006

La pace di Bertinotti

Caro Guido,
 
il nostro amico è ottimista, e anche noi non possiamo non esserlo. Proprio per questo faccio qualche appunto all'omelia di Fausto Bertinotti
Il presidente della Camera, infatti, vuole superare l'ex presidente del Senato e si dedica nientemeno che alla lectio divina. (Beh, non proprio divina. Perché implicherebbe un ascolto della Parola, e un masticarla. Lui invece ha già deciso che gusto deve avere).
Sceglie un passo del Vangelo di Giovanni (20,19-20) quando Gesù risorto torna in mezzo ai suoi discepoli nascosti e rintanati dopo la sua mprte: “In questo clima di terrore, di incertezza dei discepoli per la loro stessa sorte - scrive Bertinotti - (ri)sorge la parola “pace a voi".
 
Una cosa balza all'occhio: Bertinotti sceglie un passo che racconta la resurrezione, ma non pronuncia mai questa parola o, se lo fa, la rimodella, alterandola. 
A lui, quello che interessa è la parola pace:  “Da una parte la condizione di terrore che la violenza continua, la violenza dei rapporti, la violenza del potere, la violenza anche delle masse [Gv 18,40] genera su un'umanità annichilita. Dall'altra l'unica possibile alternativa a tutto questo. L'unico scampo, l'unica speranza. Una prospettiva di pace. ... la pace si presenta come l'unica alternativa in grado di spezzare la spirale di terrore che spinge i compagni di Gesù a nascondersi a porte chiuse, si presenta semplicemente e non ha bisogno di farsi aprire le porte.”
 
E’ evidente che per Bertinotti non è Gesù che risorge, ma è la pace che sorge dopo essere stata ferita mortalmente. E’ il balenare di un’idea, il riaffiorare di un insegnamento, un farsi coraggio, l’avviarsi di un esercizio della pace, di una pratica della pace nella speranza di “dar vita a un mondo altro”. Cristo risorto è un'immagine. Risorgere è il sorgere della possibilità di una nuova vita. E’ il presentarsi di un alternativa. Ciò che vivifica è la prospettiva della pace, l’unica “in grado di trascinare l’essere umano fuori dalle anguste mura e porte rinserrate in cui la violenza lo trascina”. Cristo risorto è l’utopia che scalda i cuori, l’inizio di un movimento concreto che vuole dar vita a un mondo altro. Un mondo altro, un mondo libero dalla violenza, è possibile. In una parola è l’inizio della rivoluzione. Questo il ragionamento del Presidente della Camera.
Nulla di nuovo, teologia della liberazione rivisitata. Che, però, non trova fondamento nei vangeli. E, soprattutto, nella realtà delle cose. Una lettura girardiana lo rivela bene.
 
Non si capisce, infatti, perché discepoli rintanati dovrebbero essere vivificati dall’idea della pace. Ipotesi irreale, esistenzialmente irreale.
 
Non si capisce perché pace e liberazione dalla violenza dovrebbero essere contagiose. E’ un’ipotesi antropologicamente, etnologicamente, sociologicamente falsa. Perché, in questi casi, di contagioso si verifica solo il contagio mimetico che porta al capro espiatorio. Alla falsa pacificazione. A una falsa unità sociale. Nei vangeli è descritto bene: perfino i discepoli seguono la frenesia mimetica, cercano l’unanimità, di pacificarsi con la folla abbandonando il capro espiatorio al suo destino.
 
La prospettiva di pace, la pratica della pace, invocata da Bertinotti, è quella che può essere garantita dall'efficienza del meccanismo vittimario. Quella pace che nasce dalla violenza esercitata sul capro espiatorio e che riconcilia la folla. Questa è la pace contagiosa che nasce dalla pace. La rivoluzione della pace invocata da Bertinotti non può che rinnovare la violenza. La riconciliazione promessa dal meccanismo del capro espiatorio è una promessa di pace falsa, ma potente nella sua efficacia illusionistica.
Come descrive il Vangelo di Luca, Pilato ed Erode, che erano nemici, da quel giorno diventarono amici. L’idea di pace che hanno i discepoli, è ancora quella falsa, quella scaturita dal capro espiatorio. A questa cercano di adeguarsi, rinnegando Gesù. 
 
Perché allora, ad un certo momento, si costituisce una minoranza che trova la forza di opporsi alla folla, che non segue la necessità del contagio violento?
 
Per rompere l’unanimità mimetica è necessario postulare una forza esterna alla dinamica della folla, al contagio violento, alla forza riappacificante del capro espiatorio. Una forza esterna superiore a un meccanismo che ha sempre dimostrato la sua forza non scalfibile.
 
Per capire quel saluto, quel "pace a voi " pronunciato da Gesù risorto è necessario partire da Gesù risorto.
 
ld
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Commenti
#1   18 Maggio 2006 - 20:25
 
Molto vero.
utente anonimo

#2   19 Maggio 2006 - 01:22
 
Molto "tempo al tempo", allora. Ma non si sa mai. Lui "ci prova".

P.S., per l.d.: "Non è risorto, non è risorto, non è risorto!!!" (m.p., qualche giorno fa: cerca in ogni modo di convincersi, con finta meraviglia; ma è una frase che avevo già sentito da qualche parte. Poi mi sono ricordato: la dice quell'esegeta di Tubinga - ricordi? - nel racconto di Solov'ev).
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#3   19 Maggio 2006 - 11:22
 
OT: Guido, sentito di padre maciel?
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#4   19 Maggio 2006 - 11:35
 
Altrettanto disonesta mi è sembrata la citazione di Gv 18,10 da parte del "volenteroso" Fausto, come prova di una certa "vena pacifista" di Cristo.

Cristo ordina a Pietro di rinfoderare la spada non per negare "la prospettiva di una guerra giusta", ma per ben altro motivo.

"[11]Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?»"

E' ovvio che per chi non ha fatto esperienza di fede (e di salvezza) una frase del genere è talmente senza senso da non neanche rimanere impressa nella memoria!

Paolo
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#5   19 Maggio 2006 - 13:02
 
porph: ho letto. aspettiamo per saperne di più.

p.zaccheo: ma poi quello lì è uscito anche lui, correndo come un folle, con la schiuma alla bocca, fino in cima a un dirupo a buttarsi giù? E qualcuno con gli occhi rossi lo ha preso e gli ha detto: "che fai sciocchino, io ti amo e non esigo nulla da te. compi la opera nel tuo nome, non come quell'altro, quel padre cattivo, che ha un sacco di pretese".

piergap: hai perfettamente ragione. ha colpito anche me. infatti è un passo che devo riprendere. ieri non avevo tempo.
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#6   19 Maggio 2006 - 17:38
 
I limiti dell'analisi di Bertinotti, al di là della stima che ho per lui, sono notevoli.
E' pacifista e sfido a trovare nei vangeli qualcosa del genere, come anche un qualsiasi inno alla violenza, ovviamente. Semplicemente il kerygma non si muove sul piano della teoria politica.
E il contagio... pare una dinamica da panico allo stadio! Io spingo di qua, lui di là e alla fine tutti scatenati... Solo, al contrario, una "mano invisibile" dello shalom... :-)
ciao, Eno!
Ps: Però non è egualmente appiattente la lettura di Girard che citi? Per Girard pare che l'essenza del cristianesimo sia la distruzione del sacro-violenza... e che la funzione antropologica di Gesù sia più importante di lui stesso.
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#7   20 Maggio 2006 - 12:31
 
@Luigi: Beh, aspetto il prossimo carico di dottorandi. Non si sa mai che ne arrivi uno che faccia Apollonio di cognome. Per ora il più interessante è uno junghiano torinese, che dimora a Eranos (sì!). Un personaggio molto interessante, che mi ha detto che la dimora dei colloqui è "viva" (brrr). Ma m.p. detesta Hillmann e sodali.
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#8   20 Maggio 2006 - 16:03
 
Bertinotti è quello di cui Cristo parla e che non l'ha riconosciuto: che ometta la resurrezione infatti è suggestivo.
Ritiene l'Uomo di Pace bello che morto sulla croce.
L'uomo di Pace e Segno di Contraddizione E', ed è proprio il Risorto. Egli possiede davvero una spada affilatissima che divide, divide eccome! (Mt 10,34)
L'uomo Bertinotti spera che dispensando una borsa, una bisaccia e un mantello per uno non si faccia del male a nessuno.
Del suo mantello ne ne infischio, a me basta ciò di cui mi ha armata Cristo, che è mantello e bisaccia sufficiente.

p.s.: OT per Luigi, dove ti mando notizie del latte? Leggi la messaggeria di splinder?
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#9   21 Maggio 2006 - 16:58
 
insomma, armati di grassetto e fedeli ad una lattura adesa alla politica di comodo filocontinentale, l'ortodossia splindediana di prepara a guerreggiare! povero.. povero San Massimiliano! :)

scherzi a parte, non sono "pacifista" ad oltranza, credo anch'io che la guerra possa essere giusta (vedi il caso difensivo, o quello di ultima istanza da prendere in considerazione quando *TUTTI* gli altri modi politici e diplomatici dovessero fallire) ma di questi tempi ho piu' in simpatia un ingenuo pacifismo dalla parte giusta per botta di culo, che non un interessatissimo sentimento crociato di qualsivolglia governatore cristiano reborn.

utente anonimo

#10   21 Maggio 2006 - 17:38
 
enochirios: girard evidenzia la differenza specifica del cristianesimo. è una buona risposta etnologica, antropologica alle obiezioni entnologiche, antropologiche. interessante che la sua posizione vada sempre più a trovare coerenza anche con quanto non può e non pretende di spiegare direttamente.

zaccheo: tienilo buono, fatti raccontare! sai che qui la svizzera colpisce sempre al cuore...

Ruby: la definzione di pace come quella di cristo bello che morto sulla croce mi sembra perfetta nella sua sintesi. se sono critico nei confronti di certe scelte di guerra, questo non permette di non criticare una nozione di pace come quella di bertinotti. (ti ho risposto con splinder, ti è arrivata?)
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#11   22 Maggio 2006 - 01:06
 
OT:

Post inquietante, da me.
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#12   23 Maggio 2006 - 09:56
 
Dico questo:
1) Se Dio esiste
2) Se Gesù era veramente Figlio di Dio
3) Se i Vangeli riportano bene il suo pensiero

allora concludo umanamente questo:
Il Sig. Bertinotti si sta prendendo un rischio grosso. La sua politica di gestione del mistero, è carente, e non è detto che Dio sia misericordioso con tutti indiscrimanatamente.

Saluto cordialmente.


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#13   23 Maggio 2006 - 09:59
 
...ancora un punto, scusate: un'altro rischio non ponderabile se lo prende chi gli ha pubblicato la lezione.

Il Vangelo mi pare chiaro quando consiglia di non confondere i pensieri dei semplici.

saluto nuovamente
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