mercoledì, 21 giugno 2006

Padre Pio e Renzo Piano

Caro Guido,

la chiesa dedicata a San Pio da Pietrelcina realizzata a San Giovanni Rotondo su progetto di Renzo Piano va vista. La chiesa ha molti aspetti interessanti e significativi. Ma allo stesso tempo ha anche un assetto sbalestrato che la rende in qualche modo incompiuta. Sicuramente è uno di quei casi che dimostrano come l'architetto debba parlare col liturgista (ma parlarci bene bene) prima di prendere in mano la matita.

La chiesa ha una forma dinamica, a spirale. Renzo Piano aveva pensato che l'entrata principale dovesse essere quella con la vetrata che dà sul piazzale. Ma in questo modo si avrebbe avuto un ingresso principale a lato dell'altare. Il che non sarebbe stato proprio corretto. Così è stato ricavato, col progetto in fase già avanzata, un altro ingresso di fronte all'altare. E il risultato adesso non può che sapere di posticcio.

Ma c'è un'altra cosa che mi ha lasciato perplesso. Tutto la struttura della chiesa gira intorno a un'unica colonna. Tutto parte da un unico pilastro largo più di 4 metri, che impiantato dietro l'altare, continua anche sotto dove è situata la cripta. Qui, in questa chiesa inferiore alla base della colonna dovrebbe essere traslata la salma del Santo. Ti dirò che la soluzione non mi convince. I santi sono sempre stati sepolti sotto l'altare, non sotto le colonne. A San Pietro, a Roma, gli altari si susseguono uno sopra l'altro dalla tomba del primo apostolo. Perché i santi e il sangue dei martiri sono fondamento saldo per la celebrazione eucaristica. 

Insomma, il mio dubbio è che Padre Pio più che testimone del sacrificio di Cristo, si ritrovi testimonial dell'opera di Renzo Piano.

ld

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Commenti
#1   22 Giugno 2006 - 09:45
 
ricordo anche articoli in cui si sottolineava l'assenza di un qualsiasi inginocchiatoio.

Sconsolato mi chiedo il perchè di questi svarioni da parte della Chiesa.
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#2   22 Giugno 2006 - 22:23
 
Se non sbaglio, un consigliere liturgico c'era, e non da poco: mons. Crispino Valenziano.
Il quale - per quanto non sia affatto un "ratzingeriano" - è sostenitore di un riformismo liturgico meditato.
Il suo "L'anello della sposa" (spt. la 1° edizione, mentre la 2° mi sembra troppo critica verso la legittima opera correttiva di Redemptionis sacramentum) è un piccolo trattato di teologia liturgica, fonte di importantissimi suggerimenti e rivisitazioni: la corretta forma e l'orientamento dell'altare, la riscoperta di ambone e ciborio, la dinamica processionale implicata nella celebrazione eucaristica (e la conseguente riabilitazione della forma basilicale della chiesa-edificio) ...
Quanto di questa teologia liturgica sia passato nell'opera di Piano non saprei dire, non conoscendo de visu.
per il futuro, confido nella consapevole vigilanza di wXre e degli altri amici (compresa e premessa l'opera illuminatrice dello Spirito).
luigipuddu
utente anonimo

#3   22 Giugno 2006 - 23:16
 
Caro Puddu, è giusto. Lo ricorda anche Piano nell'intervista. Di valenziano conosco la paternità dell'idea di "museo diffuso". Idea oggi in bocca di molti, ma in modo distorto e riduttivo essendo diventata sinonimo di "in rete". Mi sa quindi che in mano agli altri le idee e le parole di Valenziano prendono facilmente altre strade (in effetti anche leggendo i suoi testi emerge il suo stile dotto e ampolloso, insomma non immediato).

ld
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#4   23 Giugno 2006 - 08:24
 
Chi sono i legittimi testimoni del "sacrificio" di Padre Pio?
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#5   23 Giugno 2006 - 14:43
 
@jambojet
'n che senso?
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Commenti