sabato, 01 luglio 2006

Blondet veterotestamentario

Caro Guido,

Blondet lo chiama Orfeo e sa toccare le corde giuste. Ma quella contabilità che descrive non mi torna.

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Commenti
#1   02 Luglio 2006 - 01:56
 
Pezzo notevole. Però un Dio che si sazia di bambini sfigurati non mi pare molto cristiano.
utente anonimo

#2   02 Luglio 2006 - 19:07
 
Cari Amici,
sono mesi che non vi scrivo, perchè oltre ad essere sepolto di lavoro, devo assistere mio padre e mio fratello che sono malati.
Però, stamattina a Messa mi hanno fatto leggere la preghiera dei fedeli, e appena finito, mi è venuta in mente una cosa.
Con l'articolo di Blondet non c'entra niente, ma ve la scrivo lo stesso.
Domanda: perchè, perchè stamattina ho dovuto leggere le solite preghiere che raccomandano a Dio la gerarchia ecclesiastica, le "autorità civili" (virgolette d'obbligo), i genitori che dovrebbero evangelizzare, e nessuno ha pensato a spendere una preghierina per gli attuali abitanti della Palestina, che fra poco, a quanto pare, attuali e abitanti non saranno più?
Gli israeliani gli arrestano otto ministri, gli bombardano le case, li mettono alla fame, gli polverizzano i gitanti; e mentre la stampa e le televisioni, unanimi, gli appioppano anche la colpa infamandoli del nome di terroristi, rapitori, fannulloni, terroni, nessuno, dico nessuno tra i vescovi italiani ha pensato a mettere una preghierina per loro? Anche cifrata, anche allusiva, anche furbetta e circonlocutoria?
Che stanchezza, ne viene, da tutte queste cose. Da sessant'anni o settanta si chiacchiera del silenzio di Pio XII davanti allo sterminio degli ebrei; e la si pensi come si vuole, ma almeno, Pio XII aveva la scusa non da poco che i nazisti eran gente che non scherzava: avesse fatto muro e fulminato una bella scomunica a chiunque collaborasse con loro, avrebbe condannato gli ubbidienti a sorti poco invidiabili.
Ma adesso? Che cosa rischiano la Chiesa, il papa, i vescovi, i cattolici tutti dicendo un po' - solo un po' - di verità sulla Palestina? Una brutta stampa? Un altro scandalo preti pedofili? Voti persi? Mah.
Tempo fa, davanti alla scuola dei miei figli, aspettavo l'uscita dei bambini. Faccio due chiacchiere con un altro padre, brava persona, coldiretto, cattolico, ex democristiano ora margherito, mio vicino di casa. Si tocca il tema israele-palestina. Dice due o tre delle falsità storiche solite sulla formazione dello stato di israele, di quelle che vanno per la maggiore. Gentilmente (è un'ignoranza procurata, non è colpa sua) lo correggo, gli spiego un po' come sono andate le cose, e lo invito a mettersi al posto dei palestinesi, prima di giudicare. Lui ascolta, ci crede (mi conosce, si fida abbastanza) e conclude: "Va bè. Ma sai che ti dico: io al posto dei palestinesi non ci sarei mai, perchè quando uno vale, quando uno ci sa fare, se la cava sempre, e non va a finire come quegli straccioni".
Et voilà. Non male, come sintesi del perchè a nessuno frega niente di quei poveri cristi, non vi pare?
Cordialmente. RB
utente anonimo

#3   02 Luglio 2006 - 20:44
 
Anche a me quel silenzio (di cui parla Buffagni) inquieta, e fa scandalo. Per una singolare (ma nemmeno tanto) coincidenza, mi è venuto lo stesso pensiero, durante la messa di oggi.

Quanto al pezzo di Blondet, mi sembra comunque affrontare questioni "ultime" molto meglio dei teologi improvvisati da terza pagina, che vanno avanti a colpi di Quinzio e Cacciari: varrebbe la pena discuterne. Amerio (chiedo venia per le allusioni criptiche)!

P.S. Ho avuto la ventura di conoscere, sebbene di sfuggita, il figlio di Orfeo...
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#4   04 Luglio 2006 - 08:29
 
Chiedo scusa per l'OT, ma... avete visto quello sta succedendo alla Rosa nel Pugno? La Rosa si affloscia, e il Pugno si punge con le spine. I socialisti cominciano a realizzare di aver fatto una gran cazzata. Nel breve o medio periodo, raccoglieranno armi e bagagli e se ne andranno. Inevitabile.
L'avevamo detto.
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#5   04 Luglio 2006 - 10:58
 
Caro Roberto,
non seguo molto le dichiarazioni vescovili o vaticane. Comunque pare anche a me che ci sia una estrema cautela nel dichiarare. Che il popolo palestinese soffra, non si discute e non per nulla la gran parte della chiesa locale è loro vicina, se non filopalestinese. Da un punto di vista politico però mi pare che le cose si complichino: la politica ha bisogno di affidabilità e invece la parte palestinese non ne mostra. Vero è che Israele fa ben poco per favorirla. Intanto il popolo palestinese è allo stremo. E in effetti hanno certamente più bisogno lì di preghiere che non l'assessore.


@ zaccheo: ho notato anch'io cascami e svenimenti à la cacciarì su quinzio. e qui orfeo è da riprendere (ma da maneggiare con cautela).


@ che faccio coi rosapugnoni, vado a riprendere i miei vecchi post dell'ipse dixit?
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#6   04 Luglio 2006 - 11:30
 
Caro Luigi,
grazie della replica. So che la questione palestinese è politicamente complicatissima, e so anche di non saperne abbastanza. Mi permetto però una affermazione chiara.
Tu dici che la politica ha bisogno di affidabilità, e che i palestinesi non ne dimostrano tanta.
La politica ha bisogno di affidabilità (tutto ne ha tanto bisogno) e va bene.
L'attuale governo palestinese (Hamas) di affidabilità (legalità, legittimità, consenso, coerenza) mi pare averne tantissima: non sono corrotti, sono stati votati a grande maggioranza, hanno coraggio da vendere, e non vendono la loro patria ai colonizzatori.
Quanto a dove stia la ragione, per farla corta invito a spiegarmi come mai sarebbe giusto se i palestinesi rinunciassero al diritto al ritorno della loro diaspora cacciata dal terrorismo israeliano negli anni 40 e 50, mentre mio cugino farmacista di Pordenone, totalmente disinteressato all'ebraismo, alla palestina, e a quasi tutto tranne all'andamento borsistico, può domani richiedere e ottenere la cittadinanza israeliana più sostanziosi contributi all'insediamento gentilmente offerti dal contribuente USA (sua madre era ebrea).
Dice, "sono terroristi." Se essere terroristi vuole dire continuare a combattere anche in condizioni di enorme inferiorità, in una solitudine politica disperante, contro un esercito che è il terzo o il quarto del mondo, che cosa vuoi che ti dica? Secondo me, essere terroristi va benissimo, e in situzione analoga spero tanto che sarei un terrorista anch'io.
E' vero che a volte gli scappa un po' la mano: ma se mi facessero fuori un figlio o due, sta' tranquillo che la mano scapperebbe anche a me.
Sì, c'è anche l'altra soluzione: santità di massa. Resistenza non violenta, preferire morire all'uccidere. Nella storia umana non si è mai verificato un caso simile, e sarebbe certo interessante assistervi, specie per noi cristiani, anche se sarebbe un promo mica male per l'islam.

Consigliarlo agli altri, però, mi pare un po' ipocrita: cominciamo eventualmente noi, ti pare? che abbiamo anche il piano di battaglia nel nostro libro sacro (il discorso della montagna) mentre, salvo errore, nel corano non c'è niente di simile.
Un caro saluto. RB
utente anonimo

#7   04 Luglio 2006 - 11:41
 
Dimenticavo: m sono definitivamente rotto i *** della fasulla prudenza e lungimiranza politica di noi cattolici, gerarchie in testa.
Di questa porcata del silenzio sulla pulizia etnica contro i palestinesi si scuserà un pontefice fra due o trecento anni, e tutti i fedeli lo ascolteranno e commenteranno, con la bocca a culo di gallina: "Ma come siamo buoni!"
Chiediamo sempre a Dio di non guardare i nostri peccati, ma la fede della tua Chiesa, e certo facciamo benissimo. Ma questa vigliacca furberia cos'altro è, se non mancanza di fede? Per che altra ragione si sceglie di star sempre dalla parte del vincitore, se non perchè si ha poca o punta fede? E se venisse il giorno che il Padreterno, esaudendo quella nostra preghiera, e guardando la fede della sua Chiesa, constatasse desolato che non c'è un gran che da vedere? Che da vedere restano solo i nostri peccati? RB
utente anonimo

#8   06 Luglio 2006 - 09:54
 
Caro Buffagni, insomma Hamas, che ha nel programma la distruzione dello Stato d'Israele, "di affidabilità (legalità, legittimità, consenso, coerenza) mi pare averne tantissima: [1] non sono corrotti, [2] sono stati votati a grande maggioranza, [3] hanno coraggio da vendere, e [4] non vendono la loro patria ai colonizzatori."
I tuoi 4 punti valgono (realmente, non è un iperbole...) anche per Hitler ed i nazionalsocialisti.
Anche i buoni tedeschi che lo votarono (e di ragioni ne avevano tantissime) pagarono, eccome se l pagarono, quel tragica errore.
Aggiungo che le ragioni di Israele nei confronti di Hamas sono le stesse che originarono la leggittima insurrezione del Generale Franco: un governo che consente al caos ed al delitto è delegittimato e deve essere tolto.
Mi spiace che ti dispiaccia solo per i ragazzini palestinesi, quelli israeliani non li rammenti mai.
Stefano Borselli




utente anonimo

#9   07 Luglio 2006 - 08:47
 
Caro Borselli,
mi dispiace davvero di non poterti replicare come meriti tu, e come merita la serietà delle questioni che sollevi.
Come dicevo qualche giorno fa, da mesi sono sepolto di lavoro, e devo assistere mio padre e mio fratello che sono seriamente malati (tra l'altro, è per questo motivo che non sono riuscito a rivedere il nostro scambio epistolare per la pbblicazione sul tuo sito che mi avevi gentilmente proposto); così, non mi resta neanche il tempo di leggere il giornale, figuriamoci quello di scrivere qualcosa di ragionato.
Quindi, scusa tu, e scusino i lettori tutti di questo scambio. Non si dovrebbe mai aprire una conversazione se non la si può portare a termine.
Spero di poterla riprendere più avanti.
Per ora, mi permetto di replicarti nel solo modo che mi è possibile, con un paio di telegrammi, anzi di sms.
sms uno: mi dispiace per tutti i morti ammazzati, come no. Il giudizio che porto è politico, non morale. Per come la vedo io, e vederla diversamente mi pare un po' difficile, Israele è una potenza coloniale nella quale vige un regime di apartheid (su basi non razziali ma di appartenenza etnico-religiosa) ed è l'aggressore, i palestinesi sono colonizzati e discriminati, e sono gli aggrediti. Dovendo attribuire torto e ragione politici, do ragione ai palestinesi, e torto agli israeliani. Non penso che i palestinesi siano buoni e gli israeliani cattivi, nè che i morti palestinesi valgano 100 e gli israeliani 1; questo genere di conteggi li fanno (con i valori rovesciati) la stampa e la televisione occidentali.
Il paragone con il colpo di stato franchista (a proposito del quale ti consiglio vivamente la lettura de "I grandi cimiteri sotto la luna" di G. Bernanos, che lo vide in diretta, e che era un po' meno sicuro di te della sua "legittimità") mi pare improprio per parecchie ragioni, una delle quali è che il "bando" franchista non era stato paracadutato in Spagna dai quattro angoli del mondo.
Quella è stata una guerra civile, quella dei palestinesi è una guerra di liberazione nazionale da un dominio coloniale. I
palestinesi abitavano in Palestina da un paio di millenni, e per loro disgrazia, dopo la caduta dell'impero ottomano non avevano uno stato; Inghilterra e Usa gli hanno impiantato Israele tra capo e collo per ragioni geopolitiche evidenti, con la scusa del risarcimento per lo sterminio nazista (argomento che sarebbe più valido se avessero regalato ai sionisti la Baviera o il Trentino-Alto Adige, come ricorda, con notevole buonsenso, l'altro mostro mediatico, il persiano Ahmadinejad).

sms due. consiglierei di lasciar stare Hitler. E' una comparazione storica nella quale i media e i politici, specie quelli americani, inzuppano volentieri il pane, ma è gravemente fuorviante, perchè tende e chiamare in causa altre categorie altrettanto fuorvianti, quali quelle di "male assoluto", delle quali io accetto di parlare solo quando non si parla di politica ma di teologia.
Hamas non somiglia (politicamente) a Hitler per molti motivi, il più politicamente rilevante dei quali è questo: che Hitler era alla guida della seconda potenza militare, economica e culturale d'Europa, mentre Hamas è alla guida di un popolo al quale si possono disinvoltamente arrestare otto ministri, senza che nessuno nel mondo faccia una piega.

sms tre non ti solleva nessun interrogativo il fatto che di recente, sia stato iscritto nelle leggi di tanti Stati europei il divieto formale di mettere in questione l'interpretazione storico-morale delo sterminio degli ebrei autorizzata da Israele? I negazionisti hanno torto, come no, ma ci sarebbe bisogno di violare un principio liberale e illuministico elementare se questa interpretazione non servisse a TAPPARE LA BOCCA a tutti coloro che criticano la politica dello Stato d'Israele (tra i quali, molti ebrei, anche osservanti e praticanti?)
E se questa politica non servisse interessi essenziali americani, tu credi che l'ultima edizione del Webster's Dictionary avrebbe accolto tra i suoi lemmi una definizione di antisemitismo palesemente falsa ("avversione allo stato d'Israele").
Sms quattro, e fine. Io non credo che l'Occidente sia il bene, n che l'islam sia il male. Non credo neanche che esista, qualcosa come l'occidente del quale parlano i neoconservatori. Nè penso che il pericolo per il cristianesimo venga dall'Islam: non vedo, per ora, folle di ragazze italiane coprirsi col chador, nè folle di ragazzi italiani pregare cinque volte al giorno, farsi crescere la barba e oservare il ramadan; nè legarsi intorno alla vita un salvagente al plastico (preferiscono schiantarsi in macchina verso le quattro del mattino, dopo abbondanti impasticcamenti, bevute e scopate, e/o far piovere sassi dai cavalcavia).
Il pericolo per il cristianesimo, che degli attacchi diretti militari e politici non ha avuto paura mai, siamo noi, cristiani, ex cristiani, sedicenti cristiani, non possiamo non dirci cristiani, e C.: che lo attacchiamo dall'interno (e lì ci sono precedenti meno lieti, come insegna la guerra dei Trent'anni)

Un cordiale saluto. RB

utente anonimo

#10   07 Luglio 2006 - 13:27
 
Quattro sms che condivido.
GdC
utente anonimo

#11   07 Luglio 2006 - 16:23
 
Questa esatta descrizione tecnica della situazione palestinese si deve al principale estensore del manuale tattico in uso al corpo dei marines. 4GW, fourth generation war, è il nome che Lind ha dato a quel che si usa chiamare "guerra asimmetrica", quella condotta da entità non statali.

On War #173
July 5, 2006

To Be or Not To Be a State?

By William S. Lind

[The views expressed in this article are those of Mr. Lind, writing in his personal capacity. They do not reflect the opinions or policy positions of the Free Congress Foundation, its officers, board or employees, or those of Kettle Creek Corporation.]

When Hamas won the Palestinian elections, a highly successful Fourth Generation entity became a state. No doubt that was one of Hamas’s highest aspirations. But by becoming a state, it became far more vulnerable to other states than it was as a non-state entity. How Hamas deals with this problem may say a great deal about the future of Fourth Generation war.

Hamas may have presumed that once it won a free election, other states, including the United States and Israel, would have to recognize its legitimacy. Great expectations are seldom fulfilled in the amoral world of international politics. When the Washington Establishment calls for “free elections,” what it means is elections that elect the people it wants to deal with. Hamas does not fall in that category. Washington therefore greeted Hamas’s electoral victory with a full-court press to destroy the new Hamas leadership of the Palestinian Authority, a “state” that bears a state’s burdens with none of a state’s assets. Both Machiavelli and Metternich were no doubt delighted by this act of Wilsonian hypocrisy, a variety that often exceeds their own and does so with a straight face, an act they could never quite master, being gentlemen.

In cooperation with Israel (can Washington now do anything except in cooperation with Israel?), the U.S. imposed a starvation blockade on the Palestinian territories. Instead of British armored cruisers, the blockaders this time are U.S. banking laws, plus Israeli withholding of Palestinian tax receipts. As the government of a quasi-state, Hamas found itself with no money. PA employees went unpaid and PA services, such as they were, largely collapsed. The burden, as always, fell on average Palestinians.

In the past week, Israel has upped the ante by threatening a full-scale military attack on Gaza. The Israelis had already been escalating quietly, a raid here, a missile there, artillery shells somewhere else. With Palestinian civilians dying, Hamas had to respond. It did so with a raid on an Israeli army post, a legitimate military target. (Attacks on military targets are not “terrorism.”) The well-planned and brilliantly conducted raid (so well done as to suggest Hezbollah assistance) killed two Israeli soldiers and captured one.

Normally, that captured Israeli would be a Hamas asset. But now that Hamas is a state, it has discovered Cpl. Gilad Shalit is a major liability. Israel is refusing all deals for his return. If Hamas returns him without a deal, it will be humiliated. If it continues to hold him, Israel will up the military pressure; it is already destroying PA targets such as government offices and arresting PA cabinet members. If it kills him, the Israeli public will back whatever revenge strikes the Israeli military wants. Hamas is now far more targetable than it was as a non-state entity, but is no better able to defend itself or Palestine than it was as a Fourth Generation force. 4GW forces are generally unable to defend territory or fixed targets against state armed forces, but they have no reason to do so. Now, as a quasi-state, Hamas must do so or appear to be defeated.

Does the sign really say “No Exit” for Hamas? It may – so long as Hamas remains a state, or has aspirations to be one. Washington’s and Tel Aviv’s obvious goal is to push the Hamas government to the point where it must choose between a humanitarian catastrophe for the Palestinian people and resignation, with the return of corrupt and complaint Fatah to power. Either way, Hamas will have suffered an enormous defeat, to the point where it is unlikely to be a serious alternative ever again.

There is, however, another way out for Hamas. It can call and raise Washington’s and Tel Aviv bets. How? By voting to dissolve the Palestinian Authority. Ending the PA would dump the Palestinian territories and their inhabitants’ right back in Israel’s lap. Under international law, as the occupying power, Israel would be responsible for everything in the territories: security, human services, utilities and infrastructure, the economy, the whole megillah (oy!). Israel could try to restore the PA in cooperation with Fatah, but if Fatah joined Israel in doing so, it would destroy what legitimacy it has left. Hamas could meanwhile return to a 4GW war against Israel, unencumbered with the dubious assets of a state, and with lots more targets as Israel attempted to run the Palestinian Territories itself.

Hamas faces what may be a defining moment, not only for itself but for Fourth Generation entities elsewhere. Does it want the trappings of a state so much that it will render itself targetable as a state, or can it see through the glitter of being “cabinet ministers” and the like and go instead for substance by retaining non-state status? To be or not to be a state, that is the question – for Hamas and soon enough for other 4GW entities as well.

William S. Lind, expressing his own personal opinion, is Director for the Center for Cultural Conservatism for the Free Congress Foundation


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Word document available upon request.

To interview Mr. Lind, please contact:

Phyllis Hughes (pehughes@freecongress.org)
Free Congress Foundation
717 Second St., N.E.
Washington, D.C. 20002
Phone 202-543-8474

The Free Congress Foundation, is a 28-year-old Washington, DC-based conservative educational foundation (think tank) that teaches people how to be effective in the political process, advocates judicial reform, promotes cultural conservatism, and works against the government encroachment of individual liberties.

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utente anonimo

#12   16 Luglio 2006 - 18:16
 
A me Blondet sembra un pericoloso pazzo. E la logica di qualche intervento qui sotto è assurda: da almeno quindici anni a questa parte non ha più alcun senso essere pro-palestinesi e anti-israeliani (e, ovviamente, nemmeno il contrario).
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