Caro Guido,
oggi sul Riformista c'è un articolo di Orlando Franceschelli. Non fosse per la polemichetta che tenta e stenta, sarebbe solo lungo e futile fin dal titolo. C'è l'ha su con chi oggi a Castelgandolfo si incontra per parlare di creazione e evoluzione.
Franceschelli non è lucidissimo: parla di evoluzione come fosse sinonimo di darwinismo; dice che la creazione è un dogma; paventa un attacco alla modernità per un ritorno alla teologia naturale di Paley.
Vabbé, ognuno paventa quello che vuole. Il fatto è che, alla fine, stringi stringi, per prendersela con il Dio della creazione (quello bravo, bello, potente e sapiente, per intenderci) tira fuori e si appella ad argomenti come il male, lo spreco, il caso. Complimenti, non c'è che dire, per chi voleva lasciare a casa la teleologia sono argomenti forti e soprattutto fondati. Mancava solo che ci tirasse fuori la storia dell'occhio.
La sai, no? L'occhio è citato solitamente come esempio per negare il darwinismo. Poi salta fuori il Franceschelli della situazione che dice, "eh, no: l'occhio non è perfetto, perché di notte non ci vede, diventa miope e anche cieco. L'occhio è imperfetto e non prova il finalismo".
Il fatto è questo. Franceschelli non deve star lì a vedere travi e pagliuzze del finalismo. Ma porsi il problema se certi dati del mondo naturale che presentano una complessità irriducibile siano compatibili con la teoria del darwinismo. E porselo con quella rettitudine morale e intelletuale che proprio lui auspica.
ld