Caro Luigi,
allora, come canta Pappalardo, dopo un estate protrattasi anche troppo... rrrricominciamo.
Dove eravamo rimasti? Sinceramente non ricordo più. Più facile dire da dove possiamo iniziare. Ovvero dal rapporto fra Islam e Occidente. Ti ho lasciato qualche breve post nelle ultime settimane sull’argomento e vedo che pure tu hai seminato.
Ti dico subito che ti causerò una grossa delusione, ma in questi mesi le mie posizioni sono un po’ cambiate. Trattasi del frutto inaspettato di conversazioni con amici ruspanti ma di buon senso, di meditazioni personali davanti a un boccale di birrra, della lettura di un po’ di libri e soprattutto di molti giornali. Ovviamente quelli buoni.
Prendi Libero per esempio. Sì, Libero. Togli tutto il ciarpame e il trash, le cose inutili tipo la rubrica di Francesca Senette o adesso quella di Moggi. Togli il ciarlare sulla inutile politica di casa nostra (non cosa nostra, casa nostra) e tieni le cose migliori. Tipo gli articoli di Angelo Pezzana.
Ti dirò, in passato Pezzana l’avevo assai sottovalutato e snobbato. Anzi, ci avevo proprio sputato sopra senza nemmeno leggerlo. Ora, invece, me lo sono letto. Con calma. Ho dato anche una scorsa ai pezzi in archivio sul suo sito, Informazionecorretta.com e devo dire che in molte cose mi ha inaspettatamente colpito. Anche e soprattutto riguardo all’idea di un’aggressione islamica che in fondo minaccia l’anima profonda del nostro mondo, i valori più alti della nostra società. Un’idea espressa con un nitore e una sincerità che, mi pare, sopravanzano anche quelle di un Magdi Allam.
Come saprai, Pezzana è stato negli anni ’70 uno degli animatori del "Fuori", il Fronte unitario omosessuali rivoluzionari italiani. Un fatto che aveva sempre alimentato in me un pregiudizio duro, cattivo nei suoi confronti. Bene, incuriosito sempre più dal personaggio, scosso non poco dal tentativo estivo di distruggere l’unica democrazia in Medio Oriente, Israele, e dagli ultimi impressionanti proclami di Al Qaeda, ho cercato di capire meglio, andando alle radici dell’esperienza culturale del Nostro e al nocciolo della questione: la difesa di un Occidente che Pezzana, in fondo, dice essere non solo suo, ma anche nostro.
E così, mentre cercavo di dare un senso a tutto quanto, mi sono imbattatuto in un libro fresco di stampa, “Gay. La guida italiana in 150 voci” edizioni Mondadori, che mi ha fatto capire. Lì ho trovato in particolare una pagina che secondo me riassume meglio di ogni altra, meglio anche delle ultime annate del Weekly Standard, qual è il senso di una battaglia culturale che è ormai giunto il momento di abbracciare. Una pagina della biografia di un amico di Pezzana, suo antico compagno di lotta e fondatore assieme a lui del “Fuori”: Mario Mieli.
Cito: “Deluso dalla politica, Mieli torna al teatro e alla scrittura, con il romanzo autobiografico Il risveglio dei faraoni, in cui si descrive come il Messia e racconta le proprie esperienze di vita in chiave mistico-esoterica. Nello stesso periodo realizza Non è mai troppo tardi, il filmato che documenta una delle performance più estreme e allo stesso tempo più politicamente lucide con cui dà forma alle teorie espresse nel libro. Ripreso in un Super 8 artigianale, Mieli, aiutato da un’amica, si traveste, impiegando una cura particolare nella scelta del trucco e degli abiti. Completata la cerimonia di vestizione si reca in bagno e, rivolgendosi direttamente alla macchina da presa, dà luogo a un’azione di coprofagia. Al termine si lava i denti, indossa un mantello nero e, sempre truccato, si reca con l’amica di fronte al colonnato del Vaticano. L’utopia di sé descritta in Elementi di critica omosessuale approda così alla magia mistica, in cui allucinazione e realtà si fondono, ironia e follia sono impossibili da separare. Mario Mieli muore suicida il 12 marzo 1983”.
Non so tu cosa ne pensi. Secondo me il valore della Libertà per cui Mario Mieli ha dato la vita, e che oggi continuano a testimoniare i Pezzana, Il Foglio con i suoi Scalise o i Pera e i Panebianco con la loro open society, non può essere lasciato indifeso.
Non possiamo più essere pavidi. Dobbiamo combattere.
Guido