lunedì, 25 settembre 2006

Figli di Abramo (non Lincoln)

Caro Luigi,

 

sempre su Islam e Occidente: c’è un passaggio di un editoriale di Ida Magli uscito sul Giornale del 18 settembre, che temo sia sfuggito a molti, anche ad alcuni dei nostri amici catto-radicali.

 

Te lo ripropongo, perché nella sua stringatezza tocca uno dei nodi di questo odio antiislamico, che al fondo, anche se molti non se accorgono, è un odio per alcuni fondamenti della nostra stessa fede cattolica.

 

“Lo dico per coloro che ancora non lo sapessero: il peggio dell’islamismo consiste nell’essersi agganciato ai primi cinque libri dell’Antico Testamento”.

 

Chiaro?

 

GdC

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Commenti
#1   25 Settembre 2006 - 16:38
 
Mi pare una lettura un po' forzata dell'articolo della Magli.
Almeno quanto lo sarebbe la mia dell'islamolatria che unisce per l'ennesima volta cattocomunisti e clericofascisti, allorché dicessi che costoro, avendo della Fede una nozione totalitaria e ben più moralistica che morale (per i secondi potrei aggiungere addirittura tridentina, in senso non proprio ma solo antiprotestante), rimuovono totalmente il mistero della Redenzione mediante la Croce, che è un vero e proprio cantico d'amore di Dio per l'uomo libero, e quindi l'essenza stessa di Dio, quell'Amore che si realizza solo nella pienezza della libertà. :-)

Bernardo
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#2   25 Settembre 2006 - 17:04
 
Bernie Bernie... il punto è proprio che la libertà che ci ha donato Cristo, è la libertà dalle catene del peccato, della morte eterna, la libertà dalle angustie di questa valle di lacrime, in quanto partecipi dell'infinità di Dio già in questa Terra.
Il che non c'entra non dico poco, ma proprio nulla con la libertà di cui parlano Von Hayek, Capezzone, o Magdi Allam. Se vai su Radio Radicale, trovi oggi un'intervista a Benendetto Della Vedova sull'opportunità di introdurre l'eutanasia in Italia: in nome della libertà e contro lo statalismo - dice coerentemente il liberale BDV - dobbiamo affermare il diritto del singolo di decidere per se stesso.

GdC






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#3   25 Settembre 2006 - 17:13
 
GdC, capirai che intervengo per dovere d'ufficio... ;)

Mi pare che tu sia in grado di spiegare cosa avrebbe detto Nostro Signore della libertà di cui parla Hayek. Non puoi sottrarti alla condivisione di informazioni così preziose: resto sul serio in attesa di sapere, puoi ben immaginare la mia aspettativa, ti prego di non deludermi.
Fried

P.S. Non ti permettere più di affiancare i nomi di Hayek e Capezzone. :)))
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#4   25 Settembre 2006 - 17:29
 
No, caro Guido, o, meglio, non solo. Perché la libertà non è solo il dono ma anche il metodo di Dio. Altrimenti della Croce non ci sarebbe stata alcuna necessità, sarebbe stato sufficiente necessitare a priori l'amore del creato. Invece l'amore di Dio per l'uomo è libero e richiede altrettanta libertà.
Altro discorso è l'uso autoreferenziale (e infedele) che l'uomo ne fa, interpretando la propria libertà al di fuori della Verità e in contrasto con questa.
Ho sempre pensato di dovermi impegnare per spiegare la Verità della libertà, ma questo è possibile davvero solo in un contesto in cui la libertà sia riconosciuta e garantita (io ho scritto contro l'eutanasia ma non vorrei mai che questa fosse negata in applicazione di una sorta di legge coranica). Guai a confondere la libertà in sé con l'uso che se ne fa. E sono convinto che vi siano più spazi per il Vangelo di Cristo in mezzo al nichilismo più dissennato che tra i ranghi compatti di una teocrazia.

Bernardo
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#5   25 Settembre 2006 - 23:53
 
Caro Friedrich, ritiro l'accostamento tra V.H. e Capezzone. Quello tra V.H. e Antonio Martino può andare? :))

Bernie, quello che mi pare sia per te centrale, la libertà “politica” o “economica”, per la Chiesa è un accidens. O meglio, è un semplice strumento. La Chiesa apprezza la democrazia in questo particolare momento storico, come ha apprezzato e si è adattata a moltissime altre forme di governo nel passato. A San Paolo, per lasciar stare Nostro Signore, importava tanto il discorso del “liberalesimo” da dare per scontata addirittura la schiavitù... Forse anche lui era uno statalista, o un talebano? No, semplicemente la libertà che predicava non c’entrava nulla con la “libertà” com’è intesa oggi dal Cato Institute.
Occhio, poi, che partendo dalle tue premesse si arriva dritti alla posizione dei radicali: tu sei contro l’eutanasia? – ti dirà Capezzone – benissimo, vuol dire che non vi farai mai ricorso. Ti ammiro. Ma se io voglio farvi ricorso che diritto hai tu di impedirmelo, di conculcare la mia libertà?
Stando alle tue premesse, nessuno. A meno che tu non voglia introdurre piccole tracce di “teocrazia” nel sistema.
GdC
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#6   26 Settembre 2006 - 01:29
 
Guido, ciò che, secondo te, per la Chiesa è storicamente accidentale è invece per Dio teologicamente essenziale (e non temo smentite su questo). Mi pare quindi che sarebbe il caso di non considerare la storia della Chiesa come un camaleonte indifferente al colore perché al servizio della camaleontità (passami il termine orribile). La storia della Chiesa, che è santa non per sé ma per la Grazia meritata da Cristo e per l'azione dello Spirito, è un cammino di purificazione e verso la pienezza della propria vocazione non dissimile da quello che ogni singolo cristiano è chiamato a percorrere nell'arco della sua vita.
La Chiesa non apprezza "accidentalmente" la democrazia e la libertà, lo fa perché ha compiuto un percorso di progressiva chiarificazione che, per esempio, dall'accettazione paolina l'ha condotta alla condanna della schiavitù da parte di Giovanni Paolo II e alla relativa richiesta di perdono per la complicità di tanti "figli della Chiesa" in tale abominio.
Certo, il messaggio evangelico libera il cuore e, quindi, è indifferente alla condizione materiale dell'uomo, ma ciò non significa che quest'ultima sia irrilevante in termini morali. Tutt'altro. Dio ha creato l'uomo libero, gli ha consentito l'infedeltà del peccato e si è fatto uomo, è morto e risorto per salvarlo senza obbligarlo a farsi salvare (l'attesa messianica delusa degli ebrei): perché l'innamorato vuole essere amato a sua volta, desidera essere liberamente scelto (non "servi" ma "amici"). L' Amore è l'essenza di Dio e la libertà è il "modo" dell'Amore.
Per quanto riguarda l'eutanasia, dal punto di vista morale che la legge ci sia o meno è ininfluente (basta infatti desiderare con l'occhio per commettere adulterio). Sbaglia quindi Capezzone a porre il problema relativizzando semplicisticamente due piani morali (è un espediente retorico la cui illogicità è facilmente dimostrabile). L'eutanasia va rigettata per motivazioni logiche e giuridiche (proprio a partire dalla constatazione che la libertà non è mai assoluta, e che per essere effettiva deve relativizzarsi in un'azione e, quindi, nella relazione col mondo che quest'ultima mette in opera), sulla base della tripartizione che delineai a suo tempo fra norma giuridica, legge morale e legge morale confessionale.

Bernardo
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#7   26 Settembre 2006 - 13:10
 
Caro Bernardo, il tuo approccio mi sembra alquanto problematico. Sarebbe sciocco, da parte mia, richiamarmi all'ultima proposizione condannata dal Sillabo di Pio IX: "il romano pontefice può e deve riconciliarsi col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà" (in latino, l'ultima espressione mi sembra più corretta: "cum recenti civilitate"). Sciocco perché questa stessa posizione, pur legittima e coerente dal punto di vista della dottrina cattolica, è stata in parte ridimensionata dall'enciclica "Libertas" (1888) di Leone XIII, con la quale si dichiarò che la Chiesa poteva comunque accettare, in via provvisoria e temporanea, le forme "applicate dalla moderna politica al governo dei popoli". Questa è una posizione del Magistero che resta praticamente immutata fino all'attuale pontificato. Giovanni Paolo II, nella Evangelium vitae (1995) sottolinea ampiamente che la Chiesa non esprime alcun favore particolare a questo o quel regime politico, essendo il funzionamento dei sistemi storicamente variabile: ciascuno di essi "può, a determinate condizioni, servire alla realizzazione di ciò che è scopo esenziale del potere, cioè il bene comune". Parallelamente a questa - chiamiamola così - accettazione della moderna forma democratica, il Magistero ha sempre sottolineato ch'essa non è comunque un fine in sé, ma solo uno strumento, la cui legittimità dipende dai fini che persegue, e, aggiungerei, dai princìpi che la ispirano. Tu scrivi che "La Chiesa non apprezza 'accidentalmente' la democrazia e la libertà, lo fa perché ha compiuto un percorso di progressiva chiarificazione che, per esempio, dall'accettazione paolina l'ha condotta alla condanna della schiavitù da parte di Giovanni Paolo II etc.". Assunto singolarmente "modernista" (e poco rispettoso delle differenze storiche), mi pare: cosa impedirebbe, a questo punto, l'applicazione della democrazia all'interno della Chiesa stessa, la quale non è né può essere un organismo democratico? In realtà l'appoggio della Chiesa al modello democratico dipende dalle sue concrete applicazioni, non dalla condivisione dei suoi principi: a questo proposito, la già citata "Evangelium vitae" chiama i cattolici alla denuncia di una concezione di democrazia che risulti ispirata dall'ideologia "liberale", dall'idea che la legge sia il frutto di convenzioni stabilite dalla maggioranza, anziché dal riconoscimento di una verità oggettiva. Inoltre tu scrivi che "il messaggio evangelico libera il cuore e, quindi, è indifferente alla condizione materiale dell'uomo, ma ciò non significa che quest'ultima sia irrilevante in termini morali". Posso essere d'accordo, anche se non direi che il messaggio evangelico libera il cuore, ma che libera l'uomo nella sua interezza, rendendolo creatura nuova, e coinvolgendo anche il suo essere naturalmente sociale. Partendo da diverse concezioni di uomo, possono darsi diverse morali, anche apparentemente giuste o accettabili, ma che di fatto costringono l'uomo alla sua dimensione immanente, al mancato riconoscimento del proprio fine ultimo: ed è questa "apertura", questa destinazione trascendente, che la Chiesa, prima di ogni altra cosa, deve difendere (cioè far sì che sia possibile) anche a partire da un ordinamento sociale che non risulti "indifferente" (o addirittura ostile) al messaggio evangelico e alla stessa verità dell'uomo.
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#8   26 Settembre 2006 - 14:49
 
Buongiorno a tutti. Non entro nel tema della dotta (ma assai attraente) disputa, perché non me ne sento capace.
Desidero solo avvisare GdC che riprendo il passaggio di Ida Magli per una riflessione sul mio blog (che sarà, immagino, appena una briciola, come al solito, cioè alla mia portata), ringraziandolo molto per l'interessante segnalazione.
Buona discussione (e non fatevi male).
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#9   26 Settembre 2006 - 20:57
 
Zaccheo:

Giovanni Paolo II, nella Evangelium vitae (1995) sottolinea ampiamente che la Chiesa non esprime alcun favore particolare a questo o quel regime politico, essendo il funzionamento dei sistemi storicamente variabile: ciascuno di essi "può, a determinate condizioni, servire alla realizzazione di ciò che è scopo esenziale del potere, cioè il bene comune".

La Chiesa non può approvare alcun regime politico che preveda forme di oppressione, di discriminazione, di limitazione autoritaria della libertà personale, perché questo comporterebbe: 1) l'avallo a forme gratuite di violenza dell'uomo sull'uomo; 2) la negazione della radice teologica della libertà, che è la modalità unica del rapporto tra uomo e Dio impressa nel diritto naturale e, quindi, acquisita come conquista di civiltà.

Parallelamente a questa - chiamiamola così - accettazione della moderna forma democratica, il Magistero ha sempre sottolineato ch'essa non è comunque un fine in sé, ma solo uno strumento, la cui legittimità dipende dai fini che persegue, e, aggiungerei, dai princìpi che la ispirano.

Ciò significa soltanto che la Chiesa non ha esplicite finalità politiche (ed è ovvio, visto che non può temporalizzarsi né trasformarsi in instrumentum regni).
Che poi la democrazia non sia un fine ma un mezzo è del tutto logico e acquisito anche per l’autentico pensiero politico liberale.
Per quanto riguarda il rilievo dei fini perseguiti dalla democrazia, direi che occorre distinguere: chi, come me, sostiene l'imprescindibilità della libertà per il cristianesimo, riconoscendole addirittura una radice teologica, non pensa anche che tutte le determinazioni della libertà siano accettabili e positive solo perché, appunto, determinazioni della libertà.
La distinzione che faccio è la stessa che troviamo nella Genesi: Dio non impedisce all'uomo di mangiare dell'albero ma glielo vieta soltanto. La Chiesa deve "spiegare" e proporre energicamente la Verità della libertà ma non può in alcun modo percorrere la scorciatoia di una sorta di legge coranica perché, così facendo, negherebbe Dio e il senso profondo dell'incarnazione, morte e resurrezione di Cristo. La Chiesa deve promuovere una "cultura" della libertà, ma per farlo non può prescindere dalla difesa della libertà che di quella cultura è condizione necessaria.

Tu scrivi che "La Chiesa non apprezza 'accidentalmente' la democrazia e la libertà, lo fa perché ha compiuto un percorso di progressiva chiarificazione che, per esempio, dall'accettazione paolina l'ha condotta alla condanna della schiavitù da parte di Giovanni Paolo II etc.". Assunto singolarmente "modernista" (e poco rispettoso delle differenze storiche), mi pare:

Francamente non mi sembra. Non è mio costume fare storicismo etico, e non ho mai inteso colpevolizzare San Paolo. Certo, sarei molto meno tollerante nei confronti di una Chiesa che oggi ritenesse ininfluente tollerare o meno la pratica della schiavitù.
Ribadisco una volta ancora i due piani: la libertà è teologicamente indispensabile al cristianesimo e, nel contempo, su un piano differente, il cristianesimo non può considerare accettabili o comunque trattare con indifferenza regimi oppressivi o comunque totalitari e pratiche aberranti come appunto la schiavitù.

cosa impedirebbe, a questo punto, l'applicazione della democrazia all'interno della Chiesa stessa, la quale non è né può essere un organismo democratico?

Ma cosa c'entra scusa? La Chiesa non è democratica perché non è una realtà politica. Mutatis mutandis, neppure un'azienda è un organismo democratico, ma nessuno se ne meraviglia.

In realtà l'appoggio della Chiesa al modello democratico dipende dalle sue concrete applicazioni, non dalla condivisione dei suoi principi:

Non è del tutto vero. La Chiesa condivide il valore della libertà come condizione sine qua non, come valore imprescindibile, addirittura come dono del Dio-Caritas che ha liberamente scelto di non necessitare il creato (un amore necessario sarebbe stato contraddittorio e, quindi, disarmonico rispetto a un Dio che si riconosce nel logos). Che poi la Chiesa non condivida - e ci mancherebbe - una nozione relativistica di libertà-in-atto, è non solo vero ma anche ovvio. Ma, ci tengo a ripeterlo, il mio discorso non è apologetico del peccato ma della possibilità teorica di peccare, che è facoltà riconosciuta all'uomo da Dio stesso (ho prima ravvisato nell'atteggiamento di Dio nell'Eden un divieto che non si espande in un oggettivo impedimento) e che giustifica teologicamente il modello di redenzione rappresentato dalla Croce di Gesù (perché Egli avrebbe dovuto sacrificare Suo Figlio se, da Onnipotente, avesse stimato praticabile la possibilità dell'imposizione?).

a questo proposito, la già citata "Evangelium vitae" chiama i cattolici alla denuncia di una concezione di democrazia che risulti ispirata dall'ideologia "liberale", dall'idea che la legge sia il frutto di convenzioni stabilite dalla maggioranza, anziché dal riconoscimento di una verità oggettiva.

Sono d'accordo, se il pensiero liberale viene inteso come "ideologia" diviene implicitamente totalitario (anche se molti sedicenti liberali fingono di non accorgersene) e, quindi, contraddice se stesso. E' una mia vecchia tesi: può essere liberale solo un metodo. Quando dal metodo si passa all'affermazione di un Verità, si cade nella contraddizione logica del relativismo, che è un sistema, una metafisica nell'ambito della quale la proposizione "non c'è altra verità che quella contingente, sociale o individuale che sia" s'impone come verità. Io sono liberale ma non relativista, tanto per capirci.

ed è questa "apertura", questa destinazione trascendente, che la Chiesa, prima di ogni altra cosa, deve difendere (cioè far sì che sia possibile) anche a partire da un ordinamento sociale che non risulti "indifferente" (o addirittura ostile) al messaggio evangelico e alla stessa verità dell'uomo.

Ma, lo ripeto, la libertà come metodo non può essere messa in discussione. La "non indifferenza" dev'essere il risultato di una sensibilità vera e diffusa (la Città di Dio non può essere che la somma di tutte le coscienze che liberamente hanno scelto di accogliere l'Amore divino), non può essere un attributo della forma di stato o di governo. Qui sta, secondo me, l'errore profondo del tuo discorso: non tenere conto che la "non indifferenza" non può essere che il risultato dell'esercizio di una libera scelta e che, quindi, bisogna distinguere rigorosamente l'indifferenza come metodo, che è positiva perché garantisce anche la possibilità della non indifferenza, dall'indifferentismo ideologico, che invece va rigettato non solo perché anticristiano ma anche perché totalitario e, quindi, illiberale.

Bernardo

p.s. chiedo venia per il tag lasciato aperto: riposto qui la mia risposta a Zaccheo per consentire a Guido e a Luigi di cancellare l'intervento precedente che contiene l'errore.
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#10   26 Settembre 2006 - 21:35
 
Democrazia e libertà sono bellissime cose; peccato che per comprarle ci vogliano un sacco di soldi.
Un cordiale saluto. Roberto Buffagni
utente anonimo

#11   26 Settembre 2006 - 21:40
 
Insomma la Chiesa non solo può ma addirittura deve riconciliarsi col progresso, col liberalismo e colla moderna civiltà - nella versione fornitane da Bernardo, chiaramente. Il cattolicesimo faccia posto al protestantesimo, please... Stefano
utente anonimo

#12   27 Settembre 2006 - 00:18
 
Stefano:

Insomma la Chiesa non solo può ma addirittura deve riconciliarsi col progresso, col liberalismo e colla moderna civiltà - nella versione fornitane da Bernardo, chiaramente. Il cattolicesimo faccia posto al protestantesimo, please...

Non esattamente. Credo anzi che la mia dottrina della libertà sia pienamente cattolica. L'idea di libertà come metodo e, quindi, di libertà responsabile (e veritiera) e capace di una risposta attiva all'appello della Grazia, non è compatibile col protestantesimo. Anzi, direi che mi colloco nel solco delle obiezioni mosse da Erasmo a Lutero.

Bernardo
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