mercoledì, 27 settembre 2006

Occasum

L’articolo di Blondet mi pare cadere a fagiolo nel mezzo della discussione su Chiesa, Islam e Occidente. A parte qualche passaggio qua e là, lo sottoscrivo.

 

GdC

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Commenti
#1   27 Settembre 2006 - 13:37
 
Questo articolo di Blondet va letto con l'attenzione che tutti i suoi scritti meritano.
Ma c'e' un passaggio che - come certe pagine di I fanatici dell'Apocalisse, che pure e' un libro eccezionale - mi e' rimasto li'. Laddove scrive: «In quanto credenti nel Dio-logos, siamo obbligati... a pensare anche l’Islam... in modo non schematico. Come lo ha pensato Dio. Perché Dio l’ha pensato».
Ora, posto che l'invito e' da raccogliere, mi chiedo: che vuol dire che «Dio ha pensato» l'Islam? Dio non ha forse pensato anche Lucifero e Giuda?
La mia sensazione e' che da queste parole si levi lo stesso fetore di gnosi che promanava la celebre citazione di Wojtyla sul comunismo inteso come «male necessario».
utente anonimo

#2   27 Settembre 2006 - 15:43
 
Blondet gnostico, proprio lui che ha scritto "Gli Adelphi della dissoluzione", direi di no. Mi limito a pensare che sia testardamente e visceralmente antiamericano ed antiebraico (a tratti antisemita), sempre pronto a vedere la pagliuzza (in verità non piccola) nell'occhio degli USA e a glissare sulla trave nell'occhio dei regimi islamici.
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#3   27 Settembre 2006 - 15:51
 
Considerato che sforna almeno un articolone al giorno, spazzolandosi accuratamente decine e decine di fonti diverse (per lo più in lingua non italiana), credo che non sia il caso di star lì a spaccare il capello in quattro.

Non basta dire "Dio ha pensato anche l'Islam" (parole frettolose ma argomento sostenibile dal "caso Ismaele") per foetere di gnosi.

Dal tuo stesso intervento, a volerlo, si può sentire – lo dico bonariamente – il fetore di quel cattolicesimo inteso come "negazione dell'Islam", l'islam come "male assoluto".

Blondet sarà capito troppo tardi, parecchio tempo dopo morto.
utente anonimo

#4   27 Settembre 2006 - 18:34
 
Sono l'autore del post #1. Non volevo accusare nessuno, solo fissare una sensazione.
Ammiro Blondet e lo stimo come uno dei migliori scrittori italiani. Probabilmente il migliore scrittore cattolico. Ciò non vuol dire che io debba condividere sempre tutto quel che scrive.
Eccomi a riprendere I fanatici dell'Apocalisse, Il Cerchio, 2002, pag. 153. Trascrivo: «Ci par di capire ora che quel compito [la difesa del Monte] grava sui... seguaci del Profeta [Maometto]: avversari ma non nemici, perché fedeli al nostro e vostro stesso Dio. Il Signore della vigna li ha chiamati in ritardo al lavoro della giornata, dopo voi e dopo noi, nel tardo pomeriggio della storia: ma chi potrà dire che non hanno meritato il compenso?».
Tra la dozzina di libri e qualche centinaio di articoli che Blondet ha scritto e io letto, questo passaggio è l'unico che mi trova profondamente discorde. Mi chiedo perfino come abbia potuto scriverlo.
Allah non è il mio «stesso Dio».
utente anonimo

#5   28 Settembre 2006 - 09:08
 
Perché, secondo te ce ne può essere un altro?
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#6   28 Settembre 2006 - 10:04
 
Il problema, come sempre, non è nella possibilità - evidentemente illogica - che vi possa essere un altro Dio, ma nell'ammettere che l'islamismo consista in una chiamata divina e non in un prodotto dell'intelletto umano. Prodotto che in quanto tale merita rispetto - sia chiaro - ma che non va in alcun modo confuso con un evento della Rivelazione, la quale, invece, si compie e si chiude col Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Altrimenti, seguendo questo ragionamento, ogni religione potrebbe essere considerata, a suo modo e in quanto tale, un momento della Rivelazione di un Dio dalla logica assolutamente inattingibile e quindi del tutto estranea alla ragione umana (come accade nell'Islam).
Ecco dunque fare capolino (e ti pareva!), dietro l'irenismo cattocomunista che diviene per l'occasione cattoislamista (Blondet qui non c'entra), la vecchia "teologia delle religioni": i De Mello, i Dupuis, gli Hans Kung, tutti confutati e condannati dall'allora cardinale prefetto Joseph Ratzinger (guarda caso!).
Per il cattolico la Verità è una: lo spezzatino delle verità e roba da teologi "deboli", che, paradossalmente, sacrificano sull'altare della propria ragione secolarizzata la stessa razionalità di Dio (oltre al Vangelo).

Bernardo
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#7   28 Settembre 2006 - 10:49
 
Sicuramente il Dio islamico non è affatto il nostro Dio, perchè c'è una decisa differenza tra il nostro modo d'intendere Dio e il loro.
Noi crediamo in un Dio che è Trinità d'amore, loro in un Dio "monoliticamente" uno.
Noi crediamo in un Dio che si fa uomo e condivide il dolore umano fino alla tortura e alla morte, loro credono in un Dio che resta lontano nella sua gloria celeste e si limita a mandare all'umanità una serie di profeti.
Noi crediamo in un Dio che indica all'uomo il bene ma gli lascia il libero arbitrio per decidere se compiere il bene o il male, loro credono fatalisticamente in un Dio che decide tutto in ogni momento (leggasi al riguardo il racconto "La prigione della libertà" di Micheal Ende).

Possiamo dire allora che il nostro e il loro Dio è lo stesso? Sicuramente non nel senso "il cristianesimo e l'islam vedono Dio allo stesso modo", il che è palesemente falso. Possiamo semmai dirlo in un altro senso: siccome sappiamo che un solo Dio esiste, chi si rivolge nelle sue preghiere all'unico Dio si rivolge al vero Dio. Non ad altri. Anche se la sua visione di Dio è errata e confusa, è comunque a quel Dio che sta pregando, il Dio uno e trino, il Dio che si è incarnato in Cristo ed è venuto a morire nel mondo per salvarlo.

Nel racconto finale delle Cronache di Narnia, il Leone Aslan dice ad Emeth, uno dei Calormeniani (che servono il "dio" - in realtà un demonio - Tash, e sono descritti in maniera abbastanza simile ai Turchi): figliolo, tutto ciò che di buono credevi di fare in nome di Tash, lo hai fatto in nome di Aslan, e tutto ciò che di cattivo credevi di fare in nome di Aslan, lo hai fatto in nome di Tash.
Ed Emeth, quando apprende la verità su Aslan e Tash, dice al Leone: Signore, io ti servivo e non lo sapevo; ti conoscevo male, ma ora ora ti conosco bene e tutto mi è chiaro.
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#8   28 Settembre 2006 - 12:01
 
Il vero problema non è la dignità delle religioni - che è fuori discussione - ma la loro veridicità. Nel caso dell'Islam, poi, c'è un'ulteriore questione, legata al fatto che quella religione si considera nel solco del giudaismo-cristianesimo, come evento conclusivo della Rivelazione.
Nel passo citato, Blondet scrive: "...il Signore della vigna li ha chiamati in ritardo al lavoro della giornata, dopo voi e dopo noi, nel tardo pomeriggio della storia..."
Il punto è proprio questo: non è un problema di tempi, la questione è che il padrone della vigna NON li ha chiamati (in quanto islamici, ovviamente, perché in quanto uomini sono parte della vocazione universale del Padre). Le religioni non sono tutte sullo stesso piano, il fatto che meritino rispetto non significa che possa affermarsi una sorta di teologia democratica (irenistica?) della Rivelazione. Dio si è rivelato pienamente in Cristo Signore, Figlio unigenito del Padre e Re del Cielo e della Terra: non esiste altra veritiera rivelazione possibile. Che poi ci siano uomini giusti ai quali Dio tocca il cuore mediante vie alternative e religioni diverse da quella cristiana è una realtà sulla quale dobbiamo fondare un profondo rispetto per le altre fedi (nel caso dei monoteismi anche in considerazione di questo elemento fondamentale) ma che non muta tale verità di fondo.
Invito gli amici irenisti a rileggersi in proposito l'illuminante dichiarazione Dominus Iesus (e a buon intenditor: votare per la sinistra è illogico ma non è peccato, condividere teologie e principi apertamente e definitivamente condannati dalla Chiesa perché non conformi all'ortodossia cattolica, sì).

Bernardo
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#9   28 Settembre 2006 - 14:59
 
"dopo voi e dopo noi..."
L'equivoco sta qui. Il voi e il noi, biblicamente parlando, è a mio avviso chiarissimo, e significa solo "ebrei e non-ebrei", non già "ebrei e cristiani". Noi sappiamo che la Chiesa di Cristo è costituitivamente formata da ebrei e non-ebrei.
In questo senso mi pare possa valere per tutti i non-ebrei (compresi i seguaci di Cristo) la puntualizzazione di Bernardo circa la NON chiamata di Dio.
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#10   28 Settembre 2006 - 15:00
 
costitutivamente
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#11   28 Settembre 2006 - 17:03
 
Non direi proprio. Visto che Cristo, ebreo della stirpe di Davide e Messia annunciato dai profeti, compie l'antica nella nuova alleanza e chiude la Rivelazione della quale è epicentro: via, verità e vita (non, si badi, "una" delle vie, delle verità e delle vite possibili). Un particolare non da poco. L'irenismo non funziona, neppure da un punto di vista meramente logico. Tra l'altro si fa confusione anche sull'uso del termine "chiamata" che ho tratto direttamente dal contesto del passaggio citato, e quindi con riferimento alla chiamata a una partecipazione attiva rispetto alla Rivelazione e di sicuro non volendo sottintendere una "non chiamata" alla salvezza.

Bernardo
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#12   28 Settembre 2006 - 19:01
 
Non ha molto senso parlare di "dialogo" con l'islam, da un punto di vista religioso. Non a caso il papa propone un dialogo fondato sulla ragione, orientato cioè alla convivenza pacifica fra due religioni distinte. Il suo è un discorso eminentemente "politico", anche se non esclude la possibilità di una vera e propria "amicizia interreligiosa". Ma una prospettiva teologicamente irenista (peraltro assente nelle affermazioni del citato Blondet), non può essere assolutamente considerata come una strada percorribile. Non si tratta quindi di annacquare il cristianesimo, per andare incontro all'islam o per giungere a un comune accordo. Va detto inoltre che l'islam non attribuisce alcuna funzione redentiva a Maometto: e questo facilita la possibilità di una comunicazione fra le due tradizioni. La nascita dell'islam non è immaginabile al di fuori di un contesto giudeo-cristiano, un contesto nel quale circolano tradizioni "apocrife", che la Chiesa giudicherà poi come eretiche, assieme a un buon numero di concezioni pienamente accolte nel bagaglio dottrinale cristiano (la verginità di Maria e la sua immacolata concezione, ad esempio). Le radici sono indubbiamente comuni. Le preghiere dei musulmani sono poi rivolte al Dio di Abramo, che è lo stesso Dio di ebrei e cristiani. Non posso pensare a un Dio che si tappa le orecchie di fronte a una preghiera fatta con retta intenzione. Il valore centrale e definitivo della Rivelazione di Gesù Cristo, nei termini indicati dalla "Dominus Jesus", non esclude il fatto che i musulmani credano al nostro stesso Dio, in quanto post-cristiani. Non più di quanto non si possa escludere la stessa cosa per il giudaismo rabbinico, anch'esso post-cristiano; anzi, fondato proprio sul rifiuto della fede in Gesù Cristo.
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#13   28 Settembre 2006 - 19:10
 
Non mi pare di aver scritto nulla di diverso.

Bernardo
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#14   28 Settembre 2006 - 21:51
 
Bernardo, la cosa non può che farmi piacere (senza ironia): l'intervento era generico, e riprendeva qualche filo sparso fra i comenti.
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#15   28 Settembre 2006 - 23:38
 
Islam e tradizione veterotestamentaria erano piu' affini forse: il Dio dell'AT ama, punisce, si commuove, si vendica, e via dicendo. Dopo Cristo, il Dio incarnato che ha dato vita alla nuova Allenza, neppure il sacrificio di Isacco potrebbe avere piu' luogo, per il semplice fatto che non vi e' piu' altro bene al mondo che non sia il bene dell'uomo.
utente anonimo

#16   29 Settembre 2006 - 14:10
 
Sono Giovanni da Rho, l'autore del post #1 e del post #4. Ringrazio gli intervenuti per i pregevoli contributi. Vorrei ribattere qualcosa.

All'autore del post #3

Il "caso Ismaele" ci permette di dire quello che Dio ci dice attraverso le Scritture, ma non ci permette di dire di più.

Genesi 17,20-21: «Io [Dio] lo benedico [Ismaele] e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli genererà e di lui farò una grande nazione. Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l'anno venturo».

Galati 4,22-31: «Sta scritto infatti che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava [Ismaele] e uno dalla donna libera [Isacco]. Ma quello dalla schiava è nato secondo la carne; quello dalla donna libera, in virtù della promessa. Ora, tali cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due Alleanze; una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, rappresentata da Agar... Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la nostra madre... Ora voi, fratelli, siete figli della promessa, alla maniera di Isacco. E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello nato secondo lo spirito, così accade anche ora. Però, che cosa dice la Scrittura? Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera. Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma di una donna libera».

Dio ha stabilito la sua Alleanza con la discendenza di Abramo, Isacco e Giacobbe (cfr. Esodo 3,6); un'Alleanza che rimaneva prospetticamente aperta a tutte le genti («Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto; perché si conosca sulla terra la tua via, fra tutte le genti la tua salvezza», Salmi 98,3-4; «Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio. Acclami al Signore tutta la terra, gridate, esultate con canti di gioia», Salmi 98,3-4), e che Nostro Signore Gesù Cristo avrebbe poi effettivamente spalancato in potenza all'intera famiglia umana («Poi [il Signore risorto] disse: "Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: "Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni"», Luca 24,44-48; «[l'Agnello] [ha] riscattato per Dio con il [suo] sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione», Apocalisse 5,9).

Di più: Nostro Signore abolisce («Poiché tu rifiuti la conoscenza, rifiuterò te come mio sacerdote; hai dimenticato la legge del tuo Dio e io dimenticherò i tuoi figli», Osea 4,6; «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi», Luca 22,20; «Dicendo però alleanza nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima; ora, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a sparire», Ebrei 8,13) l'antico Patto che era stato violato dai giudei (radice dell'olivo buono al quale sono stati tagliati i rami, e sul quale è innestato l'olivo selvatico; cfr. Romani 11,11-24), ai quali rivolse parole di fuoco («Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l'ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro... Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato... non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità...», Giovanni 8,39-44; «[i Giudei] hanno perfino messo a morte il Signore Gesù e i profeti e hanno perseguitato anche noi; essi non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini, impedendo a noi di predicare ai pagani perché possano essere salvati», 1 Tessalonicesi 2,15-16).

In conclusione, cosa ci permette di concludere il "caso Ismaele"? Non certo che Dio ha parlato attraverso Ismaele o il suo presunto discendente, Maometto. Non certo che Dio ha affidato a Ismaele una missione di salvezza (per favore, si lasci da parte la questione di chi si salva e di chi non si salva: si sa solo che salvarsi è difficile, cfr. Matteo 7,13-14). Soltanto questo possiamo dire: che Dio farà di Ismaele «una grande nazione». Cosa poi significhi «grande nazione» non so dire con certezza: so che non va inteso nel senso di «nazione santa».

Sempre all'autore del post #3

L'Islam non è il male assoluto, ma un grande male sì. Ha cancellato la Fede cristiana dall'Africa e dall'Asia minore. Perseguita i Cristiani. Ostacola la diffusione del Vangelo, lo "ostacola" nel senso biblico, specialmente nei conrfonti dei più deboli. E' in questo senso che Gesù disse: «Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare», Matteo 18,6. L'Islam è un grande male. Anche il Giudaismo, nell'era cristiana, è un grande male: «Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L'anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre», 1 Giovanni 2,22-23.

All'autore del post #5, laparola

Consiglio di riflettere sulla distinzione fra monoteismo e omoteismo.

Gesù stesso disse che perfino certi Giudei non adoravano Dio, ma il Diavolo. Eppure erano istruiti nelle Scritture e fedeli, magari in buona fede, dell'unico Dio... Ciononostante il Signore li apostrofò in modo chiaro: figli del Diavolo. Analoga considerazione per i seguaci di Maometto. Non hanno il Figlio, dunque non hanno nemmeno il Padre. Sta scritto: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me», Giovanni 14,6.

Non sottoscriverei nemmeno la tesi che vede il Cristianesimo come una religione monoteistica, senza specificare la Trinità delle Persone. Il nostro Dio è la Santissima Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen. Rammentiamocene più spesso. Amen. La Trinità non è un optional, è l'unico Dio!

All'autore del post #6, Bernardo

Concordo con te: non possono esistere due Dèi, né due rivelazioni dissonanti dello stesso Dio. La Verità è una (o meglio: una Persona, Gesù Cristo) e lo spezzatino delle religioni è roba da teologi deboli. Sottoscrivo. Solo questo avrei da eccepire: l'irenismo non è necessariamente «cattocomunista». Può essere anche cattoliberale, per esempio. Anzi, mentre il comunismo è impregnato di "ateismo scientifico", il liberalismo (che al comunismo preparò la strada, cfr. PIO XI, Divini Redemptoris, n. 16) è impregnato proprio di indifferentismo religioso e a questo conduce (cfr. GREGORIO XVI, Mirari vos).

Mi sia permesso notare che trovo ineccepibile il post #8.

All'autore del post #7, ClaudioLXXXI

Riconosco anche io, come te, che «c'è una decisa differenza tra il nostro modo d'intendere Dio e il loro [degli islamici]». Solo questo vorrei precisare: che il «nostro modo di intendere Dio» non è "nostro", ma è quello che ci ha comunicato Dio stesso, rivelandoSi in Gesù Cristo. "Quel" modo non può essere opera "nostra": «i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore», Isaia 55,8.

La questione cruciale, sulla quale ci giochiamo la Fede tutta intera, è: i Cristiani sono depositari sì o no della unica e verace Rivelazione di Dio? SI' O NO? Se la risposta è positiva, la Fede è serbata e non si potrà più sostenere, come fai tu, che: «chi si rivolge nelle sue preghiere all'unico Dio si rivolge al vero Dio». Nelle loro preghiere, i Farisei di cui narrano i Vangeli si rivolgevano apparentemente all'Altissimo, eppure - stando alle incorreggibili parole di Cristo - essi non avevano Dio per padre, ma il Diavolo. Dio non è il prodotto della nostra mente, anche se molti lo intendono così. Siamo noi, piuttosto, che siamo opera delle Sue mani. Tutt'altro conto, invece, è dire: «Il Signore è vicino a quanti lo invocano, a quanti lo cercano con cuore sincero», Salmi 145,18.

In futuro, quando Dio vorrà, dovrà per forza esserci un Concilio ecumenico che metterà un po' di puntini sulle "i" e sancirà qualcosa di questo tipo: «Se alcuno dirà - tolgalo Iddio - uno e unico e medesimo essere il Dio adorato dai giudei, dai cristiani e dagli islamici, sia anatema». Qualcosa di simile si trova già in Cantate Domino del Concilio fiorentino (1442), ma ai nostri tempi c'è bisogno di qualche severa precisazione. Maria Santissima starà dalla nostra parte.

All'autore del post #9, laparola

Nel libro citato, Maurizio Blondet adopera la prima persona plurale. Quando egli scrive «nostro», si legga «mio». Mentre...
utente anonimo

#17   29 Settembre 2006 - 14:18
 

All'autore del post #9, laparola

Nel libro citato, Maurizio Blondet adopera la prima persona plurale. Quando egli scrive «nostro», si legga «mio». Mentre «vostro» va inserito nel quadro di un discorso agli ebrei. Il Dio degli islamici dunque sarebbe, secondo Blondet, lo stesso Dio adorato da cristiani ed ebrei. E questo "dio" avrebbe «chiamato» nella sua «vigna» prima gli ebrei, poi i cristiani, quindi i maomettani. E' una interpretazione improbabile della parabola degli operai nella vigna del Signore (cfr. Matteo 20,1 ss.). Poiché la vigna raffigura la santa Chiesa di Cristo, non si capisce come possano - giudei e maomettani - lavorare a gloria di ciò che essi, in verità, combattono e distruggono.

Affermi: «Noi sappiamo che la Chiesa di Cristo è costitutivamente formata da ebrei e non-ebrei». Che vuol dire? Che intendi per «ebreo»?

Se «ebreo» designa una realtà carnale, la tua asserzione non ha gran senso: poiché «Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa», Galati 3,28-29 (si noti la consequenzialità: se appartenete... allora siete...); e «ricordatevi che un tempo voi, pagani per nascita, ...eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio in questo mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo. Egli... ha fatto dei due un popolo solo», Efesini 2,11-14.

Se invece «ebreo» designa una realtà spirituale, vale a dire - dopo la Passione («il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo», Matteo 27,51) - la negazione della divinità di Cristo (divinità rigettata sia dalla religione coranica che da quella talmudica), allora mi mancano le parole per rendere l'idea di quanto tu sia lontano dalla sacrosanta Fede cattolica.

E per «costitutivamente» che intendi? Se intendevi «storicamente», concordo. Se intendevi «necessariamente», dipende ancora dall'accezione del termine «ebreo»: Ecclesia novus et verus Israel.
Scrisse, solo per fare un esempio veloce e facilmente accessibile, Sant'Agostino, Padre e Dottore della Chiesa: «Veramente giudei sono, pertanto, coloro che da giudei sono diventati cristiani; mentre gli altri giudei, che non hanno creduto in Cristo, hanno meritato di perdere anche il nome. La vera Giudea è la Chiesa di Cristo, che crede in quel re che è venuto dalla tribù di Giuda attraverso la Vergine Maria...» (Esposizione sul Salmo LXXV, 1).

Delle due (cfr. Ebrei 4,12), l'una: O Gesù Cristo è Dio, o non lo è. Se lo è: Caifa ha torto, la sentenza di condanna a morte contro il Signore è sacrilega e deicida e l'antica Alleanza non è più in vigore per nessuno («non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati», Atti 4,12). Altrimenti: Caifa ha ragione, la sentenza di condanna a morte contro il Nazareno è sacrosanta e l'antica Alleanza è in vigore. Pertanto, chi oggi ritiene ancora valido il Patto antico implica che Gesù Cristo sia un impostore e un bestemmiatore. Nostro Signore Gesù Cristo non è venuto «a portare pace, ma una spada», Matteo 10,34; «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori», Luca 2,34-35.
Tremende parole! «La pietra che i costruttori hanno scartata, è diventata testata d'angolo. Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e a chi cadrà addosso, lo stritolerà», Luca 20,17-18. E' così che ha parlato Dio.

All'autore del post #12, piccolozaccheo

Ho l'abitudine di non allontanarmi dai sentieri sicuri della Fede, sicché - rispettosamente parlando - ho qualche difficoltà a seguirti. Scrivi: «Le radici sono indubbiamente comuni. Le preghiere dei musulmani sono poi rivolte al Dio di Abramo, che è lo stesso Dio di ebrei e cristiani». Quali «radici comuni»? Ricordiamoci l'allegoria dell'olivo buono e dell'olivastro selvatico, cfr. ancora Romani 11,11-24. L'olivo buono raffigura Israele, quello selvatico i gentili. All'olivo buono i rami «sono stati tagliati a causa dell'infedeltà». I rami dell'oleastro sono stati innestati «al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell'olivo». I rami innestati «in ragione della fede» e la radice dell'olivo buono «che porta i rami innestati» non hanno più niente in comune i rami tagliati, che si seccano. E poi. Se il Dio di Abramo è uno solo e se questo Dio ha parlato, come mai i tre gruppi credono cose tanto diverse di Lui? O il Dio di Abramo mente (absit!), o due dei tre gruppi oggettivamente mentono. Non trovo accettabile calpestare la logica fino al punto di dire quello che scrivi tu. La tradizione abramitica non può essersi distribuita a tutti e tre i gruppi, come un fiume che si disperde in tre ruscelli risalendo i quali sia possibile tornare alla sorgente. No. Dio ci ha parlato in modo chiaro - siamo noi che non Gli crediamo - e ci ha detto: «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre», Giovanni 14,6-7; «Chi ha visto me ha visto il Padre», Giovanni 14,9; «Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato», Giovanni 1,18. Vogliamo credere a questa Parola di Cristo? Sì o no? E' Gesù Cristo l'unico vero discendente di Abramo secondo la Fede, l'unico e vero erede della Promessa, Colui che disse ai giudei: «Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò», Giovanni 8,56. Noi pure siamo discendenti ed eredi come Lui e con Lui, ma lo siamo per Lui e in Lui. Agli ebrei increduli del suo tempo, Gesù Nostro Signore disse: «Voi non conoscete né me né il Padre; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio», Giovanni 8,19. Erano israeliti e figli di Abramo (secondo la carne, ma non secondo la Fede), eppure - dice Gesù - non conoscevano il Padre! Anche agli ebrei increduli di oggi, come ai maomettani e a chiunque rifiuti di vedere in Cristo l'unica via che conduce al Padre nostro che è nei cieli, Gesù Cristo - che «è lo stesso ieri, oggi e sempre», Ebrei 13,8 - ripete: «ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell'anticristo», 1 Giovanni 4,2-3. Spiriti che non sono da Dio. Anticristi. Ecco cosa sono. Ecco cosa dobbiamo credere che siano. Davanti a chi fa di tutte l'erbe un fascio, non posso che rimembrare con sgomento questa Parola: «Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele?», 2 Corinzi 6,15. Altro che non-cristiani "co-adoratori" di Dio! MA GESU' CRISTO E' DIO! Non si può più adorare Dio senza adorare Cristo! Più ancora, chi non adora Cristo non può adorare Dio: «Chi crede in lui [in Cristo] non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce», Giovanni 3,18-19. Può scrivere quel che hai scritto tu solo uno che non crede alla divinità di Cristo, o che vi rinunci. «E' giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori», Giovanni 4,23.

Hai anche scritto: «Il valore centrale e definitivo della Rivelazione di Gesù Cristo, nei termini indicati dalla "Dominus Jesus", non esclude il fatto che i musulmani credano al nostro stesso Dio, in quanto post-cristiani. Non più di quanto non si possa escludere la stessa cosa per il giudaismo rabbinico, anch'esso post-cristiano; anzi, fondato proprio sul rifiuto della fede in Gesù Cristo». Marmellata monoteistica. Al tuo posto, invocherei la Divina Misericordia, fra le lacrime, per la gran bestemmia: non puoi ridurre la divinità di Cristo a un dettaglio facoltativo! Come non fu dato di salvarsi dal diluvio fuori dall'Arca e non è dato di salvarsi senza e al di fuori di Cristo e senza e al di fuori della santa Chiesa cattolica, così non è dato di giungere al Padre senza seguire il Figlio. Chi fosse poi veramente mosso dallo Spirito è condotto al Padre e al Figlio, poiché sta scritto: «lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa», Giovanni 14,26. E quando lo Spirito insegna «ogni cosa», certamente non sparge dottrine fallaci, come quelle talmudiche e coraniche. Non è dato nemmeno di credere nel vero Dio rimanendo «post-cristiani». Se consideriamo Maometto come un "evangelista" «post-cristiano», applicheremo a lui le parole dell'Apostolo: «se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!», Galati 1,8-9.

Chiudo citando ancora Sant'Agostino: «Dio è conosciuto in Giudea; in Israele grande è il suo nome. Dobbiamo intendere Israele allo stesso modo in cui abbiamo inteso Giudea; perché quegli altri, come non sono veri giudei, così non sono il vero...
utente anonimo

#18   29 Settembre 2006 - 14:19
 

Chiudo citando ancora Sant'Agostino: «Dio è conosciuto in Giudea; in Israele grande è il suo nome. Dobbiamo intendere Israele allo stesso modo in cui abbiamo inteso Giudea; perché quegli altri, come non sono veri giudei, così non sono il vero Israele. Chi merita il nome d'Israele? Colui che vede Dio. E come si fa a dire che costoro hanno visto Dio, se, mentre camminava nella carne in mezzo a loro, lo hanno ucciso, credendolo un uomo? Risorgendo egli apparve come Dio a tutti coloro ai quali si voleva manifestare. Meritano, dunque, il nome di Israele coloro che in Cristo seppero conoscere Dio celato nella carne, e che non disprezzarono ciò che vedevano ma adorarono ciò che non vedevano. I gentili, pur non vedendo con gli occhi, hanno riconosciuto, mediante l'umiltà del loro spirito, colui che non vedevano; e con la fede lo hanno posseduto. Coloro che fisicamente lo ebbero vicino lo uccisero: coloro che lo hanno posseduto con la fede lo hanno adorato. In Israele grande è il suo nome. Vuoi essere Israele? Pensa a colui del quale il Signore dice: Ecco un vero israelita, in cui non c'è inganno (Gv 1,47). Se nel vero israelita non c'è inganno, gli ingannatori e i menzogneri non sono veri israeliti. Non dicano dunque costoro che presso di loro c'è Dio e che grande è il suo nome in Israele. Diano prova d'essere israeliti, e concederò loro che in Israele grande è il suo nome» (Esposizione sul Salmo LXXV, 2).

Gesù, Tu sei il Figlio di Dio, Tu sei il Re d'Israele! Amen.

All'autore del post #15

«Dopo Cristo - scrivi - non vi e' piu' altro bene al mondo che non sia il bene dell'uomo». Concordo. Purché non si dimentichino le parole del salmista: «Sei tu il mio Signore, senza di te non ho alcun bene» (Salmi 16,2); «Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia più che in ogni altro bene» (Salmi 119,14).

Conclusione semplicissima

Si trovano cristiani antigiudaici, ma sono troppo filoislamici (tipo Blondet, che pure è da stimare). Si trovano anche cristiani antiislamici, ma sono troppo filogiudaici (tipo Socci, che pure è da stimare). A.A.A. cristiani autenticamente antigiudaici e antiislamici, urgentemente cercansi.



Piccola bibliografia: don Curzio NITOGLIA, Per padre il diavolo; prof. Enrico Maria RADAELLI, Il mistero della Sinagoga bendata; padre Iustinus Bonaventura PRANAITIS, I segreti della dottrina rabbinica; San Giovanni Crisostomo (Padre e Dottore della Chiesa), Omelie contro gli ebrei; Eugenio Zolli, Prima dell'alba. Autobiografia autorizzata (a cura di Alberto Latorre).
utente anonimo

#19   29 Settembre 2006 - 18:22
 
Per Giovanni da Rho.

Ti rispondo in gran velocità, anche se la questione meriterebbe ben altra attenzione. Se cerchi cristiani non giudaici e non islamici (più che anti-: le definizioni negative non mi piacciono), credo tu possa trovare in me un buon interlocutore, con gran dispitto delle apparenze.

Scrivendo che le "radici sono indubbiamente comuni", intendevo fare un'affermazione puramente storica, non livellare le tre tradizioni monoteiste in un'unica melassa: seguo in ciò l'attitudine puramente razionale invocata dal papa, per consentire il "dialogo". Ci tengo a precisare, poi, che considero storicamente fuorviante parlare persino di "radici ebraiche" del cristianesimo, se con questo postuliamo una filiazione diretta fra il giudaismo "post-cristiano" e il multiforme giudaismo precedente (ne ho scritto rapidamente qui: http://piccolozaccheo.splinder.com/post/7384908): vale a dire che il cristianesimo, nelle sue origini, è giudaico tanto quanto il fariseismo (donde scaturisce, massimamente, il giudaismo rabbinico). Seguendo questa prospettiva, dovremmo perciò dire che anche il giudaismo attuale ha "radici ebraiche", alla pari del cristianesimo. Perdona la rapidità del discorso.

Mi contesti inoltre, credo, questa frase: "Le preghiere dei musulmani sono rivolte al Dio di Abramo, che è lo stesso Dio di ebrei e cristiani. Non posso pensare a un Dio che si tappa le orecchie di fronte a una preghiera fatta con retta intenzione". Io qui parlo genericamente di preghiera, non di forme cultuali precise (né di posizioni teologiche), e lo faccio a ragion veduta. Cito alcuni passi di Tommaso d'Aquino a suffragio di questa mia ipotesi: nella sezione della Summa Theologica ove si affronta il tema della preghiera, egli scrive che "la devozione è un atto speciale della volontà" (II-II, q. 82 a. 1), la cui "causa estrinseca e principale è Dio" (ibid., a. 3). Dio chiama a Sé quelli che si degna di chiamare, e rende orante chi vuole, non mi pare il caso di metteGli dei paletti. Oltretutto, prosegue l'Aquinate, la preghiera è un atto della creatura razionale, non soltanto del cristiano (II-II, q. 83, a. 10). Giovanni Crisostomo stesso, che tu citi, nell'omelia 18 su Matteo dice chiaramente che "chiunque domanda riceve, sia egli giusto o peccatore", adducendo anche l'esempio degli eretici. La frase è da intendersi con adeguati distinguo, sulla base cioè della retta intenzione di chi prega e della bontà della richiesta. Il resto lo fa il buon Dio, come attesta lo stesso Tommaso (II-II, q. 83, a. 16). Disperare della Sua grazia e della Sua misericordia, al contrario, potrebbe ben essere considerato un peccato contro lo Spirito, del quale sappiamo perfettamente quel che viene detto da Gesù in persona.

Un cordiale saluto.
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#20   29 Settembre 2006 - 20:13
 
Per Giovanni da Rho:

Sono lieto che tu condivida quanto ho scritto. Desidero solo precisare una cosa su questa tua osservazione:

Solo questo avrei da eccepire: l'irenismo non è necessariamente «cattocomunista». Può essere anche cattoliberale, per esempio.

Non ho mai negato quanto affermi. Anzi, proprio commentando su questo stesso blog il post precedente ho esplicitamente distinto tra l'indifferenza propria di una libertà intesa come metodo, che giudico positiva, e l'indifferentismo ideologico libertino, che invece ritengo pessimo e, in buona sostanza, illiberale perché totalitario (nel modo più subdolo).

Bernardo
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#21   30 Settembre 2006 - 22:22
 
Nel complimentarmi con Giovanni da Rho per la sua competenza, provo a portare qualche elemento in più.
Circa la questione di Caifa: sebbene autorità ebraiche di quel tempo si siano adoperate per mandare a morte il Signore, questo atto non può essere imputato a tutti gli Ebrei, né di quel tempo, né, tanto meno, ovviamente, di oggi. Inoltre, già il catechismo del Concilio di Trento stabilì come maggiormente responsabili della morte del Signore i cristiani peccatori degli ebrei del tempo, giacché questi "non sapevano quello che facevano" (Lc. 23,24).
Circa la Chiesa costitutivamente formata da ebrei e da non-ebrei, mi sembra un'affermazione piuttosto facile da intendere in chiave storica (o, forse meglio, etnica): l'ebreo che diviene seguace di Cristo non cessa di essere ebreo "secondo la carne". Questa considerazione mi sembra particolarmente significativa ogniqualvolta si pone la (improria) contrapposizione fra ebrei (che è un dato anche etnico) e cristiani (che è un dato religioso).
Inutile infine ricordare che gli ebrei rimangono carissimi a Dio, le cui promesse sono senza pentimento, e le parole di Romani, che prefigurano la speranza escatologica strettamente connessa al momento nel quale "tutto Israele sarà salvato".
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#22   30 Settembre 2006 - 22:45
 
Mi pare che fosse Chesterton che diceva "l'errore è una verità impazzita". Quando l'uomo si allontana da Cristo , anche se parte da delle istanze positive, da un buono , inesorabilmente va verso l'errore. E' per questo che esiste la Chiesa in fondo : per salvare la persona. Islamismo, sionismo, cristianismo evangelical e tutti i fondamentalismi di questo mondo e della storia vanno verso la menzogna. Chi è il più pericoloso ? Personalmente mi fanno molto paura le sette protestanti nord americane che , mentre noi stiamo qua a discutere di islam e giudaismo, si "rubano" milioni e milioni di cattolici che non ricevono più Cristo nell'Eucaristia.
Detto questo considero comunque la presenza delle altri religioni un mistero. E se incontro Cristo del mio passato non devo gettare niente. Tutto è salvato e "purificato". Mi ha colpito molto quello che diceva di se una volta padre Samir Khalil Samir che si definiva un cristiano di cultura mussulmana. Alla basilica di S.Antonio a Padova non è raro vedere mussulmani ed indù venire a venerare il corpo del santo. Quello che voglio dire è che , al di là delle conclusioni personali di Blondet con cui si può essere o non essere d'accordo, mi sento di condividere il suo atteggiamento di domanda che fa dire "Perchè ci sono queste persone ? Cosa chiede Dio a loro ? Che valore ha la loro esperienza ?" Insomma il fatto che io creda che solo attraverso Cristo e la Sua Chiesa passi la Salvezza mi dovrebbe riempire di Speranza anche per gli altri uomini e non generare un atteggiamento di chiusura e/o di censura. Io voglio poter dire ad un protestante, ad un mussulmano, ad un ebreo, ad uno scintoista, ad un ateo : tu non devi censurare la tua storia. Devi solo essere vero, come del resto lo devo essere io che sono cattolico.
utente anonimo

#23   30 Settembre 2006 - 22:57
 
Rimane il fatto che il seguace di Cristo ha un legame con la Fede di Abramo che egli non ha con alcuna altra "religione". L'ebraismo non è, per il cristiano, una religione che gli è estrinseca, ma, "per così dire, intrinseca".
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#24   01 Ottobre 2006 - 14:38
 
Il cristianesimo è qualche cosa di totalmente nuovo ed universale. Dell'ebraismo dei tempi di Gesù ne è rimasto ben poco. E' stato sostituito dall'ebraismo talmudico che sinceramente non so quanto sia "intrinseco" all'Avvenimento cristiano.
utente anonimo

#25   01 Ottobre 2006 - 16:00
 
All'autore del post #19, piccolozaccheo

Perdonami qualche intonazione troppo aspra da parte mia: lasciava trasparire un'acredine che in vero non c'è. Ti contestavo appunto questa frase: «Le preghiere dei musulmani sono rivolte al Dio di Abramo, che è lo stesso Dio di ebrei e cristiani». Te la contestavo però non in rapporto alla preghiera, che il Signore misericordioso ascolta sempre e da chiunque si rivolga a Lui con sincerità di cuore; ma in rapporto all'identità degli "dèi" adorati dalle tre cosiddette "religioni monoteiste". Identità per negare la quale ho aperto questa discussione, prendendo le mosse da un articolo di Blondet e da una pagina di un suo libro.

Non c'è che un solo Dio, la Santissima Trinità. Gli altri due "mono-dèi", invece, «sono un nulla», 1 Cronache 16,26. La Trinità esiste. L'Allah del Corano non esiste. Lo Jahvè del Talmud nemmeno.

Sappiamo tutti molto bene quello che ha detto il Signore: «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me», Giovanni 14,6; e anche «Chi odia me odia anche il Padre mio», Giovanni 15,23. Padre e Figlio, infatti, hanno l'identica natura divina. Comprendi?

Sant'Agostino, commentando questo ultimo versetto, inizia la sua Omelia 91 dicendo: «chi odia la verità, è inevitabile che odi colui dal quale la verità è nata». Il ragionamento completo è esposto nella precedente Omelia 90, incentrata sulla domanda «come si può odiare uno che non si conosce?» (cioè, come possono i giudei odiare quel Dio che, dice Gesù, «non conoscono», Giovanni 15,21?). Agostino risponde così: «Se infatti chiedessimo ai Giudei [o ai Maomettani, nota] se amano Dio, certamente risponderebbero che lo amano senza per questo mentire, ma tuttavia sbagliando sul suo conto per una falsa idea che di lui si son fatta. Come possono infatti amare il Padre della verità se odiano la verità? Essi non desiderano certo che le loro azioni siano condannate, mentre la verità non può non condannarle. Essi dunque odiano la verità non meno delle pene che la verità deve infliggere alle loro azioni: non sanno che quella è la verità che condanna uomini come loro; e perciò odiano la verità che non conoscono, e, odiando la verità, non possono non odiare colui dal quale essa è nata. Ignorando che la verità, che con il suo giudizio li condanna, è nata da Dio Padre, non possono conoscere neppure il Padre, e tuttavia lo odiano. O miserabili uomini, che volendo essere cattivi, non vogliono che esista la verità che condanna i cattivi! Essi non vogliono che essa sia ciò che è, mentre dovrebbero piuttosto cercare di non essere ciò che sono, affinché, mutando loro e rimanendo essa immutabile, non debbano essere condannati dal suo giudizio». E' un commento di alto valore, che dopo mille anni l'Aquinate avrebbe inserito nella Cathena aurea (latino, francese).

Insomma, una falsa idea di Dio è l'idea di un "dio" che non esiste. E verrà giorno in cui - ad maiorem Dei gloriam - si dovrà buttare a mare la retorica dei "tre grandi monoteismi".

Giovanni da Rho
utente anonimo

#26   01 Ottobre 2006 - 16:01
 
All'autore del post #21, laparola

Vedo con grande piacere che citi il Catechismo del Concilio di Trento. Sarebbe buona cosa averlo sempre a portata di mano, leggerlo e studiarlo. Da cima a fondo. Lo si potrebbe anche linkare. In cielo, gradirebbero.

Scrivi, citando a memoria Nostra aetate: «gli ebrei rimangono carissimi a Dio, le cui promesse sono senza pentimento». San Paolo però scrive qualcosa di leggermente diverso: «Quanto al vangelo, essi [gli ebrei increduli] sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!», Romani 11,28-29. Attualmente, dunque, gli ebrei increduli e infedeli sono «nemici quanto al Vangelo»; nel medesimo tempo, tuttavia, essi continuano a essere amati da Dio (come un coniuge fedele che continuasse ad amare il fedifrago) «a causa dei padri [patriarchi, profeti, eccetera] quanto all'elezione». I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili: Dio chiama, ma gli ebrei increduli continuano a non corrispondere e a non convertirsi. Dio chiama gli ebrei, Suo popolo eletto, alla Fede in Cristo, Suo figlio unigenito. Che la chiamata sia «irrevocabile» significa che Dio ESIGE la conversione del Suo popolo eletto: gli ebrei increduli un giorno si convertiranno a Gesù Cristo, lo riconosceranno come il loro Messia e lo adoreranno come loro e nostro Dio e Redentore. Scrive san Paolo: «l'indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti. Allora tutto Israele sarà salvato», Romani 11,25-26.

L'elezione di Israele è finalizzata all'Incarnazione e non dispensa ciascun ebreo dal dover credere al Signore Gesù. Ora come ora, gli ebrei increduli «sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi [romani], perché anch'essi ottengano misericordia», Romani 11,31.

Gli ebrei increduli sono raffigurati in molti modi nei Vangeli: sono il figlio che dice sì ma poi non fa (Matteo 21,28-32 - leggasi), sono i perfidi vignaioli omicidi (Matteo 21,33-45 - leggasi), sono i ricchi rimandati a mani vuote (Luca 1,53), sono gli invitati che non vanno al banchetto nuziale (Matteo 22,1-14 - leggasi attentamente).

Raccomando di fare in modo che l'avversione alla religione giudaica anticristiana si mantenga - come ho fatto - su un piano strettamente teologico, href="http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_14031937_mit-brennender-sorge_it.html">Mit brennender Sorge).

Giovanni da Rho
utente anonimo

#27   01 Ottobre 2006 - 16:02
 
All'autore del post #22

Condivido quello che hai scritto, laddove distingui la Fede cristiana dalla "cultura occidentale", le cose del cielo da quelle della terra. Condivido, a patto che sia possibile «essere veri» e «non censurare» (anche a se stessi) le menzogne di chi è protestante, mussulmano, ebreo, scintoista o ateo: tutti costoro - certamente sul piano oggettivo, Dio sa se anche sul piano soggettivo - non hanno accolto la Vera Luce, Cristo, Via Vita e Verità, e solo per questo si attirano un giudizio di condanna.

Ho notato che da un secolo in qua i cattolici hanno cominciato a pensare di sostituirsi al divino Giudice, pensando magari di essere più misericordiosi di Lui e dimenticandosi che uno solo è il Legislatore e il Giudice, Gesù Cristo («...non si sopporterà più la sana dottrina...», 2 Timoteo 4,3). Bisogna che qualcuno dica che i cattolici dovrebbero tenere a mente le leggi divine per quel che sono, più che basarsi solo su comodi slogan quali "perdono e salvezza per tutti" (sta scritto - ricordiamolo! - qualcosa di terribile: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!», Matteo 7,13-14). Molti vanno alla perdizione, e quanto pochi sono quelli che si salvano! Ohimè! Intanto «il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare», 1 Pietro 5,8. Ohimè, ohimè!

Giovanni da Rho
utente anonimo

#28   01 Ottobre 2006 - 16:03
 
All'autore del post #23, laparola

Menzioni la Fede di Abramo, ma la Fede di Abramo era tutta riposta nel CRISTO VENTURO secondo la promessa dell'eterno Padre: Abramo, dice il Signore, «esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò», Giovanni 8,56. ABRAMO VIDE CRISTO! Gli ebrei increduli non hanno la fede di Abramo, né la Fede di Mosè, poiché - come sta scritto - Gesù disse loro: «Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c'è gia chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto», Giovanni 5,45-46. E' Gesù il Nazareno «colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti», Giovanni 1,45. Abramo e Mosè appartengono alla Chiesa cattolica, che a buon diritto li venera come suoi Santi.

L'ebraismo veterotestamentario ci è "intrinseco", seppure compiuto e trasformato da Cristo. Invece l'ebraismo talmudico attuale è - oggi come ieri - il RIFIUTO DI CRISTO, cioè quanto di più "estrinseco" esista per un cristiano. La Luce vera, il Verbo eterno di Dio «venne fra la sua gente [gli ebrei], ma i suoi non l'hanno accolto», Giovanni 1,11. «Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce», Giovanni 3,18-19. «La pietra che i costruttori hanno scartata, è diventata testata d'angolo. Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà e a chi cadrà addosso, lo stritolerà», Luca 20,17-18.

Non si può essere seguaci di Cristo e poi dirsi adoratori dello stesso "dio" di chi rifiuta il Figlio. Non si può essere falsi fino a questo punto, senza attirarsi le stramaledizioni che Gesù Cristo ha lanciato nel capitolo 23 del Vangelo di Matteo (leggasi).

Giovanni da Rho
utente anonimo

#29   01 Ottobre 2006 - 20:15
 
Non vorrei adesso accendere una disputa sterile con lo stimato amico che si firma Giovanni da Rho. Non ne sarei capace.
Però mi permetto di esprimere ancora qualche semplice pensiero, che magari, per mio vantaggio, qualcuno potrà confutare, magari inducendomi a rettificare le mie idee.
Ma finché il mio pensiero è questo, devo esprimerlo per quello che è. Devo anche dire che se quanto da me affermato non fosse "cattolico" la faccenda potrebbe farsi piuttosto seria, anche in termini di diritto canonico.

"Non si può essere seguaci di Cristo e poi dirsi adoratori dello stesso "dio" di chi rifiuta il Figlio."

E io affermo che non ne esiste un altro.
Dio è uno in tre persone. Dire che è uno significa, per me, anche dire che è "unico".
Le differenze fra le religioni monoteistiche sono grandi, è ovvio. Ma supporre che per questo il "dio" degli uni sia "diverso" dal "dio" degli altri, significa supporre (non so capacitarmi di come una persona competente come Giovanni da Rho possaincorrere in questo equivoco, tanto è vero che temo seriamente di essere io in errore) che ne esista più di uno, e questo è ovviamente inaccettabile. Ciò che non è "la stessa", fra le religioni monoteistiche, mi pare, è l'immagine di Dio, e noi cristiani crediamo che essa sia stata rivelata in pienezza da Cristo Gesù.
Tuttavia l'assunto che non ne esista un altro, mi induce a ritenere che chi adora l'unico Dio adora il mio stesso Dio. L'unico, appunto, "vivente e sussistente", come, anch'egli citando la Nostra Aetate, ha ricordato il Santo Padre nel recente incontro in Vaticano con gli Ambasciatori dei Paesi a maggioranza musulmana accreditati presso la Santa Sede e con alcuni esponenti delle Comunità musulmane in Italia.
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#30   04 Ottobre 2006 - 18:49
 
All'autore del post #29, laparola

Caro amico, hai ragione quando scrivi: «Dio è uno in tre persone [ed] è "unico"». Tuttavia: il "dio" talmudico o è il vero Dio o non lo è; ma il vero Dio è trino nelle Persone; siccome il "dio" talmudico non è trino nelle Persone, allora non è il vero Dio. Al posto del "dio" talmudico puoi mettere quello coranico, quello induista o quello che vuoi. Nessuno di questi "dèi" esiste, poiché sta scritto: «Così dice il re di Israele, il suo redentore, il Signore degli eserciti: "Io sono il primo e io l'ultimo; fuori di me non vi sono dei"», Isaia 44,6. E nel Padre «non c'è variazione né ombra di cambiamento», Giacomo 1,17.

Sillogismo: - La SS. Trinità è l'unico Dio. - Il "dio" talmudico non è la SS. Trinità. - Quindi il "dio" talmudico non è l'unico Dio.

Secondo alcuni, il "dio" talmudico corrisponderebbe a Dio Padre; ma Cristo in persona NEGA tale corrispondenza quando dice agli ebrei increduli: «Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste [ma poiché non mi ascoltate] avete per padre il diavolo», Giovanni 8,42-44. Un cristiano non rifiuta la Parola di Gesù e pertanto non può dire di avere lo stesso dio di quelli che hanno «per padre il diavolo» e che non conoscono Dio (cfr. Matteo 15,14, Giovanni 15,21 e 1 Corinzi 2,8).

Hai ragione a scrivere: «Ciò che non è "la stessa", fra le religioni monoteistiche, ...è l'immagine di Dio», ma - su basi scritturali e logiche - dovresti aggiungere che ebrei e musulmani hanno l'immagine di un "dio" che non esiste. Anzi, pagani, ebrei e maomettani hanno questo in comune: «ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell'anticristo», 1 Giovanni 4,3.

Analogia: Dan Brown ha scritto un libro in cui si legge una vita tutta romanzata di Gesù Cristo; la vita del vero Gesù però è diversamente narrata nei Vangeli. Ebbene: il Cristo di Dan Brown esiste?

Giovanni da Rho

P.S. 1) Chiudo qui i miei interventi, a meno di fatti nuovi. 2) Invito a leggere il Trattato contro i Giudei di Sant'Agostino. 3) Ricopio qui di seguito, corretta, la frase finale del mio post #26. Raccomando di fare in modo che l'avversione alla religione giudaica anticristiana si mantenga - come ho fatto - su un piano strettamente teologico, href="http://www.vatican.va/holy_father/pius_xi/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_14031937_mit-brennender-sorge_it.html">Mit brennender Sorge).
utente anonimo

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