lunedì, 02 ottobre 2006

Di padre in figlio

Caro Guido,

me lo ricordo bene L.R.

1991, primi tempi dell'università. Quell'anno stavo in "appa", in uno di quelli della cooperativa La Ringhiera, insomma con CL. Abitavamo in sei in quel appartamento.  E devo dire che mi ci sono pure divertito, anche se ero, diciamo così, solo un ospite. L.R. invece era uno del gruppone. Uno che, una volta data la linea, la seguiva precisa. Erano giorni che stavamo su di notte con la tv accesa sui fuochi della contraerea sopra Baghdad. L.R. era preoccupato perché era stato detto che c'era da preoccuparsi. Che diamine, c'erano Bush (padre), c'erano i massoni, c'erano quelli della falsa pace. Quelli del Nuovo Ordine Mondiale.  Quelli della guerra nel Golfo. Quelli "dell'imperialismo internazionale del denaro". Quelli che non ascoltavano le richieste del Papa che denunciava "la guerra come avventura senza ritorno". L.R. era uno serio. Me lo ricordo, incazzato fin dal mattino, con "quel massone di Bush, che fa tanto quello contro l'aborto e poi ammazza i bambini iracheni". Doveva arrivare informato in san Giovi e, a colazione, già leggeva l'editoriale pubblicato su Il Sabato

Falso problema
Gli argomenti che, gira e rigira, vengono offerti dai sostenitori della guerra nel Golfo sono sempre gli stessi. Quelli che all'inizio ha messo a fuoco Norberto Bobbio e che sono diventati la linea cui quasi tutti, nel nostro Paese, si sono adeguati. Perfino la rivista ufficiale della Massoneria italiana di palazzo Giustiniani, Hiram, ha scritto di riconoscersi nella «tesi espressa da Bobbio». E cioè che bisogna in primo luogo distinguere fra l'aggredito (il Kuwait) e l'aggressore (l'Irak) e quindi riconoscere all'Onu il diritto, per conto del «consesso internazionale», di ristabilire la giustizia. In secondo luogo la guerra contro Saddam Hussein sarebbe indispensabile per contrastare il pericolo dell'Islam, minaccia per l'Occidente.
Sulla prima tesi, quella che si appella alla teoria della «guerra giusta» e che richiama la funzione dell'Onu, ci sarebbe molto da discutere. E' evidente a tutti che la gestione politica e militare della guerra è stata fin dall'inizio nelle mani di Bush; ed ogni volta che il povero De Cuellar, segretario dell'Onu, ha provato a esprimere dubbi o avanzare proposte è stato prontamente messo a tacere.
La seconda tesi, che riguarda il pericolo islamico, viene enfatizzata, in questa fase, ogni giorno di più. L'intervento nel Golfo diventa così una sorta di guerra santa dell'Occidente contro il fondamentalismo islamico impersonificato dal rais di Bagdad. E' una motivazione che trova grande attenzione anche in alcuni ambienti cattolici, tra ecclesiastici e intellettuali. L'America come spada di Dio contro l'aggressività della mezza luna.
E' curioso notare l'obiettiva convergenza tra questi nuovi cattolici fondamentalisti che enfatizzano il pericolo islamico e il laicissimo Bobbio-pensiero sulla guerra. La rivista Hiram arriva a bollare l'attuale politica vaticana per la pace nel Golfo come «maldestro ecumenismo da anni Settanta».
Curiosità a parte, c'è da dire che questa giustificazione ideologica della guerra combattuta contro l'Irak dalla coalizione occidentale è inaccettabile dai cristiani. Per molte ragioni. Innanzitutto per una considerazione generale: la religione non può essere usata per mascherare la vera natura di questa guerra, mossa da ben altre motivazioni di ordine politico ed economico.
Fa parte dell'uso ideologico della religione enfatizzare oltre misura la minaccia rappresentata dall'Islam. Chi ha viaggiato nelle capitali del mondo arabo ha avuto modo di constatare con i propri occhi come le mode occidentali (con tutto ciò che ne segue in termini di modelli di vita) stiano penetrando in profondità anche nelle società musulmane. Un'osservazione che vale a maggior ragione per quanto riguarda l'immigrazione araba in Europa. L'allarmismo di certi cattolici fa pensare ad una sorta di alibi: si addita il pericolo islamico per non fare i conti con la scristianizzazione. In Europa la fede è più minacciata dal Corano o dallo svuotamento dall'interno della tradizione cattolica? Non è molto più attuale e pericoloso, come denunciato da un ininterrotto Magistero dei successori di Pietro, il tentativo di ridurre la Chiesa alla «sezione cattolica dell'ecumene massonico»?
Si replica che in Egitto, Nigeria, Sudan e simili, giungono mensilmente notizie di chiese bruciate da gruppi islamici fanatici e di fedeli fatti oggetto di violenze. Notizie che lo stesso Vaticano, per prudenza, preferisce non rendere di pubblico dominio. E' vero, purtroppo. Ma innanzitutto si tratta di episodi circoscritti. E poi è innegabile che proprio l'assunzione di una simmetrica posizione «fondamentalista» da parte cattolica non avrebbe altro esito che moltiplicare tali aggressioni. La storia recente del Libano insegna che la politica del muro contro muro non paga. Mentre l'arcivescovo greco-melchita di Amman può dire, senza andare molto lontano dalla realtà, che «il re Hussein si comporta meglio di un monarca cristiano» quanto a tolleranza della comunità cristiana locale.
Ben più saggia della linea bellicosa dei neo fondamentalisti cattolici, e proprio dal punto di vista della «libertà della Chiesa», appare la strategia seguita da Giovanni Paolo II. Di dialogo col mondo musulmano, nella chiarezza della propria fede in Gesù Cristo, e nell'umile constatazione che come battezzati diventiamo di anno in anno sempre più una minoranza.
Dalla sede di Pietro non si è mai smesso di sottolineare come la guerra del Golfo sia una sconfitta per tutti. E possibile fonte di altre tragedie innanzitutto per milioni di uomini del Sud del mondo. Non perché innanzitutto credenti di una certa religione, ma piuttosto in quanto rappresentanti della parte più emarginata del pianeta. All'Angelus di domenica 10 febbraio Giovanni Paolo II ha paragonato gli abitanti dei Paesi del Terzo e Quarto mondo con gli operai della fine dell'800 per difendere i quali Leone XIII scrisse la Rerum Novarum. La guerra del Golfo comporta «inaudita violenza e inutili stragi» anche per questo: ne sono vittime gli abitanti della parte più povera del mondo. Che «l'imperialismo internazionale del denaro» ha deciso debba per ora rimanere tale.

Editoriale, Il Sabato, n. 7 del 16 febbario 1991

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Commenti
#1   02 Ottobre 2006 - 16:32
 
Anvedi che ti fanno, i corsi e ricorsi della storia.
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#2   02 Ottobre 2006 - 19:41
 
Chi l'avrebbe mai detto?
Questo articolone è la mamma di tutti gli articoletti sul genere del 2006!
L'incipit ha un che di surreale, infatti. E' uno specchio che proietta una sinistra luce che proviene dal passato, si infrange sul futuro e torna indietro, poi di nuovo avanti all'infinito. E' un'esperienza inquietante; tuttavia sin dal 1991 si legge anche roba così:
"Gli argomenti che, gira e rigira, vengono offerti dai detrattori della guerra nel Golfo sono sempre gli stessi"...

Pazzesco.
O forse, più prosaicamente, gli editoriali si scopiazzano da oltre 15 anni?
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#3   02 Ottobre 2006 - 21:17
 
Grande, grandissimo editoriale !
Ma dove sono finiti questi giornalisti ? Sono passati 15 anni , se qualcuno scrive così oggi, domani rischia di ritrovarsi a Guantanamo o fra i fiori di Betulla ! Ma che fine ha fatto questo Sabato ? Esiste ancora ? In questa epoca di violento conformismo ideologico ho sete di Verità !

Yusuf
utente anonimo

#4   02 Ottobre 2006 - 22:06
 
Ruby, hai ragione. Magari un po' più grezzi, ma già allora c'erano gli stessi argomenti. Ma il punto più gustoso è un altro: chi quegli argomenti usava.

Perché, Yusuf, su Il Sabato (che non esiste più) scriveva anche il Betulla.
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#5   02 Ottobre 2006 - 22:40
 
E questo mi convince ancora di più che doveva essere un grande giornale : chiunque poteva scriverci. Del resto questa è la grandezza anche della Chiesa . Moltitudini di persone indegne o mediocri , assieme ai santi, sono usciti da scuole cattoliche e seminari
Vedo che ancora non si comprende fino in fondo il terribile mistero della libertà umana !

Yusuf
utente anonimo

#6   03 Ottobre 2006 - 15:17
 
Straordinario. Chissà se l'ha scritto l'allora sbarbatello Antonio Socci o il già maturo Renato Farina?

Comunque non ricordo che la Prima Guerra del Golfo sia mai stata presentata come una crociata. CL, poi, ha condannato anche la Guerra del Golfo del 2003, pur dichiarandosi filoamericana.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente quidestveritas

#7   03 Ottobre 2006 - 15:25
 
Per curiosità ho fatto una piccola ricerca con l'aiuto di miei cari amici ciellini : pare che Farina, futuro agente Betulla, nel periodo caldo della guerra del golfo non abbia scritto più di tanto sul Sabato, ma subito dopo (ma declino la responsabilità della veridicità di questa affermazione ed attendo conferma o sconferma). Riguardo a Socci , in qualità di abbonato da tempo a 30 giorni (ottimo mensile, ancora oggi) ricordo che vi scriveva articoli molto belli sulla vita dei santi.
Ma non scriveva per quanto mi ricordo alcunchè di politica , ancora meno di politica internazionale.

Yusuf
utente anonimo

#8   04 Ottobre 2006 - 14:07
 
Credo utile ricordare come la Chiesa Cattolica fissi le condizioni per l'uso legittimo della forza :

" Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravità, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale. Occorre contemporaneamente:

— che il danno causato dall'aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo;

— che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;

— che ci siano fondate condizioni di successo;

— che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione."

Orbene non una di queste condizioni mi pare applicabile alla decisione anglo-americana (su ordine di Israele) di scatenare la guerra in Iraq .
Non si sarebbe giunti all'attuale inferno (ma "democratico") in Iraq se si fosse seguita la linea della Chiesa. Sembra fatta ieri questa frase :
"Ben più saggia della linea bellicosa dei neo fondamentalisti cattolici, e proprio dal punto di vista della «libertà della Chiesa», appare la strategia seguita da Giovanni Paolo II. Di dialogo col mondo musulmano, nella chiarezza della propria fede in Gesù Cristo".
Purtroppo a distanza di 15 anni sono ancora molti i cattolici cosiddetti "liberal" (le mode cambiano , una volta c'erano i cristiani per il socialismo, l'importante è sempre aggiungere un aggettivo) che sposano la teoria macchiavellica del fine che giustifica i mezzi e che tacciano di "moralismo" chi si oppone ad un uso strumentale del nome di Dio per giustificare la guerra finendo essi stessi nel moralismo più becero e diventando nei fatti protestanti pur dichiarando la propria fede cattolica ineccepibilmente ortodossa da un punto di vista meramente formale. Sono gli effetti della disellenizzazione denunciata da Papa Benedetto XVI.
Che non sono effetti da poco. A mio avviso rischiano tra l'altro di portare nel tempo ad una apostasia silenziosa.

Yusuf

utente anonimo

#9   05 Ottobre 2006 - 09:55
 
Il sabato... l'appa... la campagna elettorale per Rosy Bindy... quelli si' che erano tempi.
utente anonimo

#10   05 Ottobre 2006 - 10:22
 
Ma no, è meglio adesso ! : le Betulle, i neocons, Ferrara & atei devoti company, la Pera e i testi a quattromani, le Fallaci le rabbie e gli orgogli, la guerra infinita contro il terrorismo, il diritto supremo dello Stato di Israele a difendersi et ora et semper, la camicia di forza Italia,
il lifting del cavaliere difensore della civiltà italiana in ogni posto ed in ogni Loggia. Sì caro Amicone , non quelli , ma questi sono Tempi !
utente anonimo

#11   05 Ottobre 2006 - 14:25
 
@ anonimo socci
ci hai ragione.
utente anonimo

#12   05 Ottobre 2006 - 17:24
 
Caro Carlo, in quei tempi, si facevano le vacanzine a Mazzin di Fassa e la stagione con la Sacchetti.
In quei tempi, erano i tempi del Governissimo. E in nome del realismo, si applaudiva De Mita.

ld
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#13   05 Ottobre 2006 - 18:44
 
Io non so cosa fumi Yusuf ma di sicuro non è roba buona. :-D

Bernardo
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#14   05 Ottobre 2006 - 21:32
 
i sacchetti della sacchetti - se andava bene c'era la nutella, se andava male la marmellata di fragole - li ho portati anch'io - dal Regina alla cima. Il governissimo, pure quello ricordo, inventato fra la bassa e il mar.
utente anonimo

#15   05 Ottobre 2006 - 21:47
 
ma se andava di sfiga c'era il lerdammer.

tra la bassa e il mar. tipo rovigo?
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#16   05 Ottobre 2006 - 22:34
 
Credevo che lei avesse da fare amico mio , ma comunque le dirò che anche le sue uscite sono decisamente....stupefacenti : forse dovrebbe sospendere la Pera quotidiana.

Yusuf
utente anonimo

#17   06 Ottobre 2006 - 09:47
 
Rovigo, e che posto è?
utente anonimo

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