Luigi,
sito di Repubblica: «Folla al funerale della Politkovskaja». «Presente in massa il mondo dell’informazione». Clicco foto e filmato e si vedono tanti primi piani, più una normale camera ardente. Giro avanti e indietro sul web, ma di foto di questa folla piangente ai funerali proprio non c’è traccia. Alla fine trovo qualcosa: un codazzo di gente che segue la bara. Che mi ricorda però, più che i funerali di un idolo della nazione, quelli di un amato medico del mio paese, morto quando ero bambino.
Una piccolezza si dirà. Diciamo che è solo l’ultimo dettaglio di quell’enorme raggiro che è stata la raffigurazione della Politkovskaya da parte della stampa occidentale negli ultimi anni. Perché questa intrepida giornalista, questa paladina dei diritti umani è stata la versione giornalistica di personaggi come Khodorkovsky, Berezovsky o il penultimo Abramovich. Una figlia della aristocrazia partitica sovietica, agganciata, forse già per legami parentali, a un certo establishment angloamericano e il cui compito era minare dal di dentro – a livello giornalistico, come altri hanno fatto a livello finanziario – una realtà ostile all’idea di farsi brutalmente predare, soprattutto dopo l’arrivo di Putin. La sua popolarità e considerazione da parte del russo comune – ne ho avuto prova anche chiedendolo l’anno scorso ad un’affidabile amica russa, trasferitasi in Svizzera – era nulla. Un po’ come un altro personaggio tanto pompato in Occidente quanto disprezzato in patria: Gorbacev. Guarda caso coeditore di Novaja Gazeta, il giornale della giornalista intrepida.
Altro dettaglio, altra piccolezza. La Politkovskaya è stata scelta personalmente dall’Abbé di San Satiro, che l’ha infilata nel catalogo Adelphi insieme a pochi altri cronisti contemporanei. Tali elezioni sono spesso un riconoscimento alla perfidia o alle capacità mistificatorie del prescelto.
Per la cronaca, gli unici commenti realistici che ho letto sulla Politkvoskaya sono quelli che hanno lasciato sul sito della BBC un lettore russo e uno "asiatico":
Her professional reputation was among the lowest among the Russian journalists, but all those "human rights" installations (like CIA-funded Freedom House) appreciated her very much. The newspapers she worked for lost several court cases as the appearance of truthful facts in her articles was a rare occasion. This is absurd to think that Putin or other high-ranking Russian officials has something to do with her (no doubt appalling) killing, as her audience and influence in Russia was close to zero. All her professional life was devoted to putting slur on Russia and Russian people, and now, as the majority of comments here and in other Western outlets clearly shows, her death will continue to serve this purpose.
Valentin Nikolaev, St-Petersburg, Russia
I am shocked by the comments rather than the news itself. I have no idea about the history of Russia or Chechnya, but from what I read in this news, blaming on Russia or its President is definitely not a wise idea. Ms Politkvoskaya’s death is believed to be a murder, by someone yet unknown. However, in common sense, would one to murder someone whose death in the end will result in his own jeopardy? Unlikely. Hence, making such a link between Russia' President or system with the murder would not give much sense to someone like me, who views it subjectively. Rather, it gives me a sense of existence of biasness.
Ginter, South Asia
GdC