lunedì, 16 ottobre 2006

San Rafael Guizar Valencia

Caro Luigi,

 

un anno misterioso, questo che è passato, per padre Marcial Maciel e i suoi figli spirituali.

 

Il 20 novembre 2005, poco meno di un anno fa appunto, il papa beatificava il piccolo martire cristero José Sanchez Del Rio, ucciso nel 1928 all’età di 14 anni durante la persecuzione religiosa in Messico. Il beato José si era unito ad un gruppo di cristeros che avevano la propria base a Cotija de la Paz, pasesino nello stato di Michoacan. Un giorno, durante un rastrellamento, fu catturato dalle milizie governative, che “gli chiesero di rinnegare la sua fede in Cristo sotto la minaccia della pena di morte. José non accettò l’apostasia. Sua madre era straziata dalla pena e dall’angoscia, ma sosteneva suo figlio. Allora gli spellarono le piante dei piedi e l’obbligarono a camminare per il paese, sulla strada verso il cimitero. Lui piangeva e gemeva di dolore, ma non cedeva. Di tanto in tanto si fermavano e gli dicevano: Se gridi, ‘muoia Cristo Re’ ti salviamo la vita. Dì ‘muoia Cristo Re’. Ma lui rispondeva: ‘Viva Cristo Re’. Giunti al cimitero, prima di sparargli, gli chiesero per l’ultima volta se voleva rinnegare la sua fede. Non lo fece e lo ammazzarono proprio lì. Morì dunque gridando, come molti altri martiri messicani: ‘viva Cristo Re!’”.

 

La citazione che riporto è di Marcial Maciel, che allora aveva otto anni, abitava a Cotija e fu testimone oculare di questo martirio e di altri episodi simili (il fratello della madre, Jesús Degollado, fu tra l'altro l’ultimo e più importante generale cristero, quello che stava portando gli insorti alla vittoria, se non fosse intervenuto il Vaticano imponendo l’armistizio).

 

Oggi, 15 ottobre 2005, il Papa ha santificato Rafael Guízar Valencia (1878-1938), grande evangelizzatore del Messico durante la persecuzione religiosa.

 

“Come sacerdote dovette accettare, con grande rassegnazione e spirito d’obbedienza, una pena ingiusta di sospensione a divinis che gli fu inflitta dal suo stesso vescovo, a causa di calunnie e invidie. Successivamente, dovette vivere tra i tumulti della rivoluzione messicana, occupandosi spiritualmente delle truppe delle diverse fazioni.

Sopravvissuto ad un annegamento, scampò miracolosamente a due sentenze di fucilazione. Dovette andare in esilio a causa delle leggi anticlericali e fu missionario in Guatemala, Colombia, Stati Uniti e Cuba. Mentre si trovava in quest’ultimo paese, ricevette la notizia della sua nomina a Vescovo di Veracruz.

Dei diciotto anni in cui fu pastore di questa diocesi vastissima, solo per otto poté risiedervi, a causa delle leggi anticlericali. Attraversò il territorio che gli era stato affidato in varie occasioni, con il mulo o a cavallo, facendo d’ogni visita pastorale una missione che rinnovava la vita cristiana delle parrocchie, spinto da un forte impulso a predicare Cristo.

Lottò strenuamente e con spirito indomito per la causa della libertà religiosa.

Non solo le truppe governative provarono ad ucciderlo, ma anche le truppe di Emiliano Zapata.

Il popolo lo ha acclamato santo fin dalla sua morte, avvenuta nel 1938. Per molto tempo, fino al 1950, i suoi resti hanno riposato nel cimitero vecchio di Xalapa. Il 28 maggio di quell’anno il suo corpo fu esumato e trovato incorrotto. Da subito, i fedeli hanno cominciato a ricevere molte grazie attraverso l’intercessione di monsignor Guízar. Il suo ricordo era vivissimo tra il popolo e i sacerdoti” (citazione tratta da Zenit).

 

Bene, oggi a San Pietro c’era una nutrita rappresentanza di Legionari di Cristo: monsignor Guizar Valencia era infatti il prozio di Marcial Maciel. Grazie a lui e sotto la sua guida padre Maciel iniziò la formazione sacerdotale, in un seminario clandestino di Città del Messico.

GdC

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Commenti
#1   16 Ottobre 2006 - 10:03
 
come si dice in questi casi... grazie a zio.

porph.
utente anonimo

#2   16 Ottobre 2006 - 16:56
 
Ho avuto modo di osservare molte delle opere apostoliche promosse dal P. Marcial Maciel e penso che ciò che lui ha realizzato sia una epopea cristiana difficilmente paragonabile. Morire con più di 4000 consacrati che si rifanno al suo carisma nel 21° secolo! A lui tutta la mia stima e venerazione!
Chi non ha realizzato nulla può continuare a calunniare.
utente anonimo

#3   16 Ottobre 2006 - 17:49
 
per Porph.: già..
GdC
utente anonimo

#4   16 Ottobre 2006 - 20:34
 
Il padre De Lubach sosteneva che bisogna essere disposti a patire per la Chiesa, ma anche DALLA Chiesa.
Il tempo sarà galantuomo.
luigi puddu
utente anonimo

#5   23 Ottobre 2006 - 11:47
 
È un albero buono che dà frutti buoni.
E la sua reazione in questa circostanza, è la reazione di un santo.

Ciao
Cuoredipizza
__________

La vita è saporita
ad Jesum per Mariam
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#6   25 Ottobre 2006 - 13:54
 
"Se i suoi si disperderanno sapremo che non era da Dio..."
Credo che Dio permetta la persecuzione come il contadino usa la potatura per fortificare la pianta.
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