domenica, 22 ottobre 2006

Non solo Verona

Caro Luigi, non c’è solo Verona. Asianews ha dato un giusto spazio al primo Asian Mission Congress, che si è tenuto in questi giorni in Thailandia.

 

Sono sempre affascinanti le vicende del cattolicesimo in Asia: sanno sempre un po’ di esotico e utopia, spesso di sangue versato ed eroismo.

 

Padre Bernardo Cervellera, che è andato lì come inviato, riporta alcune testimonianze. Quella “di un musulmano del Bangladesh, Abdus Sabur, segretario dello Asian Muslim Action Network, un’associazione internazionale islamica per lo sviluppo. Sabur ha raccontato della sua collaborazione con altri cristiani, spesso 'più vicini ai poveri rispetto ai musulmani'. Egli ha pure ricordato la prontezza e la fedeltà dei cristiani verso le vittime dello tsunami, primi nel soccorrerli e tuttora presenti nell’aiutarli.

Il p. Jean Tanaka, giapponese, ha parlato della sua esperienza di ricerca nel buddismo, sfociata poi nella conversione e nella sua vocazione di padre domenicano.

È stata poi la volta di un indiano convertito dall’induismo. Aravindaksha Menon, di una famiglia di brahmini, Aveva perso il lavoro e per questo la sua famiglia era ridotta al lastrico. E cercava il perché del suo dolore pregando nei templi indù, senza risposta. Dopo aver superato la tentazione del suicidio per sé e la famiglia, studiando i Rig-Veda, uno dei libri sacri indù, ha trovato una 'profezia' che parlava di uno (Prajapati, figlio di Dio), che avrebbe portato su di sè il male del mondo. È stato un sacerdote brahmino a dirgli che 'solo Gesù è l’incarnazione' di questa profezia. Così Aravindaksha Menon è divenuto cristiano e ora è predicatore laico nel movimento carismatico.

Il cardinale Telesphore Toppo, presidente della Conferenza episcopale indiana, ha raccontato la storia della conversione del suo villaggio natale, Chotanagpur, e del modo in cui centinaia di migliaia di tribali sono oggi cattolici, sacerdoti, religiose e religiosi”.

 

Ma sfogliando il sito del convegno mi sono imbattuto anche in un’altra storia, semi-sconosciuta, che dà l’idea di quanti gesti di amore eroico ci siano stati e ci siano a quelle longitudini, senza che noi ne sappiamo nulla. Leggi qui:

 

People like Bishop William Finnemann svd, a naturalized Filipino citizen, former auxiliary bishop of Manila and first Apostolic Prefect of Calapan, Mindoro, are modern examples of living the story of Jesus in their lives: As bishop of Calapan, Finnemann refused to let girls and women be abused by Japanese soldiers. He also refused converting Catholic schools and convents into brothels for the soldiers. Thus, he was imprisoned and finally thrown alive into the sea between Calapan and Batangas on October 26, 1942: “Along the way in the waters between Verde Island and Batangas the soldiers bound his hands and feet, tied his body on a huge rock and dropped him overboard into the depths of the sea.” He was 60 years old. Until today, the people of Mindoro honor Bishop Finneman’s living the story of Jesus and ultimately, giving up his life. Every year on October 26, they would sail out into the sea between Calapan and Batangas to offer prayers and flowers to their pastor who laid down his life upholding their dignity.

 

Who laid down his life upholding their dignity. Quando si dice un Buon Pastore.

 

GdC

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Commenti
#1   22 Ottobre 2006 - 22:11
 
Da Asianews :

"Un punto che non è stato ancora affrontato è il conflitto fra le religioni. Qui all’Amc tutti temono che l’Asia bruci in conflitti religiosi (India, Pakistan, Medio oriente, sud-est asiatico, ecc..) ma tutti si affrettano a dire che questi contrasti hanno motivazioni “solo politiche” e non hanno niente a che fare con le tradizioni spirituali. Un altro punto che manca è quello della critica, della “purificazione” delle religioni: si sottolinea molto e si suggerisce di “apprezzare” i valori vissuti dai membri delle altre religioni, ma si riflette ancora troppo poco su limiti, errori e storture."

La mia opinione è che viviamo un momento in cui troppa gente soffia sul fuoco e vuole dare credibilità alla teoria "Huntingtoniana" dello scontro di civiltà. Vi sono troppi interessi di potere (di qualsiasi tipo) che vogliono questo. E' un momento in cui si vogliono ridefinire equilibri geopolitici e sempre ci vanno di mezzo intere popolazioni innocenti : Iraq ed Afghanistan ne sono solo un esempio, anche se eclatante.
Così credo che si sia preferito puntare innanzitutto sul positivo che emerge dall'esperienza dei cattolici in Asia. L'altro giorno parlavo con un mio amico sacerdote indonesiano, come molti proveniente da famiglia mussulmana, il quale anche lui preferiva parlare della responsabilità e soprattutto della gioia che proviene dal testimoniare Gesù Cristo in Asia, continente mi diceva, formato soprattutto da giovani. Insomma da persone che hanno fame e sete di Cristo, anche se non lo sanno.

Yusuf
utente anonimo

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