martedì, 31 ottobre 2006

Halloween, thank you zio Sam

«Come è potuto accadere che una tradizione plurisecolare cristiana abbia potuto diventare l'attuale grottesca carnevalata in stile horror? Il fenomeno Halloween è tutto americano: quell'America dove giunsero milioni di emigrati irlandesi con la loro profonda devozione per i santi, un culto oltremodo fastidioso per la cultura dominante di derivazione puritana, che nella sua attuale versione secolarizzata ha deciso di scartare il senso cattolico di Ognissanti, trattenendo nella cosiddetta Halloween l'aspetto lugubre dell'aldilà, con i fantasmi, i morti che si levano dalle tombe, le anime perdute che tormentano uelli che in vita arrecarono loro danno: un aspetto che si tenta di esorcizzare con le maschere e gli scherzi.

Dagli schermi di Hollywood e dalle irrequiete città americane la brutta messinscena di Halloween è arrivata così da qualche anno nella vecchia Europa: non una forma di neopaganesimo, non un culto esoterico, ma solo una penosa parodia della religiosità cristiana autentica, a fini unicamente consumistici: vendere un po' di prodotti carnevaleschi in più, (il cosiddetto merchandising di Halloween) e spazi pubblicitari nei film dell'orrore mandati sulle reti televisive.

A tutto ciò si può e si deve contrapporre tutto il patrimonio di fede, cultura - e perché no? - di folklore della Chiesa: dalla liturgia alla preghiera di suffragio, dalle visite ai cimiteri ai dolci tradizionali (come "le ossa dei morti"): faremo riscoprire a noi e ai nostri figli assediati dalle immagini horror delle zucche e degli scheletri tutta la bellezza della nostra tradizione millenaria e della nostra Fede». (Paolo Gulisano, Il Timone)

GdC

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Commenti
#1   01 Novembre 2006 - 00:32
 
Non so perché ma sarei stato pronto a scommettere che uno dei due avrebbe pubblicato qualcosa sul tema. ;-)
Di solito vinco sempre le mie scommesse (scommetto poco, infatti, e solo secondo ragione) e, come volevasi dimostrare, non avrei fallito nemmeno stavolta.
Un anno fa scrissi un breve post nel quale rivendicavo decisamente la festa di Ognissanti e rigettavo Halloween perché diseducativa ed estranea alla nostra cultura.
Ebbene, non ho di sicuro cambiato idea. Una festività religiosa cristiana, per me, è una festività religiosa cristiana e non va trasformata in una buffonata.
Mi domando, però, perché a tanto, comprensibile zelo nel ripudiare Halloween non si accompagni uno sdegno altrettanto vigoroso nel rigettare quella gran porcheria sessista da pastori erranti nell'Asia che è l'imposizione del velo alle donne islamiche (qui da noi dico, parlo del velo d'importazione). Cioè, fatemi capire: quando lo sporco yankee ci porta in casa una zucca vuota diamo di matto e quando invece il beduino maschilista pretende di negare, in casa nostra, l'uguaglianza tra i sessi e la dignità della donna facciamo finta di niente? No, non mi pare proprio il caso. In fin dei conti su una zucca vuota col ghigno posso addirittura ridere, ma sulle donne occidentali insultate e molestate nei quartieri islamici in Olanda perché troppo "libere" proprio non ci riesco. Ho la risata abortita.

Bernardo
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#2   01 Novembre 2006 - 12:30
 
Bern, hai mai trovato un'immagine della Madonna senza velo?
GdC
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#3   01 Novembre 2006 - 15:17
 
Qualcuna sì, ma non è questo il punto. Il punto è che il pudore e la modestia sono virtù morali, e tali devono restare. Quando la legge impone le virtù morali la moralità stessa scade nel formalismo e finisce per assumere ben altri significati: in altre parole decade nel moralismo. Se poi tale moralismo ha anche contenuti di odiosa discriminazione s'impone impellente un problema di civiltà.
Nel caso del velo della Madonna io vi contemplo la virtù della Vergine Santa (virtù che sarebbe tale anche in assenza del velo medesimo), non di certo gli usi e i costumi maschilisti e patriarcali dei pastori mediorientali.
Il velo islamico non testimonia una libera scelta individuale (come quello delle monache) ma è frutto di un'ossessione sociale "negazionista" per il corpo femminile e di un'oggettiva discriminazione di stampo sessista.
Ecco perché il fatto che la Madonna indossasse il velo non rende quello islamico più compatibile coi nostri valori, anzi.
Ti giro la domanda: quando guardi un'immagine della Madonna velata la pensi Vergine e Madre del Salvatore, concepita senza peccato e assunta gloriosamente in Cielo in anima e corpo, oppure quel velo ti fa pensare al fatto che Lei, in quanto donna, è inferiore a te che sei maschio e che, quindi, puoi permetterti di andare in giro col crine al vento?
Ciò che davvero è incredibile è che io debba discutere di questo con degli occidentali mentre il re del Marocco (e non solo lui) è d'accordo con me.

Bernardo
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#4   01 Novembre 2006 - 16:36
 
Sempre di più mi convinco che avevano ragione i medievali quando dicevano "Meglio i saraceni che gli eretici".
I puritani protestanti hanno rigettato una delle festività più importanti della Chiesa come Ognissanti per insozzarla di riti pagani che spesso sfociano nel satanismo(http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=73082&H=halloween) ed ora , grazie a Dio senza successo, vogliono inquinare anche l'Europa. E' di queste cose che le popolazioni orientali hanno orrore, come giustamente denunciava il Papa. Secoli di islam non hanno mai causato fenomeni così massicci di apostasia tra i cristiani come le eresie. Forse proprio perchè l'islam ha voluto da subito distinguersi come religione diversa dal cristianesimo. E noi che facciamo ? Perdiamo il nostro tempo con idiozie riguardanti l'abbigliamento, incapaci di trattare questi argomenti in maniera laica e ragionevole.

Yusuf
utente anonimo

#5   01 Novembre 2006 - 16:49
 
Eppure di Hallowe'en qualcuno parla anche bene.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ClaudioLXXXI

#6   01 Novembre 2006 - 17:12
 
Beh ti credo : è indubbiamente un buon business
utente anonimo

#7   01 Novembre 2006 - 18:40
 
Claudio, sia ben chiaro, io non ho ossessioni riguardo ad Halloween o Hallowe'en che dir si voglia. Io non parlo a vanvera di eresie o di sterco del demonio (come fa, invece, lo schizofrenico avvezzo alla moltiplicazione delle personalità mediante nickname, il quale, obnubilato dal turbante che evidentemente gli calza un po' largo, straparla da invasato delirante di paganesimo e di apostasie). Verifico soltanto che tale "vigilia" rischia di cancellare il profondo significato spirituale della festa di Ognissanti.
E' corretto marcare la prossimità fra le vigiliae (così in certi monasteri si chiama ancora il Mattutino) e Hallowe'en, ma è bene ricordare che le prime sono un momento di profonda preghiera e hanno, appunto, un legame strutturale con l'evento al quale preludono (i certosini, per esempio, cantano le Lodi del giorno subito dopo Mattutino, ancora in piena notte). Ma che relazione spirituale c'è tra la macabra festa delle zucche illuminate e i Santi? Se Hallowe'en è un po' ciò che i festeggiamenti per Babbo Natale sono per il Natale e la festa della Befana è per l'Epifania del Signore, cosa c'entrano le vigiliae e il loro rapporto unitario e coerente con la celebrazione che segue? Il solo elemento che Hallowe'en conserva in comune con le vigiliae è, appunto, la mera collocazione temporale. Non si tratta di eresie, certo, ma di sovrapposizioni di significato, di deragliamenti consumistici nei quali il pittoresco della favola subentra fin troppo comodamente al sublime della Fede.

Bernardo
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#8   01 Novembre 2006 - 20:17
 
Credo forse sia troppo pretendere da chi scivola sempre più verso una silenziosa apostasia pur dichiarandosi cattolico (+ liberal , naturalmente , perchè per questi è insopportabile non mettere un aggettivo a completamento) l'accorgersi che anche Halloween è un cavallo di Troia di chi veramente vuole scardinare la Chiesa Cattolica come già ampiamente fa in America Latina. Naturalmente per il loro punto di vista è ben più pericolosa la questione del velo, dimostrando tra l'altro una inconscia sfiducia nella democrazia come strumento per affrontare questo genere di problemi. Da qui l'appoggio a chi vuole distruggerla ipocritamente con la scusa di volerla difendere. Ma sìì , vada anche per Halloween, in fondo è made in USA. Poveri irlandesi, ci avevano messo così tanto per purificare una pratica pagana.

Yusuf
utente anonimo

#9   01 Novembre 2006 - 20:46
 
Diceva l'anno scorso il vescovo di Prato, monsignor Gastone Simoni : "La festa di Halloween è uno sgarro all'identità cristiana e non ha niente a che vedere con la visione cristiana della vita". Aggiungendo subito dopo: "E' un culto laico che si rifa alle favole ed inoltre rappresenta un business delle mode del tempo". Simoni si era quindi riallacciato a quanto aveva affermato il suo collega di Pistoia, mons. Giordano Frosini : "La festa "delle zucche vuote", aveva messo in guardia Frosini attraverso il canale ufficiale della Sir, l'agenzia d'informazioni della Conferenza episcopale italiana, è una festa "neopagana, che MINA LA NOSTRA IDENTITA", "che fa dello spiritismo e del senso del macabro il suo centro ispiratore".

Yusuf
utente anonimo

#10   01 Novembre 2006 - 21:33
 
Mi permetto solo un'altra citazione di padre Gabriele Amorth :
"''Penso che la societa' italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l'uso della ragione e sia sempre piu' malata. Festeggiare la festa di Halloween e' rendere un osanna al diavolo. Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidi''...''la festa di Halloween e' una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco. L'astuzia del demonio sta proprio qui. Se ci fate caso tutto viene presentato sotto forma ludica, innocente. Anche il peccato non e' piu' peccato al mondo d'oggi. Ma tutto viene camuffato sotto forma di esigenza, liberta' o piacere personale. L'uomo - conclude - e' diventato il dio di se stesso, esattamente cio' che vuole il demonio''.
Ragazzi !.....Altro che velo deve destare la nostra primaria preoccupazione !!

Yusuf
utente anonimo

#11   01 Novembre 2006 - 21:40
 
Dico la mia, perchè come recita il proverbio piacentino "tucc i can tran la cua, tucc i cojon voen di la sua".
Cosa acchiappa di più, oggi, in Italia? Il velo, il patriarcato, le barbe, il Ramadan? O l'ombelico di fuori, l'unisex, il botulino, il brunch?
Dubbi sulla risposta, non ne vedo.
Quindi, qualunque provvedimento si voglia prendere al proposito (anche nessuno, come è il mio caso) suggerirei che si partisse da questa constatazione, per discutere, riflettere, dibattere ed eventualmente anche litigare.
E inizio buttando lì un'ideuzza.
Secondo me, noi italiani dovremmo cominciare a a pensare la nostra storia e la nostra "identità di ruolo", come dicono i sociologi, a partire da un fatto elementare, ma clamorosamente negato e "forcluso", per dirla con Lacan: il fatto che nella Seconda Guerra Mondiale l'Italia e GLI ITALIANI
utente anonimo

#12   01 Novembre 2006 - 21:45
 
[continua dall'intervento precedente]
GLI ITALIANI TUTTI, non solo i fascisti, sono stati sconfitti.
Le conseguenze della sconfitta sono tante, prima tra le quali per durata e profondità, la "identificazione con l'aggressore".
Se poi, come è capitato a noi per ragioni che credo anche di aver capito, e che a richeista comunicherò volentieri, riesci a rimuovere il fatto che hai perduto e ti credi un vincitore (se, in soldoni, scambi i tuoi vincitori per liberatori e alleati) a questa conseguenza si somma una overdose di falsa coscienza necessaria, che offusca e avvelena politica, cultura, e anche vita quotidiana, perchè no.
Cordialmente. Roberto Buffagni
utente anonimo

#13   02 Novembre 2006 - 00:59
 
Caro Buffagni, tralasciando il suo nazionalismo e il suo antiamericanismo sui quali abbiamo già avuto modo di confrontarci, non capisco proprio perché mette sullo stesso piano rispetto alla legge il velo islamico e l'ombelico di fuori.
Non sarò certamente io a smentire il fatto che la sovraesposizione del corpo femminile neghi la sua dignità tanto quanto la beduinica copertura multistrato ma, abbia pazienza, il problema è ben diverso: accettare il velo islamico significa ammettere una discriminazione sessista dichiarata e argomentata, laddove non vietare l'ombelico di fuori vuol dire solo riconoscere che tale questione è di natura culturale e non giuridica. La differenza sostanziale sta nel fatto che mentre la cultura che impone il velo lo fa dichiarando apertamente la donna inferiore all'uomo, la cultura consumistica del corpo femminile almeno formalmente se ne astiene e si presenta come oggetto di una libera scelta individuale, reversibile in ogni momento, non limitante rispetto alle libertà fondamentali e priva di formalizzati contenuti discriminatori. In altre parole essa nega la dignità del corpo femminile su un piano diverso, che non appartiene alla sfera della legge. La battaglia contro la subcultura del "senza velo" non può quindi essere giuridica ma culturale e tuttavia sarà ben difficile portarla avanti con coerenza mentre si ammettono forme di discriminazione sessista conclamata come quella che ha nel velo islamico uno dei suoi simboli più odiosi.
Tuttavia chi è antiamericano nel midollo (perché ha perso la guerra?) oggi riesce a vedere nell'Islam solo un ostacolo posto tra il mondo e il dilagare irrefrenabile della vituperata cultura yankee. Senza ma e senza se.

Bernardo
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#14   02 Novembre 2006 - 01:42
 
"si presenta come oggetto di una libera scelta individuale, reversibile in ogni momento, non limitante rispetto alle libertà fondamentali e priva di formalizzati contenuti discriminatori"... ne sei sicuro? Pensaci bene. Oppure, Bernardo, facciamo una battaglia anche per eliminare ogni traccia del matroneo dalle sinagoghe. Di più, eliminiamo il testo originale del Decalogo, solo al maschile. E il minian? Una cerimonia completa non può avere luogo senza un minian: un gruppo di maschi adulti con un quorum di dieci. Si usa dire che Dio si arrabbia se, visitando una sinagoga, non vi trova un minian. Tre simboli odiosissimi di discriminazione sessista, giusto? Stefano
utente anonimo

#15   02 Novembre 2006 - 02:17
 
Fantastico, abbiamo scoperto che cosa minaccia la democrazia : il velo ! Non il fatto che per difendere la democrazia si sia disposti a qualsiasi limitazione della libertà personale, alla offesa della dignità della persona, alla guerra , allo sterminio di interi popoli (650000 morti vanno bene se questo può sconfiggere lo spauracchio del velo). E' il velo il vero problema del futuro. Se una donna vorrà mettersi il velo per affermare la propria identità culturale , per distinguersi e magari non è neanche religiosa non le sarà consentito , in quanto istigatrice all'odio e fiancheggiatrice del terrorismo. Poi si comincerà a negare altre cose , che ne so, il turbante dei sikh, i calzoni alla zuava degli altoatesini, però ci si potrà vestire da zombi ad Halloween, ci mancherebbe. Consiglio ai velofobi difensori dell'occidente laico democratico e ragionevole di fermare ogni persona per strada in abbigliamento sospetto e chiedere il significato simbolico, religioso e culturale di ciascuno dei suoi capi di vestiario e rivoltarlo come un calzino (si controlleranno anche quelli : anzi la calza se sarà simbolo della befana sarà vietata in quanto discriminante sessista). Diamine, bisogna pur difenderla questa civiltà democratica occidentale !
Consiglio anzi per evitare confusioni una bella divisa, laica, occidentale, omosex, imposta per legge a tutti, con una scritta , che ne so, tipo "Non la posso buttar via, è per la democrazia".
Non saranno questi bedù a vestirci come vogliono loro : le scarpe ce le possiamo fare benissimo tra di noi senza il loro intervento.

Yusuf
utente anonimo

#16   02 Novembre 2006 - 05:44
 
Io mi rendo conto che l'antisemitismo è indispensabile alla sopravvivenza di un clericofascista (altimenti bagaglio antropomorfo di nessuna utilità) ma, suvvia, non esageriamo. Fra tanti divieti, l'unico davvero irrinunciabile sarebbe quello che dovrebbero imporre a lei, caro Norman "Yusuf" Bates: divieto assoluto di utilizzare i pc del manicomio (per fortuna gli esemplari di cattolico sovraeccitato e sparaminchiate come lei sono sempre più rari). :-D
Mi auguro che "Stefano" non sia solo l'ennesimo alter ego dello scalmanato Norman "Yusuf" Bates che usa postare con mille nick diversi per illudersi di non essere solo come un cane, ma tant'è, la mamma è sempre la mamma. :-)
Che nell'ebraismo e per certi versi nel cristianesimo vi siano elementi che rimandano alle radici mediorientali di suddette religioni, e quindi alla società patriarcale, è evidente. Altrettanto evidente è che, nel corso dei secoli, entrambe queste religioni si sono affrancate da tale retaggio del tutto inessenziale per la loro spiritualità. Certi usi ebraici sono ormai solo tradizionali, rituali, in nessuna comunità ebraica d'Occidente la donna è considerata inferiore all'uomo e la società patriarcale è di fatto scomparsa da un pezzo. Per la democrazia e lo stato di diritto questo solo conta: gli usi liturgici tradizionali delle sinagoghe sono ininfluenti (come lo sarebbe il velo islamico se non rimandasse a un'oggettiva pratica di discriminazione quotidiana). Quanto al Decalogo, per quanto riguarda i cristiani è stato riformulato da Gesù stesso nei ben noti due comandamenti, altrimenti, stando alla lettera, non ci spiegheremmo perché la Chiesa Cattolica prescriva il sacramento della riconciliazione anche alle donne.
Ricordo che la Scrittura è ispirata e non dettata da Dio: imparare a interpretarla al netto degli elementi contingenti ci eviterebbe di fare qualche altra figura barbina condannando il Galileo di turno per poi sentircelo rinfacciare nel corso dei prossimi cinque secoli.
Infine: "si presenta come oggetto di una libera scelta individuale, reversibile in ogni momento, non limitante rispetto alle libertà fondamentali e priva di formalizzati contenuti discriminatori"... ne sei sicuro? Pensaci bene.

Sicurissimo, credimi, come del fatto che fra Blondette e Platinette c'è solo una sfumatura di colore. :-D

Bernardo
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#17   02 Novembre 2006 - 08:20
 
Commento telegrafico a Bernardo.
Non sono antiamericano per partito preso. Ho vissuto e lavorato a lungo negli Usa, ho tradotto e introdotto nel teatro italiano Mamet e Shepard, sono andato molto vicino a sposare un'americana, e parlo e scrivo l'inglese molto bene. Come diceva un liberale che dovrebbe starle simpatico (Croce), ritengo che i Paesi Alleati che vinsero la guerra avrebbero dovuto essere considerati come "animali feroci", perchè tra gli Stati non c'è pretore, e quando perdi, perdi, anche se il vincitore è il meno peggio e anche se si presenta come liberatore. (Secondo me, gli americani ci hanno liberato soprattutto da noi stessi: dal diritto e dal dovere, insomma dalla responsabilità di decidere chi siamo e che cosa dobbiamo fare).
Sarei antirusso, antipakistano, antimaltese, se il nostro rapporto con quei paesi fosse identico al rapporto che abbiamo stabilito con gli Usa (in realtà, sarebbe meno facile, perchè gli Usa hanno una peculiarissima cultura ideocratica, e si pensano come patria universale della libertà, e al confine sostituiscono una frontiera che si sposta in avanti come l'orizzonte per il viaggiatore: di recente, hanno addirittura affermato ufficialmente il loro diritto all'universale appropriazione dello spazio siderale, posizione che mi sembra clinicamente folle).
Non ce l'ho con gli americani perchè hanno vinto la guerra: buon per loro.
Ce l'ho con gli italiani perchè fingono di credere di averla vinta anche loro, il che ci provoca una grave distorsione della prospettiva storica, culturale e politica.
I fascisti commisero l'imperdonabile colpa storica di identificare la patria e una posizione politica (la loro), quando la patria è patria DI TUTTI, e l'antifascismo ne approfittò per commmettere la colpa simmetrica, affibbiando colpa e sconfitta ai soli fascisti, presentati come una minoranza di briganti.
Sono nazionalista? Io preferisco dire patriota, perchè non ho simpatia per il colonialismo e per le avventure militari, ma non stiamo a litigare per le sfumature.
Quanto alla faccenda del velo e della legge, a me la legge interessa fin lì. Non ritengo che si possa o si debba rifare l'umanità a forza di leggi. E' questo uno dei motivi per cui non amo l'idea di imporre la cabina elettorale con la forza delle armi, questa specie di iperkantismo nucleare.
Cordialmente, RB
utente anonimo

#18   02 Novembre 2006 - 12:09
 
Ancora esiste gente che si ostina ad accomunare il sionismo talmudico all'ebraismo dei tempi di Gesù Cristo . "La democrazia e lo stato di diritto" , già. E' questo il problema dello stato di Israele : (http://www.tsd.unifi.it/juragentium/it/index.htm?surveys/palestin/cook.htm).
(http://www.effedieffe.com/rx.php?id=1262%20&chiave=savino).
Quindi con buona pace dei catto-liberal solo con il cristianesimo (ma restando all'interno della Chiesa Cattolica o sennò si finisce con avere un presidente missionario) si evita di avere uno stato teocratico.
Si chiami Saudi Arabia, Israele o USA.

Yusuf
utente anonimo

#19   02 Novembre 2006 - 12:27
 
Guardi, Buffagni, che su molte delle cose che ha scritto io sono d'accordo. Ho sempre criticato tanto il mito della liberazione quanto quello della resistenza per il semplice motivo che la storia non la fanno i miti ma gli avvenimenti e la nobiltà del gesto - se c'è - non necessita di cantori (soprattutto in epoca post-omerica). Abbiamo di sicuro una lettura diversa di certi avvenimenti, nel senso che lei vorrebbe tornare indietro al nazionalismo di De Gaulle mentre io vorrei andare avanti all'occidente "globale" di Sarkozy (per fare l'esempio francese del quale abbiamo già discusso), ma su molte altre cose non siamo affatto distanti.
Anche sull'esportazione della democrazia ho sempre detto che prima di indire le elezioni bisogna costruire gli elettori perché altrimenti ci si ritrova con Hamas al governo (un concetto analogo a quello che sostengo quando critico gli apostoli sconsiderati del dialogo con l'Islam: dialogo tra chi? su cosa? l'uso improprio dei termini, come lei stesso ricordava parlando dell'operazione che ha trasformato la sconfitta italiana nella seconda guerra mondiale nella vittoria contro il nazifascismo, porta molti a parlare di dialogo mentre pensano in realtà solo a una disponibilità unilaterale). Ho approvato la scelta della guerra agli stati che appoggiano il terrorismo fondamentalista come l'Afghanistan ma ho anche sempre sostenuto che, una volta caduti i talebani, bisognava rimettere sul trono il re, riconoscendo la necessità di una lunga transizione culturale verso la democrazia. Non contento, criticai l'intervento in Iraq perché geopoliticamente incoerente con gli obiettivi della guerra al terrorismo e sostenni, invece, il rischieramento delle truppe della coalizione in Africa, tra Sudan e Somalia, per impedire il ripiegamento di un'Al Quaeda cacciata dall'Afghanistan e dal nord del Pakistan. I fatti oggi mi stanno dando ragione.
Detto questo, a chiarimento delle mie idee in proposito, penso che la faccenda del velo sia ben altra cosa. Primo: non può essere paragonata, metodologicamente parlando, alla questione che abbiamo definito dell'ombelico di fuori; secondo: a differenza dell'imposizione coatta della democrazia nell'ambito di società impreparate ad accoglierla, qui siamo di fronte al fenomeno contrario, ovvero all'accettazione supina da parte di una democrazia consolidata di un corpo estraneo rappresentato da gruppi che praticano e predicano la discriminazione sessista. Io dico soltanto che dovrebbe valere per gli islamici in Italia quello che vale per la Turchia in Europa: si entra soltanto previa accettazione convinta e piena dei grandi valori di uguaglianza, libertà e democrazia che fondano la nostra civiltà. Fossi stato io il ministro dell'Interno, quando l'UCOII si è rifiutata di firmare il protocollo della Consulta avrei immediatamente sciolto per decreto la suddetta associazione e, quindi, avrei inviato i carabinieri a chiudere tutte le moschee dell'UCOII, ordinando l'espulsione immediata degli imam affiliati e la schedatura degli aderenti. Ma, come lei ben sa, qui siamo in Italia e più che un ministro dell'Interno abbiamo un ministro inerme.

Bernardo
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#20   02 Novembre 2006 - 12:52
 
"Certi usi ebraici sono ormai solo tradizionali, rituali, in nessuna comunità ebraica d'Occidente la donna è considerata inferiore all'uomo e la società patriarcale è di fatto scomparsa da un pezzo". Come no, l'hai mai visto Kadosh di Amos Gitai? Avrei scelto altri esempi, ma dato che per te Israele è occidente, e ti piacciono tanto i film... Poche chiacchiere, Bernardo. Saluti da Masada. Stefano (e non Yusuf)
utente anonimo

#21   02 Novembre 2006 - 14:25
 
Caro Stefano e non Yusuf (ma figuriamoci!) :-D, i film mi piacciono al cinema e in quanto cinema.
Preso da foga irrazionale ti sei dimenticato (spero solo dimenticato) di leggere bene quanto ho scritto: se sto parlando del velo in Europa e nella fattispecie in Italia, il parallelo ha senso con le usanze delle comunità ebraiche in Europa e soprattutto in Italia (quello che penso io di Israele qui non c'entra una benemerita ceppa). Non mi pare di aver avanzato proposte per l'abolizione del velo in Iran (di nuovo quello che penso io del velo in Iran c'entra come sopra).
Ma la tua irrazionalità (evidentemente l'islamolatria, rendendoti prossimo agli standard culturali dei pastori erranti dell'Asia, ti porta a scartare da un livello argomentativo all'altro, accumulando fatti su fatti senza alcuna preoccupazione per il rigore logico di quello che scrivi e per i nessi causali tra le tue obiezioni e le mie risposte) ti impedisce di prendere coscienza delle sciocchezze sgrammaticate che scrivi. Sciocchezze che, pur essendo tu Stefano-e-non-Yusuf ricordano tanto uno Stefano-Yusuf. Ipotetico, of course. E a volte - pensa un po' - anche il grande drug king Blondette. Quale onore, eh? :-)

Bernardo
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#22   02 Novembre 2006 - 14:44
 
Perfetto pragmatismo americano in salsa sovietica, lucido e spietato ed anche stupido, visto come sta andando soprattutto in Iraq , ma anche in Afghanistan. Ricorda quello che diceva Cavour "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani". Il popolo non conta, il suo passato bisogna cancellarlo per poterlo dominare. In ogni caso è necessario considerare il popolo una massa informe spersonalizzata da by-passare , non chiedergli mai il parere (talebani, presidente o re non importa), o farlo solo dopo averlo bene istruito.
Interessante il tema di questo blog , la "festa" di Halloween , anche se l'ansia di difendere i gringos lo ha messo in secondo piano. Perchè è uno dei tanti esempi significativi di come questo "fare gli italiani" (o gli elettori, sicuro) sia per certa gente "il sale" della moderna democrazia occidentale.
Diceva Gramsci (ma sembra la frase di un padre della Chiesa) che un popolo senza memoria non è nulla.
Questo si vuole fare, è questo il progetto del futuro : democrazia per asporto, sì certamente , ma con previo lavaggio mentale. In Cina ci sono al riguardo ottimi campi di rieducazione. Questi orientali....ci copiano sempre in tutto accidenti !

Yusuf
utente anonimo

#23   02 Novembre 2006 - 21:56
 
Cerco di esser chiaro.
Quel che non mi va della politica e della cultura americana, e della globalizzazione che di quella cultura è un'arma ideologica, non è l'uso della potenza.
L'uso della potenza non mi scalda il cuore: non sono un patito di Nietzsche. Però, come dire: mi sembra cosa normale. Chi ha la potenza la usa, e la abusa. E' sempre andata così, e quando non va così si chiama in causa, a ragione, l'intervento della grazia di Dio.
Non mi va, invece, la pretesa, che trovo gravemente patologica, di parlare e giudicare dal punto di vista di un assoluto: la democrazia, la libertà, il cristianesimo, l'occidente, la dignità dell'individuo, Topolino, e chi più ne ha più ne metta.
In soldoni: ok, ragazzi, siete più forti, grazie a tanti meriti che vi riconosciamo: ma non pretendete di erigervi a legislatori dell'universo, nè a metro campione antropologico.
L'idea di rifare daccapo gli elettori per far funzionare la democrazia mi ripugna dal profondo del cuore: è ingenua, crudele e sballata come le peggiori fantasie di onnipotenza di un ragazzino viziato.
Tra nemici ci si può ammazzare senza perdere il rispetto reciproco: ma se uno viene a casa mia e mi vuole convertire a forza alla sua forma di esistenza (che oltretutto è parecchio fasulla) non solo gli sparo, come fanno giustamente i talebani e gli irakeni, ma perdo ogni rispetto per lui, perchè il rispetto si ottiene solo se si è pronti a darlo.
Se gli islamici ci attaccassero sul serio, non avrei niente in contrario a spedirli al Creatore.
Convertirli a forza all'ombelico di fuori o ad Alexis de Tocqueville (tradotto in farsi da Rafsanjani, ho letto) no.
Per quella gente, in questo fortunata, esiste ancora qualcosa che si può, timidamente, chiamare "onore"; e niente è più disonorante che rinnegare quanto abbiamo di più caro sotto minaccia di morte.
Così, che posso dire? Dell'islam so poco o niente; con un talebano non riuscirei a imbastire una conversazione decente; ma quando leggo che quegli omoni barbuti, in camicia da notte e ciabatte, col loro vecchio fucile in mano, attaccano gli armatissimi soldati che sono stati inviati a redimerli dalla loro miseria e dalla loro arretratezza, e non hanno paura di morire: bè, il mio cuore vola al loro fianco, e la faccia mi avvampa di vergogna, perchè fra quegli armatissimi soldati ci sono anche i nostri, e vestono un'uniforme che ho vestito anch'io.
E per finirla, ne dirò un'altra, grossa.
Tutte le nostre ragioni, in questa guera indecente, sono ripugnanti sofismi, grottesche ipocrisie.
Io non lo so come la pensa Gesù Cristo: so però bene, benissimo come la penserebbe Giovanna d'Arco; e sono pronto a scommettere tutto quello che ho che mai e poi mai guiderebbe all'attacco le nostre schiere.
Prego insomma, ogni tanto, che in questa immonda faccenda non si coinvolga e sporchi troppo un nome che mi è caro, "cristianesimo", o "cattolicesimo", o anche soltanto "religione."
I comunisti hanno storpiato per sempre la parola "uguaglianza". Adesso i globalizzatori riservano il medesimo trattamento alla parola "libertà".
La "fraternità" sta aspettando il suo turno per lo stupro di massa.
Almeno il vangelo lasciamolo in pace. Non chiedo di più.
Cordialmente RB
utente anonimo

#24   03 Novembre 2006 - 00:06
 
Belle parole, caro Buffagni, purtroppo, però, solo parole.
Non ha onore un branco di fanatici deliquenti che ha fatto a pezzi a cannonate i secolari Buddha di Bamiyan solo perché simboli religiosi non islamici, non hanno onore gli attentatori dell'11 settembre, non hanno onore gli anglopakistani di seconda generazione che dopo aver banchettato nel ricco piatto dell'odiata democrazia britannica preparavano attentati devastanti, non ha onore l'imam di Segrate che dichiara la donna inferiore all'uomo auspicando la rapida conversione dell'Italia e dell'Europa all'Islam, non hanno onore gli ayatollah che ordinano la lapidazione delle ragazzine stuprate, non ha onore lo sceicco Tay El-Din Hamid Hilaly che predica la legittimità dello stupro in presenza di donne non velate, non hanno onore gli assassini di Belsan, non ha onore il tagliatore di teste Al Zarqawi, non ha onore una cultura che pretende di conclucare la libertà di espressione e di pensiero, che ammazza anziane suore inermi per vendicarsi di una dotta lectio magistralis del Papa, che sgozza registi colpevoli di aver criticato con un film la discriminazione sessista, che emette sentenze di morte contro chiunque osi rigettare l'idea bislacca che esista una "zona franca" preventivamente sottratta a ogni critica rappresentata dall'Islam, non hanno onore i musulmani immigrati che prendono a sassate le donne olandesi perché "scosciate", non hanno onore quelli che ci chiamano "infedeli", "cani", "scimmie", "maiali", "dhimmi" (tutta roba che è nel Corano e che riguarda noi cristiani e gli ebrei), alla faccia del rispetto reciproco!
Ma quale favola si sta raccontando, Buffagni? Gli islamici integralisti non hanno onore, odiano l'occidente e gli occidentali, aspirano a convertirlo con ogni mezzo (le loro bombe più potenti si chiamano crescita demografica e immigrazione), vogliono cancellare libertà e democrazia, uguaglianza fra i sessi e laicità delle istituzioni, sono stati alleati dei nazisti prima e dei comunisti sovietici poi. E tale aggressività li ha caratterizzati da sempre, fin dai tempi dell'invasione araba della Spagna e della Francia meridionale e poi dei Balcani da parte dei Turchi. Si faccia un favore: legga il "programma" dei Fratelli Musulmani e poi mi racconti cosa ne pensa.
L'attacco all'Occidente lo hanno sferrato loro, con gli attentati dell'11 settembre, altro che aggrediti! Lei li chiama patrioti, io li chiamo recaille. Se c'è qualcosa di davvero indecente, mi creda, sono gli occidentali che in tutto questo giocano a fare gli schizzinosi equidistanti.

Bernardo
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#25   03 Novembre 2006 - 01:26
 
Completamento al commento precedente.
L'arma di sterminio di massa degli islamici finalmente l'abbiamo scoperta. Si chiama donna incinta, magari è pure velata e così non la localizziamo nemmeno con l'autovelox. L'altra, terribile , si chiama carretta del mare. Cambierà quindi l'imputazione per gli scafisti : non più organizzazione criminale dedita al traffico di esseri umani, ma al traffico di armi proibite vietate dalle convenzioni internazionali.
Non è invece una scoperta il fatto che gli uomini d'onore esistono solo in occidente. Ne abbiamo anche troppi a dire il vero ed in alcune zone come ultimamente a Napoli sono un po' troppo esuberanti.
In America addirittura gli danno le medaglie d'oro, come a Paul Tibbets, famoso eroe della seconda guerra mondiale che coraggiosamente polverizzo una intera città e la sua opera fu duratura, tanto che ancora oggi muoiono persone a causa delle radiazioni. Ma è meglio non cominciare il discorso sennò qualche liberal che è pure catto ritornerebbe sul discorso che la colpa è tutta dei giapponesi che hanno incominciato la guerra e che volevano la resa senza condizioni e che ...insomma non erano mica occidentali a quel tempo : come si poteva pretendere di insegnarli a diventare dei bravi elettori se prima non si facevano fuori ?
Ma di uomini d'onore in occidente ne abbiamo tantissimi. Basti pensare a quei bravi politici come Bush e Blair che per non disonorare il proprio paese e se stessi continuano a vedere le armi di distruzione di massa che assicurano di avere visto. Il catto-liberal ha magistralmente fornito la spiegazione. Al numero 10 di downing street a Londra e davanti alla Casa Bianca stazionavano torme di donne incinte velate irachene.
E' un piacere leggere i suoi interventi caro amico. Forniscono tantissimi spunti per saper leggere gli avvenimenti quotidiani. Lei ci è guida e maestro e sta diventando strumento assolutamente indispensabile per orientare la politica non dico internazionale, non dico italiana, non dico regionale, ma del suo condominio.
P.S. : una domanda, lei abita in una casetta di campagna da solo, vero ?

Yusuf
utente anonimo

#26   03 Novembre 2006 - 09:43
 
Caro Bernardo, va bè.
La pensi e la dica un po' come vuole. Per discutere bisogna avere persuasioni in comune che non abbiamo, e quindi la smetto. Mi permetto solo una precisazione: io non sono equidistante.
Io sono proprio convinto che tra irakeni, o afghani, che si difendono, e americani, britannici e clienti vari che attaccano, hanno ragione irakeni e afghani, e torto gli altri. Questo non significa che irakeni e afghani siano buoni, e gli altri cattivi: esistono cause giuste, ma non esistono eserciti della Giustizia. Significa solo che chi difende la sua patria e il suo modo di vivere da una aggressione ingiusta ha ragione di difendersi come può, punto e basta. Siccome poi questa gente, così diversa da me, si difende contro soldati che sono nati dove sono nato anch'io, dargli ragione mi costa e mi dispiace. Ma le cose stanno, a mio avviso, così. E per dirla proprio tutta, sono anche persuaso che in fondo in fondo, sotto tutte le giustificazioni e i ragionamenti e i paroloni che motivano queste aggressioni, ci sia un solo autentico e solido motivo: che questa gente, che lei e tanti che condividono la sua opinione disprezzate, vi dà l'impressione di essere una accozzaglia di straccioni, untermenschen con i quali non credete e non desiderate avere niente in comune.
Cordialmente, RB
utente anonimo

#27   03 Novembre 2006 - 12:16
 
Prendersela con gli americani perchè in Italia sta prendendo piede la moda di Halloween è ridicolo. La responsabilità soggettiva ovviamente va a farsi benedire, come al solito. La festa di Halloween in America è presente da qualche secolo. Nel 2000 arriva in Italia e la colpa è degli americani? Ma non sarà invece colpa di chi in questo dannato paese ha perso completamente la trebisonda? Dove un cardinale - appunto - anzichè dire "abbiamo bisogno di testimoni cristiani", dice: " meglio essere cristiani e non dirlo?". La verità è che questo paese ha ormai molto poco di cristiano e di certo non per colpa degli americani.
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#28   03 Novembre 2006 - 12:39
 
No, caro Roberto, abbia pazienza ma non mi faccio psicanalizzare. Non mi pare corretto da parte sua gettare il fango di una banalissima spocchia snob sulle mie motivazioni. Il confronto, se ci dev'essere, deve stare alle ragioni che dichiaro, con sincerità, raziocinio e assoluta precisione. Dire: "eh, ma sotto sotto lo so io cosa pensa davvero...", non mi sembra elegante e, non si offenda, anche un po' in stile leninista.
Detto ciò, prendo atto che lei continua a ignorare i miei argomenti ribadendo semplicemente una versione della questione che nega la realtà oggettiva: l'aggressione l'ha subita l'Occidente, quelli che difendono la loro sicurezza e lo stile di vita che hanno scelto sono gli occidentali, non i suoi pseudopatrioti da pigiama party della transumanza.
Comunque non voglio insistere: la lascio all'invenzione degli aggrediti e ad applaudire gli uomini d'onore che la chiamano "creatura satanica", "scimmia", "maiale", "cane" e con analoghi titoli cavallereschi. Se questo la sollazza, non sarò certo io a negarle il diritto al godimento. Non si dispiaccia, però, se mi dispenso dal farle compagnia.

Bernardo
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#29   03 Novembre 2006 - 15:07
 
Il genocidio in atto in Iraq è un po' il simbolo di come si muove ed agisce il potere che si definisce "occidentale". Molto simile e non a caso a come si muovono i radicali di Pannella. Si parte da un sentirsi aggrediti, da una supposta violazione di qualche diritto civile o internazionale e si creano contemporaneamente delle occasioni (casi limite, operazioni false flag, embarghi, od altro) che inducono la politica nazionale od internazionale a reagire o apromulgare leggi ad hoc. Se, come nel caso dell'Iraq , l'intento è creare una emergenza permanente, la colpa non sarà mai attribuita ai veri responsabili (in questo caso usa, israele e gran bretagna) perchè basta sfruttare le condizioni interne valutate prima che si giudicava essere l'ideale per scatenare una guerra civile, magari fornendo qualche aiuto più o meno discreto, come il collaborare a formare squadroni della morte.
L'importante è sempre e comunque confondere , manipolare, terrorizzare , censurare , formare la gente, farla sentire sotto assedio. Una fase come quella delle eventuali elezioni , concordo con il cattoliberal anche se con intenzioni diametralmente opposte in quanto rimango fedele a Santa Romana Chiesa non solo formalmente, è successiva, quando il terreno è preparato. Prima si distrugge fisicamente ma soprattutto culturalmente , poi si riedifica. Per le peggiori dittature questa è la normale routine. Halloween in questo senso rientra appieno in questo piano. Sradicare la gente dalla propria memoria. E' questo e non tanto il business l'obbiettivo principale.

Yusuf
utente anonimo

#30   03 Novembre 2006 - 20:54
 
Notizia dalle Filippine : http://www.asianews.it/view.php?l=it&art=7652
L'attacco alla Chiesa Cattolica non si fa solo con Halloween. Ma i mandanti sono sempre gli stessi.

Yusuf
utente anonimo

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