Luigi,
qualcuno tempo fa chiedeva: ma quali possono mai essere i temi su cui è possibile dialogare con l’Islam? Mentre l’altro giorno BernHard mi rimproverava, su tutt’altro tema, di buttare via i bambini con l’acqua zozza.
Bene, prendo spunto dai due rilievi e ti allego alcune righe sulla posizione dell’Islam nei confronti dell’eutanasia. Righe scritte da un coltissimo sufo-massone, Gabriele Mandel Kahn, la cui parabola cinquantennale va grosso modo da Jean Cocteau a Franco Battiato: estremi a cui si addice quanto diceva Longanesi a proposito della Baviera omo-nazi degli anni ‘30, "a Monaco di Baviera, mutande di lamiera". Solo che qui, anche noi, buttiamo via l’acqua sporca e teniamo il bambino. Anzi buttiamo via il bambino e teniamo un po’ di acqua pulita.
GdC
«Ritardare la morte? Anticipare la morte? Le sofferenze giustificano il suicidio o l’eutanasia? La religione islamica (come le altre religioni monoteiste) risponde NO. Perché la religione ha un concetto della morte e della sofferenza che non è quello del materialista.
Atteso che la scienza non è una religione, in generale dobbiamo ammettere che nella scienza non v’è una cultura della morte. Se ne è perduto il senso escatologico. Inoltre, nel mondo attuale - non parlo del mondo scientifico, naturalmente –, al libero arbitrio (per noi sufi dono divino) si è sostituita l’arbitrarietà. Il desiderio dei beni materiali ha sovvertito l’etica che dovrebbe essere la scorta di ogni azione umana: essa chiede che ognuno agisca in perfetta armonia con la propria coscienza, purché abbia consapevolezza esatta di ciò che noi siamo...
Nel Corano leggiamo anche (3ª145): Ognuno muore, nel momento fissato, col permesso di Dio. E ancora (3ª156): E’ Dio che dà la vita e la morte (concetto sul quale il Corano insiste a lungo, 7ª158, et passim). Infine ogni buon musulmano recita il versetto 6ª162: Di': "Certo la mia preghiera, i miei atti di devozione, la mia vita e la mia morte sono di Dio, Signore dei mondi".
Per l'Islam infatti due sono i peccati che non trovano il perdono di Dio: l'idolatria e il suicidio consapevolmente voluto (ossia non determinato da una devianza psichica che impedisca il corretto ragionamento e la piena consapevolezza). L'idolatria può trovare remissione se il peccatore si pente e torna sinceramente pentito a Dio. Quanto al suicidio il Corano è rigoroso (ad esempio in 56ª60: La morte di ognuno di voi l’abbiamo predeterminata Noi, e Noi non dobbiamo essere anticipati); il suicidio non è remissibile, salvo che la morte non sia immediata e il suicida in tal caso abbia il tempo di pentirsi sinceramente. Dio sa!
...Alcuni versetti del Corano, fra i molti che parlano della Morte:
Dio dà la vita e la morte (3ª156.)
Ogni anima sperimenterà la morte (3ª185; 21ª35 29ª57.)
Di': "Certo la mia preghiera, i miei atti di devozione, la mia vita e la mia morte sono di Dio, Signore dei mondi" (6ª162.)
"Egli dà la vita, Egli dà la morte" (7ª158, et passim.)
Ma se avremo ben operato, dopo la morte Dio ci dirà: "Entrate nel Paradiso. Vi sarete al riparo da ogni timore, e non sarete afflitti" (7ª49), beninteso tenendo presente anche che - lo leggiamo nel Versetto coranico 2ª25-26 - il Paradiso lì descritto non è un luogo reale, bensì una parabola: il vero Paradiso consiste nel ritorno in Dio (Corano, 9ª72). Comunque il Corano dice, in 4ª40: "Certo, Dio non lede, fosse solo per il peso di una nugella. Se vi è una buona azione, la moltiplica e accorda da parte Sua una grande ricompensa".
E in definitiva "solo Dio è Colui che sa". ÂlSalâm âleikum, wa ramatÂllâh wa barakatu».
Il testo completo è qui.